Data odierna 22-10-2017

“Sei buono ti tirano le pietre, sei cattivo e ti tirano le pietre. Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai sempre pietre in faccia prenderai.…”. Si, mi sembra che con il sindaco di Firenze, candidatosi...

Primarie del PD: Pietre tirate a Matteo Renzi

“Sei buono ti tirano le pietre, sei cattivo e ti tirano le pietre. Qualunque cosa fai, dovunque
te ne vai sempre pietre in faccia prenderai.…”. Si, mi sembra che con il sindaco di Firenze,
candidatosi per le Primarie del PD, vadano proprio a pennello le parole di questa vecchia canzone
di Antoine! Infatti, se Renzi dice qualcosa di diverso da quanto si dice nel PD lo si definisce
subito “berlusconiano”, “liberale di destra” e, di questo passo, prima del voto del 25 novembre,
forse, anche “fascista”. Se poi, invece, Matteo Renzi dice qualcosa in linea con la posizione del PD
lo si accusa di fare taglia-incolla del programma del partito e gli si vogliono chiedere addirittura i
diritti d’autore, come ha scritto recentemente Stefano Fassina (responsabile Economia e Lavoro
del PD) su Facebook. Si può anche esagerare nelle critiche al rottamatore ma, da parte mia, ritengo
che così facendo ed insistendo nel tentativo di demonizzare il sindaco di Firenze, agli occhi dei
militanti del partito Democratico, si finisca proprio per ottenere l’effetto contrario: fargli attirare
sempre maggiori simpatie dentro e fuori il partito. E lo dice il sottoscritto, membro dell’Assemblea
nazionale del PD in quota Bersani, ma non certamente militante per “partito preso” a prescindere.
Un iscritto al PD che, come moltissimi altri, ascolta, legge, si guarda in giro e poi ragiona con la
propria testa e ritiene che in questa vicenda delle Primarie vi sia stato, innanzitutto, un peccato
originale del partito ed a seguire sia errori di Matteo Renzi che di diversi dirigenti del partito tra
quelli più vicini al Segretario nazionale.

Il peccato originale vi è stato quando, in base allo Statuto del PD, che assegna unicamente
al Segretario nazionale il ruolo di candidato a Primarie di coalizione, non si è fermata
immediatamente sul nascere l’autocandidatura di Matteo Renzi. Invece si è lasciata lievitare e
crescere fintanto che non era più immaginabile di stopparla, senza rischiare la tenuta del partito,
mettendo, così, Pier Luigi Bersani in condizioni di dover accettare la sfida del sindaco di Firenze
chiedendo lui stesso una modifica statutaria.

Gli errori. Tra gli errori di Matteo Renzi vi è stato sicuramente quello di non aver voluto attendere
le Primarie del 2013 per mettersi in gioco nel congresso del partito e di aver voluto partecipare,
invece, a queste Primarie di coalizione nonostante lo Statuto prevedesse che, in questa circostanza,
il candidato fosse unicamente il segretario del partito. Con il rischio, adesso, per il PD, trattandosi
appunto di Primarie di coalizione, di farsi male ancora una volta da solo a vantaggio di candidati
degli altri partiti della coalizione (Vendola?), come già accaduto recentemente con altre Primarie
a livello locale. Altro errore é quello di aver iniziato il giro elettorale per le province italiane con un
camper ed in teatri completamente sprovvisti di qualsiasi riferimento al suo partito, al PD, per il
quale si è messo in lizza. Ancora un errore è stato quello di aver boicottato la recente assemblea
nazionale del partito dove si sarebbe discusso proprio della sua candidatura irritando, con la sua
assenza, anche molti suoi simpatizzanti e sostenitori. Non è stato un errore, invece, sempre a
mio avviso, l’aver utilizzato il termine “rottamazione” per chiedere, Statuto del PD alla mano,
la sostituzione di coloro che da più di tre legislature sono in parlamento: certo un termine poco
elegante, se riferito a delle persone, ma che nella sostanza esprime comunque una richiesta
molto diffusa, sia nel partito che nel Paese, di rinnovamento di una classe politica in gran parte
inamovibile (non solo nel PD) che, parliamoci chiaro, pur con responsabilità non identiche,
negli ultimi decenni ha fatto più danni che altro al Paese; un termine che, peraltro, dobbiamo
riconoscere, gli è servito per avere un successo mediatico che altrimenti difficilmente avrebbe
ottenuto in così breve tempo e, si sa, in politica eccessi e furbate di questo tipo sono all’ordine del

giorno, o no?

Sul fronte opposto vi è stato poi l’errore di alcuni dirigenti di primo piano del PD, ma non di
Pier Luigi Bersani, nell’aver voluto ridicolizzare con battute infelici Matteo Renzi non appena si
è profilato a livello nazionale: dirigenti dai quali, evidentemente, non era e non è stata ancora
digerita, prima, la sua candidatura e, poi, la sua vittoria alle Primarie per sindaco di Firenze a danno
del candidato sponsorizzato dalla segreteria del PD locale e non solo, oppure che si sono sentiti a
rischio di rottamazione. Altro errore è stato quello di aver voluto mettere regole di partecipazione
alle Primarie, in parte anche condivisibili, ma, tuttavia, mai applicate nelle precedenti occasioni e
che, quindi, sono sembrate ai più come dei paletti per danneggiare la candidatura di Renzi (pensieri
cattivi, forse, ma avallati da quanto si sta facendo in questi giorni nei piani alti del PD per rendere
difficoltosa la raccolta di firme per la presentazione della candidatura sia a Renzi che agli altri
candidati). Che dire, poi, dell’affermazione, veramente fuori dalle righe e dall’etica, di un presidente
di assemblea, Rosi Bindi, in chiusura dell’ultima Assemblea nazionale, quando già i delegati stavano
in piedi per andarsene, “Ora ci attende un grande impegno per le Primarie e – consentitemi questa
conclusione forse politicamente poco corretta – per la vittoria di Pier Luigi Bersani!”.

In conclusione, a mio avviso, in questa vicenda delle Primarie di coalizione nel Partito Democratico
sono stati commessi diversi errori da molti dei principali protagonisti, tra cui anche quello, da non
sottovalutare, di coalizzarsi con il SEL che già si preannuncia essere una vera e propria bomba ad
orologeria, vista la distanza esistente tra le posizioni di quel partito e buona parte del PD (non
solo Renzi!) su diverse questioni. C’è solo da sperare, per lo stesso bene dell’Italia, che nel Partito
Democratico d’ora in poi ci si confronti senza più eccessive e dannose polemiche innanzitutto tra
i candidati della stessa “Ditta” e tra questi e quelli delle altre formazioni della coalizione. Perché
l’obiettivo di tutti deve essere quello di arrivare, comunque, ad avere un candidato credibile e
sostenuto dall’intero partito (e coalizione) per la guida del Paese nella prossima legislatura, il quale
riesca a raddrizzare la Barca ITALIA innanzitutto all’insegna della giustizia sociale e della moralità
che, da anni, il Paese ha purtroppo smarrito.

Post scriptum:

Visto il non “mordersi” vicendevolmente tra Bersani e Renzi, con quel “mi fido” che spesso aleggia
tra i due, non è che ci si stia trovando davanti ad un gioco delle parti e che anche al segretario
nazionale del PD, in fondo in fondo, stia bene una bella rottamazione della vecchia nomenclatura
del partito che spesso prova a condizionarlo? Come declamava il poeta: ai posteri l’ardua
sentenza!

Dino Nardi, membro dell’ Assemblea Nazionale del Partito Democratico

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