Data odierna 20-09-2017

Sparisce il sistema dei rimborsi ai partiti. Dopo due ore di riunione, il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge che introduce un nuovo sistema di finanziamento della politica basato sulle...

Partiti, stop al finanziamento pubblico

Sparisce il sistema dei rimborsi ai partiti. Dopo due ore di riunione, il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge che introduce un nuovo sistema di finanziamento della politica basato sulle contribuzioni volontarie. Alla conclusione della riunione, il premier non rinuncia a comunicare la sua soddisfazione via twitter: “Il Cdm ha appena approvato il ddl di abrogazione del finanziamento pubblico partiti e passaggio a incentivazione fiscale contributi cittadini”, ha scritto Enrico Letta.

Letta: “Parlamento approvi rapidamente”. Nel pomeriggio, durante la conferenza stampa congiunta con il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, il premier sottolinea che è la fine del finanziamento pubblico ai partiti come l’avevamo conosciuto finora. “Abbiamo mantenuto la promessa”, dice. Poi un appello al Parlamento: “Confido che l’approvi rapidamente”, aggiunge, perché questo disegno di legge serve per ridare “credibilità” alla politica. “La coesione politica della maggioranza” ha concluso Letta, “è stata importante su questo tema. Voglio ringraziare i partiti perché è un passo che i cittadini aspettavano”.

Se il ddl verrà approvato senza modifiche dal Parlamento, l’abolizione del finanziamento sarà graduale. Il sistema di regolamentazione della contribuzione volontaria ai partiti politici prenderà avvio nel 2014, ma andrà a regime nel 2016. Solo a giugno 2015 gli italiani saranno infatti chiamati a dichiarare i propri redditi relativi al 2014. A quel punto saranno necessari altri mesi per permettere all’erario di stabilire l’ammontare esatto della quota del 2 x 1000 da destinare a ciascun partito politico. Il primo anno la riduzione dei rimborsi sarà al 60% e proseguirà in modo graduale scendendo al 50% il secondo anno e al 40% al terzo.

Il ddl approvato dal Consiglio dei Ministri prevede una norma destinata a far discutere, soprattutto il Movimento Cinque Stelle: per accedere ai benefici i partiti dovranno organizzarsi secondo “requisiti minimi idonei a garantire la democrazia interna”. Solo così potranno ricevere erogazioni volontarie fiscalmente detraibili, somme destinate attraverso il 2 per mille e usufruire gratuitamente di spazi e servizi per la comunicazione.

Diversamente da proposte di legge circolate nei giorni scorsi, come la Finocchiaro-Zanda, si tratta di condizioni non per presentarsi alle elezioni ma solo per usufruire di donazioni dei cittadini e servizi da parte dello Stato.
5 Stelle critici: legge truffa. Polemica la nota diffusa dai deputati grillini a commento del testo uscito dal Consiglio dei Ministri riguardo al finanziamento ai partiti: “E’ un vittoria morale per il movimento 5 stelle che ha imposto l’agenda politica al governo, ma è una “legge-truffa”, una presa in giro per i cittadini che continueranno a pagare per far campare i partiti”, si legge in una nota diffusa dal movimento. “Di fatto a riempire le casse delle forze politiche saranno sempre gli italiani tramite risorse che saranno sottratte al bilancio dello Stato”.

Il nodo sollevato riguarda, principalmente, l’”inoptato”. “Non solo il finanziamento ai partiti non avrà efficacia hic et nunc, come invece previsto dalla proposta di legge a 5 stelle, dato che si spalma su tre anni, ma con la misura sull’inoptato i partiti imporranno una sorta di prelievo forzoso ai contribuenti. Proprio come accade con l’otto per mille alla Chiesa, infatti, il due per mille non espressamente destinato alle forze politiche sarà comunque distribuito ai partiti, entro una certa quota, in modo proporzionale rispetto alle somme stanziate in via esplicita.
Equivale a dire: “o me li dai o li prendo da me”. In questo modo le forze della maggioranza tentano di salvare le penne. Sanno bene, infatti, che se i cittadini potessero decidere in piena libertà, lascerebbero questi partiti a bocca asciutta”, proseguono i deputati M5S.

I punti principali del ddl. Ma come funzionerà il nuovo metodo di finanziamento? Al posto del finanziamento pubblico entrerà in funzione un nuovo sistema che si fonderà sulla contribuzione volontaria da parte dei privati e che si potrà effettuare attraverso detrazioni e 2 x 1000.

Chi potrà accedere al nuovo sistema.
Potranno essere ammessi ad ottenere il finanziamento privato in regime fiscale agevolato i partiti politici che abbiano conseguito, nell’ultima consultazione elettorale, almeno un rappresentante eletto alla Camera dei deputati o al Senato della Repubblica o in un’assemblea regionale, o che abbiano presentato, nella stessa consultazione elettorale, candidati in almeno tre circoscrizioni per le elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati o in almeno tre del Senato della Repubblica  o delle assemblee regionali, o in almeno una circoscrizione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia.

Detrazioni. Le erogazioni liberali in denaro, effettuate dalle persone fisiche in favore dei partiti politici, avranno dall’imposta lorda una detrazione pari: al 52 per cento per importi compresi fra 50 euro e 5.000 euro annui; al 26 per cento (stessa percentuale di detrazione riservata per erogazioni alle Onlus) per importi tra i 5.001 e i 20.000 euro.

