Data odierna 23-09-2017

Dopo la recente assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie), parlavo con un amico, impegnato da anni in emigrazione nel settore della scuola italiana, della situazione...

Per salvare Comites, Cgie, enti gestori e rete consolare una grande protesta mondiale – di Dino Nardi

Dopo la recente assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie), parlavo con un amico, impegnato da anni in emigrazione nel settore della scuola italiana, della situazione economica del nostro Paese e dei riflessi che essa ha ed avrà per gli italiani all’estero. Ad un certo punto mentre informavo il mio interlocutore di quanto era emerso nella plenaria a proposito dei tagli all’assistenza, alla scuola ed al finanziamento dei Comites e Cgie, questi mi interruppe e mi domandò a bruciapelo se allora “fossimo alla frutta”. D’istinto gli risposi che, a mio avviso, eravamo ormai oltre la frutta e cioè senza più un futuro se non vi sarà una improbabile inversione di tendenza del governo italiano nei confronti delle collettività all’estero!

D’altra parte cosa avrei potuto rispondergli dopo aver ascoltato nel Cgie la relazione del governo per bocca del sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri (MAE), senatore Alfredo Mantica, secondo la quale nel MAE, ormai, non ci sono neppure più le lacrime per piangere come si evince da alcuni passaggi della relazione stessa. Come, per esempio, in quello in cui il sottosegretario afferma: “A tutti voi che seguite con attenzione le attività di questa Amministrazione, e forse anche di altri Ministeri, è certamente noto che il taglio complessivo a comparto Ministeri è di 6,1 miliardi di euro. Il primo taglio, con il quale si sta attualmente confrontando l’Amministrazione degli Affari Esteri, è di 206 milioni di euro. Questo impone a tutti noi, non solo degli obblighi di collaborazione nell’ambito dei sacrifici che dovranno essere fatti, ma, soprattutto, ci impone delle scelte; scelte relative all’individuazione dei servizi imprenscindibili e delle modalità per mantenerli in essere, magari riformandoli in tutto o in parte. Facciamo un esempio: se i finanziamenti ai Comites continuano a diminuire, di anno in anno, anche perché in egual modo diminuiscono i contributi a tutte le altre attività, in che modo possiamo continuare a mantenere comunque attivi questi organismi? Riducendone il numero? Riducendone le competenze? Oppure tagliando alcune voci di contributi specifici? Simili domande ci si pongono, purtroppo ormai, in tutti i settori; perché sia chiaro che sono stati ridotti gli stanziamenti in favore delle politiche per gli italiani all’estero, come in quelli per tutti gli altri settori d’intervento in questo ministero”.

Ed a proposito di rinnovo dei Comites, “Va, infatti, anche tenuto presente che se non sarà approvata la riforma, bisognerà votare con la vecchia legge ma con un budget ridotto del 50% rispetto a quello impiegato nelle elezioni del 2004 e, conseguentemente, dovranno in ogni caso essere ideate delle misure contenitive della spesa per il rinnovo dei Comites”.

Oppure l’altro passaggio della relazione del governo in cui si afferma che, “Come probabilmente sapete, l’anno prossimo ci saranno in bilancio circa sette milioni e mezzo di euro da destinare all’attività degli enti gestori, che con ciò subiscono una decurtazione delle risorse disponibili, che possiamo prevedere non sarà neanche l’ultima. Bisogna, a questo punto, ripensare l’intero impianto dell’insegnamento della lingua italiana all’estero”.

Ed ancora l’ultima chicca a proposito di ulteriori interventi di razionalizzazione della rete consolare, dopo quelli già in atto da un paio di anni, “a partire dal 2012, escluse l’America latina e l’Asia, questi interesseranno in una prima fase alcune sedi europee e, in una fase successiva, gli Stati Uniti e l’Australia”.

Che dire poi delle notizie, non dette nella relazione del governo, ma, apprese nel palazzo della Farnesina nel corso dei lavori dell’assemblea plenaria del Cgie. Come quelle che i tagli alle politiche a favore degli italiani all’estero proseguiranno anche nel 2013 e 2014 ed in maniera pesante. Di tutto ciò ne continueranno a pagare le conseguenze ancora di più (a parte gli emigrati indigenti) gli enti gestori dei corsi di italiano, i Comites ed il Cgie i quali, essendo già oggi con l’acqua alla gola, sarà bene che prendano atto fin d’ora di questa tragica situazione di tracollo finanziario con il quale sono e saranno confrontati e, quindi, adottino immediatamente le opportune misure di risparmio per evitare ai loro responsabili legali di ritrovarsi personalmente in un mare di guai dovendo far fronte, in mancanza di finanziamenti ministeriali, al pagamento degli affitti e dei salari al personale assunto.

Naturalmente, come italiani all’estero, non si può accettare passivamente questa situazione di abbandono da parte dell’Italia che non è solo figlia di questa crisi economica che attanaglia l’Europa e l’Italia, in particolare, bensì iniziata con l’avvento dell’attuale governo Berlusconi. Un governo che non ha mai dimostrato di essere “amico” degli italiani all’estero e men che mai il Ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, nè il sottosegretario Alfredo Mantica. Bene, pertanto, ha fatto il Cgie a decidere, nella sua ultima riunione, di indire una manifestazione di protesta da tenersi in contemporanea in tutto il mondo davanti ai consolati italiani coinvolgendo i Comites, l’associazionismo e le organizzazioni italiane attive all’estero nella settimana dal 26 novembre al 3 dicembre. (dino nardi)

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