Data odierna 24-09-2017

IL PRESIDENTE NAPOLITANO NELLA PRESENTAZIONE DEL VOLUME “IL MEZZOGIORNO E LA POLITICA ECONOMICA DELL’ITALIA”   “Non si tratta di ripartire da zero – e utile è perció...

Guarda le immagini PER IL MEZZOGIORNO NON SI TRATTA DI RIPARTIRE DA ZERO

IL PRESIDENTE NAPOLITANO NELLA PRESENTAZIONE DEL VOLUME “IL MEZZOGIORNO E LA POLITICA ECONOMICA DELL’ITALIA”   “Non si tratta di ripartire da zero – e utile è perció il riferimento, critico ma non liquidatorio, sviluppato nel Convegno da Fabrizio Barca e da altri, all’esperienza recente della “nuova programmazione” – ma di assumere problematicamente il ‘da farsi’ per il Mezzogiorno, facendo leva su una nuova e più ricca base informativa e conoscitiva e rilanciando il senso dell’interesse generale che è in giuoco col trascinarsi di un irrisolto e ancor più acuto divario tra Nord e Sud”. È quanto scrive, tra l’altro, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella presentazione al volume “Il Mezzogiorno e la politica economica dell’Italia” che raccoglie gli atti del convegno indetto dalla Banca d’Italia tenutosi a Roma il 26 novembre scorso.
“Il Mezzogiorno – scrive il Presidente Napolitano – appare – come pure si è detto nel Convegno della Banca d’Italia – “un’area in difficoltá in un paese in difficoltá”, una delle facce della bassa crescita del paese e una delle leve del necessario rilancio, a ritmo sostenuto, del suo sviluppo complessivo”.
Per il Capo dello Stato “è questa la visione che dovrebbe guidare anche innovazioni di sistema importanti come quella messa in cantiere con il progetto del “federalismo fiscale”. E dal momento – aggiungo – che questo volume vede la luce in una fase giá avanzata del programma per la celebrazione del 150° dell’Unitá d’Italia, mi auguro che dall’impegno della Banca d’Italia sul tema del Mezzogiorno venga una spinta a riconoscere pienamente che non possiamo consentirci il lusso del lasciar incancrenire quella che è rimasta la più grave incompiutezza del nostro processo nazionale unitario”.
Nella presentazione al volume Napolitano scrive di aver “seguito con particolare interesse, nel novembre 2009, il Convegno su “Il Mezzogiorno e la politica economica dell’Italia” indetto dalla nostra Banca centrale, non solo per l’impegno da me rivolto nel passato a quella tematica e per la convinzione che il prestarvi la massima attenzione sia parte non trascurabile del mio attuale mandato istituzionale, ma anche perché si è trattato di un Convegno molto diverso da altri”. Il Convegno ha offerto, per il Capo dello Stato, “un apporto” di cui “c’era certo bisogno. Si sono infatti venute da tempo manifestando pesanti carenze di attenzione, di riflessione, di impegno strategico attorno alla questione del ritardo del Mezzogiorno, del persistente e aggravato divario tra Nord e Sud. Si è perfino diffusa una sorta di stanchezza non solo politica ma intellettuale per la difficoltá di uscire dal circolo vizioso di approcci e tentativi risultati inconcludenti (o almeno, di certo non risolutivi), di individuare nuove vie per riproporre la questione del Mezzogiorno e per affrontarla concretamente con prospettive di successo”.
Napolitano fa quindi riferimento alle parole del governatore Draghi nel suo intervento di apertura che “ha rilevato innanzitutto il dato drammatico di un divario, rispetto al PIL pro-capite del Centro-Nord, che è rimasto sostanzialmente immutato negli ultimi trent’anni. “Il Sud, in cui vive un terzo degli italiani, produce un quarto del prodotto nazionale lordo; rimane il territorio arretrato più esteso e più popoloso dell’area dell’Euro”.
“Un accento nuovo – commenta – che è caduto, con le ricerche della Banca d’Italia e col Convegno, su due aspetti della questione. Il primo: l’importanza, finora sottostimata, del divario di capitale sociale tra Nord e Sud. Al di lá di difficoltá e riserve circa la definizione di “capitale sociale”, è apparsa largamente condivisa la necessitá di guardare più attentamente – superando una lettura troppo economicistica del Mezzogiorno – “alla cultura, alla societá e alle istituzioni”, di considerare seriamente il livello di cultura civica, l’incidenza di “norme informali condivise, di regole di comportamento socialmente approvate che favoriscono la cooperazione, sostengono la fiducia negli altri”".
“L’altro aspetto emerso con forza nuova dal Convegno – aggiunge il Presidente- è quello dei limiti insuperabili delle politiche regionali e del ruolo cruciale delle “politiche generali che hanno obbiettivi riferiti a tutto il paese”, ma che “producono effetti diversi a seconda della qualitá delle amministrazioni e del contesto territoriale”, come ha detto ancora Draghi. Declinare le politiche generali in modo sapiente sul territorio, tenendo conto cioè dei loro diversi “potenziali di applicazione” nel Nord e nel Sud del paese, è certamente compito arduo: ma si puó eluderlo, o bisogna provarsi a perseguirlo?”.

Oppure condividila!

Piaciuta la notizia? Forse ti può interessare..

Lascia un commento

Invia il commento