Data odierna 22-10-2017

Le briglie per il cavallo (che poi sarebbero collari per mucche acquistati da un leghista) le borse di Vouitton ed Hermes, i gioielli di Cartier ma anche i buoni benzina dopo i viaggi in auto per raggiungere...

Le briglie per il cavallo (che poi sarebbero collari per mucche acquistati da un leghista) le borse di Vouitton ed Hermes, i gioielli di Cartier ma anche i buoni benzina dopo i viaggi in auto per raggiungere le manifestazioni No Tav: l’inchiesta sulle spese pazze dei consiglieri regionali porta in Piemonte 52 avvisi di garanzia. Le accuse sono di peculato, finanziamento illecito e in un caso truffa. Gli uomini della Guardia di finanza stanno notificando in queste ore gli inviti a comparire a tutti i politici del consiglio regionale tranne sette. Secondo le prime indiscrezioni i “salvati” sarebbero Gianna Pentenero, Gianni Oliva, Elio Rostagno, Roberto Placido e Mauro Laus del Pd, Claudio Sacchetto della Lega, Sara Franchino dei Pensionati con Cota. Sono invece sicuramente indagati il presidente della giunta regionale Roberto Cota, il presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo del Pdl e i due politici del Pd da poco sbarcati in Parlamento Stefano Lepri e Mino Taricco.

Spiega Cota: “Mi sono già recato spontaneamente dai pubblici ministeri per chiarire la mia posizione. Sarò in qualsiasi momento a loro totale disposizione per ulteriori necessità”. Anche ai grillini Davide Bono e Fabrizio Biolè (uscito in polemica dal M5S ed entrato ora nel gruppo misto) è contestato il peculato
per aver utilizzato i buoni benzina della Regione per raggiungere i luoghi delle manifestazioni No Tav in Valsusa.Tra le curiosità vi è anche la contestazione delle spese legali per il ricorso al Tar di Pdl e Lega contro Mercedes Bresso, la battaglia legale che prosegue ininterrottamente dalla data delle elezioni regionali. E i cinquecento euro per partecipare al primo congresso provinciale del Pdl che gli appartenenti al gruppo hanno messo in nota spese anziché pagarlo di tasca propria.

L’ammontare complessivo dei rimborsi contestati si aggira intorno al milione di euro. A quanto pare non dovrebbero esserci caso eclatanti come quelli emersi in Lazio con il caso Fiorito che hanno portato alle dimissioni di Renata Polverini e tuttavia l’ampiezza dell’inchiesta rivela uno scenario di malcostume diffuso e trasversale con cui il governo politico piemontese dovrà fare i conti. L’indagine, iniziata a settembre con i sequestri di documenti e bilanci, prosegue ora con interrogatori a tappeto di tutti gli indagati che saranno sentiti in procura a partire dal 6 maggio dai pubblici ministeri che coordinano le indagini: Andrea Beconi, il procuratore aggiunto del pool dei reati contro la pubblica amministrazione, e i sostituti Enrica Gabetta e Giancarlo Avenati Bassi.

I finanzieri hanno notificato gli avvisi di garanzia ai politici piemontesi nelle sedi dei gruppi tranne a coloro che oggi sono a Roma per eleggere il presidente della Repubblica. Oltre ai parlamentari partecipano alla votazione in rappresentanza della Regione, Luca Pedrale (Pdl), Roberto Cota (Lega) e Wilmer Ronzani (Pd). Il procuratore capo Giancarlo Caselli sottolinea: “Vi sono differenze anche rilevanti tra le varie posizioni individuali, sia per la causale dei rimborsi, sia per l’ammontare complessivo. Solo lo sviluppo e la conclusione dell’inchiesta potranno consentire una precisa e completa definizione di tali posizioni”.

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