Il 2 per mille. E’ previsto il sistema del 2xmille da destinare volontariamente a un singolo partito con la dichiarazione dei redditi. Per ragioni tecniche comparirà solo nella dichiarazione dei redditi 2014, ovvero quella che gli italiani compileranno nel 2015 e pertento ai partiti prima del 2016 non arriveranno soldi, il cui totale dovrà comunque essere inferiore al tetto attuale del finanziamento pubblico per far risparmiare lo Stato (chi barra il 2xmille togli soldi all’erario). Fino al 2016, dunque, rimarranno in vita i rimborsi tradizionali, anche se drasticamente tagliati di anno in anno.

Trasparenza. Per ottenere i contributi volontari, i partiti politici dovranno organizzarsi secondo requisiti minimi idonei a garantire la democrazia interna. Dovranno anche assicurare la trasparenza e l’accesso a tutte le informazioni relative al proprio funzionamento, anche mediante la realizzazione di un sito internet, completo nelle informazioni, chiaro nel linguaggio, facile nella consultazione. Su questo sito dovrà essere pubblicato il rendiconto di esercizio corredato dalla relazione sulla gestione e dalla nota integrativa, nonchè il verbale di approvazione del rendiconto di esercizio.

In più i partiti politici avranno diritto ad accedere a spazi televisivi messi a disposizione a titolo gratuito dalla concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo ai fini della trasmissione di messaggi (della durata massima di un minuto) diretti a rappresentare alla cittadinanza i propri indirizzi politici.

Di Girolamo: “Ci sono riserve”. Tra le reazioni, diverse voci sono critiche. “C’è una riserva su tutto”, mette le mani avanti Nunzia Di Girolamo, del Pdl. “Non è stato fissato. C’è una discussione in atto, c’è una riserva”, ribadisce il ministro sottolineando che “sarà il Parlamento a decidere. Per Fabrizio Cicchitto “si passa da un estremo all’altro. Da un eccesso di finanziamento pubblico alla sua sostanziale abolizione che a mio avviso avrà solo effetti negativi”.

Dal Pd, Laura Puppato definisce un errore scegliendo di cancellare ogni contributo pubblico. “Sbaglieremo, perché saremo l’unico paese europeo e pagheremo un prezzo troppo alto”, dice la senatrice, sottolineando il rischio che la politica diventi asservita ad un qualche gruppo economico, imprenditore o banchiere.

L’allarme.
La sfida è complessa: la riforma dovrà passare in Parlamento e costringerà i partiti, in primo luogo Pd e Pdl, a ripensare (e tagliare) la loro organizzazione in termini di sedi, dipendenti e strutture. Ieri dal Pd era arrivato un grido d’allarme da parte del tesoriere Antonio Misiani: la situazione economica del partito “è drammatica”, aveva detto, e con l’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti diventa “inevitabile” il ricorso alla Cassa integrazione per i 180 dipendenti. Oggi però Misiani ha proposto una terza via, a metà tra il vecchio sistema e quello anglosassone. “La via intermedia – ha detto il tesoriere Pd – può essere quella di un sistema basato sull’autofinanziamento ma con un forte incentivo per le piccole donazioni e tetti massimi per le grandi donazioni”.

Progetti alternativi. Proprio ieri Letta ha ricevuto una proposta di legge firmata, tra gli altri, dai deputati Tocci, Civati, Madia, Mucchetti, Rotta, Mineo, Decaro. Un provvedimento prevede tre strumenti per ripartire dalla libera scelta dei cittadini: il contributo pari all’uno per mille del gettito Irpef da ripartire secondo le indicazioni dei contribuenti; il credito d’imposta per le libere donazioni private con massimali ben definiti; il rimborso parziale delle spese elettorali effettivamente sostenute. “L’idea di fondo -  spiegano i deputati del Pd – è quella di ritrovare un legame stretto tra la partecipazione dei cittadini e le forme di finanziamento dei partiti, per restituire credibilità alla politica”.

Anche il Pdl deve tirare la cinghia. Il partito si trova a fare i conti con spese di gestione, affitti delle sedi e stipendi dei circa 200 dipendenti. A rischio, raccontano, potrebbero essere in futuro anche gli stipendi dei dipendenti se non si trovano le risorse necessarie. Tra i primi a lanciare l’allarme rosso, già con i tagli di bilancio decisi un anno fa, ora torna a farsi sentire il tesoriere pidiellino Maurizio Bianconi, che guarda con preoccupazione al ddl appena varato dal Cdm: “I problemi del Pd sono uguali ai nostri, il Pdl si trova nella stessa situazione, vediamo prima quanti soldi ci tolgono e poi deciremo”.

Il Pdl ha già congelato i contratti a termine e a progetto dei propri dipendenti (quasi tutti in scadenza) senza nemmeno che si parli di cig. La prossima settimana potrebbe tenersi un summit decisivo tra i segretari amministrativi e rappresentanti legali del partito, Rocco Crimi e Maurizio Bianconi, a quale dovrebbe prendere parte Silvio Berlusconi. (Repubblica)

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