Data odierna 23-09-2017

Nulla di fatto nella prima votazione per l’elezione del presidente della Repubblica: Franco Marini non è arrivato al quorum di due terzi necessario, fermandosi poco oltre la maggioranza assoluta....

Quirinale, Marini flop ma non si ritira Renzi va da Bersani. Pd: scheda bianca

Nulla di fatto nella prima votazione per l’elezione del presidente della Repubblica: Franco Marini non è arrivato al quorum di due terzi necessario, fermandosi poco oltre la maggioranza assoluta. Franchi tiratori dal Pd e probabilmente anche dal Pdl e da Scelta Civica. Un risultato che cambia le carte in tavola già da oggi pomeriggio, spingendo i partiti a puntare sulla scheda bianca alla seconda votazione, e che ha acuito la spaccatura nel Pd. Ma è proprio da Matteo Renzi, che ieri ha dichiarato apertamente la sua contrarietà all’accordo trovato da Bersani e Berlusconi, che arrivano segnali di un possibile ricucitura. Il sindaco di Firenze sarà questa sera a Roma per incontrare il segretario e arrivare a una soluzione condivisa.

I risultati della prima votazione. Di fatto Marini ha totalizzato nella prima votazione 521 voti, circa 230 in meno rispetto a quelli preventivati. Segno che non solo Sel e renziani hanno puntato su altri candidati come annunciato (i primi hanno votato per Rodotà, i secondi per Chiamparino), ma anche molti altri esponenti del centrodestra e di Scelta Civica, nonché diversi delegati regionali, hanno scelto di non approvare l’intesa fra Pd e Pdl.

Rodotà al secondo posto. Come previsto Stefano Rodotà si è piazzato secondo con 240 voti. A favore della sua candidatura si è mobilitata parte dell’opinione pubblica. La base del Pd ha organizzato una protesta in piazza Montecitorio con un sit-in “contro Marini e il patto con il Pdl”, creando un gruppo su Facebook che ha già raccolto più di 5 mila adesioni. Nel corso della manifestazione alcuni attivisti hanno bruciato le tessere del partito.

Pd e Pdl: scheda bianca alla seconda votazione. Gli uffici di presidenza dei gruppi parlamentari di Pd e Pdl hanno deciso di votare scheda bianca alla seconda votazione, cominciata alle 15.30.

Riprendono quota le ipotesi Prodi e Finocchiaro. Andato a vuoto il primo tentativo con Franco Marini, Pd e Pdl ragionano sulle prossime mosse. La rosa di nomi oggetto delle trattative tra i vertici dei due partiti inizia a sfoltirsi. Matteo Orfini archivia Marini (“ormai non esiste piu”), mentre Giuliano Amato è fuori dai giochi. Tra i papabili di cui Pier Luigi Bersani e Silvio Berlusconi avrebbero discusso- secondo fonti parlamentari di entrambi gli schieramenti- restano in campo Romano Prodi a Anna Finocchiaro. E’ al momento è proprio il nome di quest’ultima a riprendere quota. L’ex presidente dei senatori Pd non dispiace al Pdl ed è ben vista anche dalla sinistra del Pd. Rimane l’incognita sui renziani, dopo le recenti critiche del sindaco di Firenze. Anche Scelta Civica e Lega potrebbero convergere sulla senatrice.

Come si elegge il presidente. Alle 10 in punto di questa mattina, senatori, deputati e delegati regionali (in totale 1.007 grandi elettori) hanno avviato a Montecitorio il processo che porterà al Quirinale il dodicesimo capo dello Stato. Il calendario prevede due votazioni al giorno, alle 10 e alle 16, senza soluzioni di continuità, visto che si tratta di un’unica seduta. Sono possibili quindi scrutini anche di domenica o di giorno festivo e non sarebbe la prima volta. Per i primi tre scrutini è necessaria la maggioranza dei due terzi, ovvero 672 voti. Dalla quarta sarà sufficiente la maggioranza assoluta, a quota 504. A votare saranno 630 deputati, i 319 senatori (compresi i 4 a vita) e 58 delegati regionali (tre per ogni regione, tranne la Val d’Aosta che ne ha uno solo). Sulla carta il centrosinistra può contare su 496 voti, il centrodestra su 270, Scelta civica ha 70 ‘grandi elettori’ e Il MoVimento 5 Stelle conta su 162 voti.

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