Data odierna 20-09-2017

“Navi che affondano con il loro carico di disperazione, immigrati in rivolta nelle tendopoli e cittadini in rivolta fuori dalle tendopoli, una guerra che procede spedita ma non troppo: la crisi...

“Navi che affondano con il loro carico di disperazione, immigrati in rivolta nelle tendopoli e cittadini in rivolta fuori dalle tendopoli, una guerra che procede spedita ma non troppo: la crisi libica, con i suoi corollari, si presenta ancora più spinosa che mai. E per venirne a capo, suggerisce il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, servirebbe più Europa. Che ora latita”. Si apre con queste riflessioni l’articolo pubblicato oggi dal Secolo d’Italia a firma di Adriano Scianca, che ha incontrato ed intervistato il senatore Mantica.

Riportiamo di seguito il testo integrale dell’articolo.

D. Allora, senatore, la cronaca ci mette di fronte all’ennesima tragedia nei mari e c’è già chi dice che il dramma si poteva evitare…

R. Direi che di tutto siamo responsabili tranne che di questo. Poteva essere evitata? Certo, ma non da noi.

D. Credo che ci si riferisca alla gestione complessiva della crisi, ritenuta deficitaria dal punto di vista “umanitario”…

R. Sono battute demagogiche. Che vuol dire “umanitario”? La cosa più umanitaria di tutti è evitare gli imbarchi, come stiamo cercando di fare con in Tunisia.

D. E invece sul versante italiano come stiamo reagendo all’emergenza?

R. Direi bene, grazie soprattutto al senso di solidarietà delle regioni, soprattutto di quelle del nord.

D. Solidarietà? Nord? È sicuro?

R. Guardi, io sono milanese e la mia era una battuta volutamente polemica.

D. Capisco. Ma, in generale, come giudica la gestione globale della crisi immigratoria da parte del governo?

R. Mi sembra che si sia trovata una soluzione ragionevole con i permessi temporanei per i primi 23 mila immigrati, che peraltro nella stragrande maggioranza dei casi sono solo in transito nel nostro Paese.

D. Nel frattempo l’approccio europeo è migliorato oppure il governo continua a denunciare l’isolamento in cui sarebbe stato lasciato dall’Ue?

R. Mi sembra evidente che l’Unione europea non abbia svolto un ruolo adeguato. Non si è compreso, o forse non c’è stata la volontà politica di capirlo, che i confini dell’Italia sono anche i confini dell’Europa. L’Ue, è chiaro, non è in grado di proteggere i suoi confini.

D. Bruxelles è stata colta di sorpresa dai fatti del Maghreb?

R. Macché, l’agenzia Frontex, l’ente che si occupa della “cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea”, era stata allertata da tempo eppure non ha offerto alcun aiuto, non ha dato fondi, ci ha lasciato completamente soli.

D. Sembra che ci sia un problema, in effetti…

R. Eppure già i romani insegnavano l’importanza di proteggere adeguatamente i confini.

D. Già. Forse dovremmo volare più bassi con i modelli storici.

R. Non c’è niente da fare, l’Europa ha la testa rivolta solo ad est e continua a considerare il Mediterraneo come un problema anziché come un’opportunità.

D. Eppure in passato si erano tentate vie di sviluppo euromediterraneo…

R. Già, ma sono fallite. Pensi al Processo di Barcellona di 16 anni fa, che è completamente fallito. In quel progetto c’erano non solo consistenti aiuti al Nord-Africa, ma anche l’abbozzo di una sorta di mercato comune. Ecco, dopo tanti anni vediamo come non si sia realizzato nulla. Continuare su questa strada significa perpetuare un errore tragico.

D. Dopo i sommovimenti del Nord-Africa sarà più difficile o più facile riprendere un certo tipo di discorso euromediterraneo?

R. Dico solo che non è un vantaggio per nessuno avere situazioni di instabilità ai propri confini.

D. Intanto il 26 aprile Berlusconi e Sarkozy hanno programmato un vertice. Cosa si aspetta l’Italia da quest’incontro?

R. Che si chiariscano le contraddizioni e le incomprensioni. Italia e Francia sono due Paesi storicamente amici, del resto. Mi auguro anche che ci sia un accoglimento del nostro accordo con la Tunisia, anche perché il 60, 70% degli immigrati che vengono da lì vogliono andare proprio in Francia, anche per questioni di ricongiungimenti familiari.

D. Intanto si continua a parlare di “soluzione politica” alla crisi libica…

R. La soluzione militare è la premessa per la soluzione politica. Vedremo gli sviluppi, anche se è evidente che Gheddafi non potrà più essere il leader libico”.

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