Data odierna 23-09-2017

Stamattina mi son svegliato…e ho detto “bella ciao” (senza canto per sua fortuna), a mia moglie uscendo di casa per andare al lavoro. Il risultato delle Primarie PD di ieri rappresenta una nuova...

Primarie PD, riflessioni sulla vittoria di Roberto Serra

Stamattina mi son svegliato…e ho detto “bella ciao” (senza canto per sua fortuna), a mia moglie uscendo di casa per andare al lavoro.

Il risultato delle Primarie PD di ieri rappresenta una nuova alba? Incarna quel senso di liberazione che viene dopo una dura lotta e che è così ben descritto in una delle canzoni italiane più famose nel mondo? Una cosa è certa. Ha vinto il popolo del PD. Hanno vinto i quasi tre milioni di elettori che hanno caparbiamente – e, diciamolo, nonostante tutto – voluto esercitare il rito della democrazia.

Ha vinto il popolo del PD. Ora però dobbiamo darci tutti il tempo necessario per vedere se ha vinto anche il PD. E cioè, detto per esteso con sostantivo sottolineato, il Partito Democratico.

Io ho qualche timore. Che, oggi giorno di festa, mi permetto di sussurrare.

Temo che si sia definitivamente creata la dicotomia: partito da un lato e opinione pubblica legata, a fasi alterne e a stagioni alterne (altrimenti non sarebbe opinione pubblica) a quel partito dall’altro.

Lo si è visto nella fase congressuale arrivata sino alla Convenzione Nazionale del 24 novembre. Quella dove il Partito, e cioè i suoi iscritti, è stato unico protagonista. Uno scarto di qualche punto percentuale tra Renzi e Cuperlo a vantaggio del primo, con un netto distacco dato a Civati.

Ieri, questo PD, è stato sconfitto e severamente smentito da un altro PD. Quello delle Primarie e quello legato alla sua opinione pubblica.

Mi si dirà: ma nel PD delle Primarie c’è anche quello degli iscritti. Vero. Ma la dicotomia c’è, ed è sotto gli occhi di tutti. Chi lo nega è un visionario dotato di scarso acume analitico. In politica ci vogliono cuore ma anche cervello. Cioè studio.

Io, che sono un iscritto e che appartengo al popolo delle Primarie, mi inchino di fronte al risultato di ieri e gioisco. Come ho gioito ieri nella storica sede del Circolo culturale “Curiel”, qui in Lussemburgo.

Ma so anche che il Partito – un Partito – nella sua quotidianità, è cosa diversa dal recarsi a un seggio di tanto in tanto per esercitare il bellissimo diritto di voto, magari nel quadro di un potere taumaturgico esercitato da un leader a cui si affidano tanti compiti riassumibili poi in uno solo: cambiare tutto.

Può essere benissimo che il risultato di ieri rappresenti un nuovo e moderno concetto di partito a cui io faccio fatica ad adeguarmi e a cui guardo, lo dico onestamente, con un certo sospetto. Capita. A 50 anni come me non si è vecchi, ma il fervore acritico di una certa giovinezza è ormai un lontano ricordo. Mi piace pensare. E riflettere.

So anche che in Europa, per quel che mi è dato di sapere, la scelta di un segretario politico non funziona così. Spero che nessuno mi venga a dire che l’SPD, il PSOE, il PS belga oppure i miei amici socialisti lussemburghesi dell’LSAP sbaglino tutto quando fanno eleggere il loro segretario dagli iscritti e consultano gli iscritti sulle grandi scelte di strategia politica (vedere referendum SPD tra iscritti per governo con CDU di Merkel). Fa eccezione, è vero, il PS francese che nell’ottobre 2011 organizzò primarie “aperte”. Ma non dimentichiamo che in quel paese l’elettorato poi vota direttamente una figura con ampi poteri esecutivi come il Presidente della Repubblica.

Siamo in presenza di idee ontologicamente diverse di partito. Entrambe legittime. Ma diverse. E dobbiamo imperativamente esserne coscienti tutti.

Il PD esiste, vivrà e sarà protagonista della vita politica italiana ed europea fintantoché esisteranno i circoli, gli iscritti (e cioè coloro che mettono in conto di fare volontariato politico anche a prezzo di qualche sacrificio personale), le iniziative organizzate dai circoli, i simpatizzanti e gli iscritti che hanno voglia (o magari non hanno voglia ma sentono di doverlo fare lo stesso) di alzarsi il sabato o la domenica mattina presto per organizzare un’iniziativa. Oppure che escono la sera, magari già prostrati da lavoro e impegni quotidiani, per partecipare ad un’iniziativa, organizzarla, ascoltare il parere non di un grande leader mediatico che lancia contenuti come lanciare palle da bowling e tutti ad applaudire per quanti birilli fa cadere, ma di un anonimo e competente funzionario (brutta parola) di partito, venuto apposta da chissà dove e già in partenza il giorno dopo per chissà dove. Oppure ancora, molto semplicemente ma con uguale importanza, per ascoltarsi reciprocamente, riflettere reciprocamente, aiutarsi a crescere reciprocamente.

Condivido riflessioni. Non slogan o certezze.

Ora abbiamo un segretario nazionale. Aiutiamolo e sosteniamolo. I seggi elettorali sono chiusi. Ma i circoli devono rimanere aperti e il loro cuore deve continuare a battere. Anche senza il pacemaker delle primarie. Quella è la vera sfida.

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