Data odierna 22-09-2017

Rispetto per il ruolo del capo dello Stato ma chiusura netta a qualsiasi ipotesi di governo con il Pdl, un programma di 8 punti per mettere alla prova la volontà di cambiamento del M5S, ma nessun corteggiamento...

Pd, Bersani all’esame della Direzione: 8 punti per il cambiamento

Rispetto per il ruolo del capo dello Stato ma chiusura netta a qualsiasi ipotesi di governo con il Pdl, un programma di 8 punti per mettere alla prova la volontà di cambiamento del M5S, ma nessun corteggiamento a Beppe Grillo. Pierluigi Bersani, che ieri aveva sfumato la sua posizione circa un possibile rapido ritorno alle urne, ha illustrato oggi davanti alla direzione del Pd la sua proposta politica alla luce della difficile situazione di stallo venutasi a creare dopo il voto del 24 e 25 febbraio.

Rispetto per il Quirinale. “Apriamo questa direzione nel pieno rispetto dei percorsi istituzionali e delle prerogative del capo dello Stato ma abbiamo il diritto-dovere di pronunciarci con semplicità davanti all’opinione pubblica”, ha detto il segretario aprendo il suo intervento durato in tutto circa un’ora. “Le decisioni che prenderemo oggi potranno segnare non solo questo momento ma il futuro, una fase non breve”, ha aggiunto.

Il rapporto con Grillo. “Qui non si sta corteggiando Grillo, ma si tratta di capire ciò che si muove nel profondo, di bucare il muro dell’autereferenzialità del sistema perchè comincia a essere in gioco il sistema”, ha detto ancora Bersani. “Il canale democratico non è ostruito. Se si rivolge alle istituzioni per rinvigorirle o per farne una vuota cassa risonanza è da capire, ma questo dipende dalla nostra iniziativa che deve sollecitare una risposta”, ha sottolineato. “Chi ha avuto il consenso di 8 milioni di di elettori e ha scelto la via parlamentare deve dire cosa vuol fare di questi voti per l’Italia, per il destino del paese e dei nostri figli. In un tornante drammatico della storia non può ridursi a una proposta sulla raccolta differenziata”, incalza Bersani. Cosa intende fare “il Movimento 5 Stelle? – aggiunge – Cerca di scegliere fior da fiore? Aspetta un facile bersaglio” a seguito di “un accordo di palazzo su cui sparare a palle incatenate?”. Attende “l’audistruzione del sistema politico e aspetta, spera, che su tutto questo noi si stia fermi e muti?”. Se è così “fanno dei conti sbagliati. Abbiamo detto qual è la nostra proposta e, se ci sarà consentito, ci rivolgeremo al nuovo Parlamento”.

Nessun governo con il Pdl. Bersani torna quindi ad esprimersi contro l’eventualità di un governo sostenuto dai voti di Pd e Pdl insieme. “Quali ricette” anti-crisi “sono compatibili con un governo democratico e rappresentativo? Questa – spiega il segretario – è la domanda di fondo, esplicita anche in queste elezioni”. E questo, precisa, è vero “a prescindere persino” dagli equilibri parlamentari. “La governabilità – osserva ancora il segretario – non è fatta solo dai seggi in parlamento, ma in un rapporto reale con la società. E un’interpretazione meccanica potrebbe risultare un coperchio malposto sulla crisi e sulla recessione”. “Responsabilità di governo senza cambiamento – avverte – ci prepara a guai peggiori. Non vedo nessun altro in condizione di dare un messaggio del genere. Tocca a noi”. Nessuna collaborazione è possibile, inisiste il leader del Pd, “con hi ha seminato il vento che ci ha portato la tempesta di oggi”. “Siamo pronti a proporre un governo di cambiamento sulla base di un programma essenziale”, ribadisce poi prima di illustrare gli otto punti qualificanti della proposta di programma che il Pd intende sottoporre al consenso del Parlamento.

Gli otto punti del programma. Al primo posto Bersani pone la rottura della gabbia di austerità imposta dall’Europa. Poi, nell’ordine, illustrando i singoli provvedimenti, aggiunge il sostegno al lavoro, la riforma della politica e dei suoi costi, l’equità, la moralità, l’ambiente (a iniziare dalla gestione del ciclo dei rifiuti) i diritti di cittadinanza (primo fra tutti quello per i figli degli immigrati) e il sostegno alla scuola e alla ricerca scientifica.

L’analisi del voto. Bersani non lesina poi autocritica. I dati elettorali, dice, “parlano un linguaggio drammatico ma chiaro: c’è una sofferenza acuta nella base larga del consenso del Pd”. “Questa sofferenza sociale, il blocco dei processi di rifoma della politica, la percezione di inutilità della politica ci fanno leggere largamente omologati al sistema che non gira – aggiunge – Ci viene attribuita come colpa persino l’esistenza di Berlusconi. Tutte queste dinamiche che non hanno avuto lenimento si sono accentuate nell’esperienza del governo Monti”.

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