Data odierna 24-09-2017

Una nuova direttiva a tutela dei cittadini dell’Unione europea che vogliono ricevere cure mediche in uno Stato membro diverso dal proprio è stata approvata dall’Europarlamento il 19 gennaio...

Una nuova direttiva a tutela dei cittadini dell’Unione europea che vogliono ricevere cure mediche in uno Stato membro diverso dal proprio è stata approvata dall’Europarlamento il 19 gennaio scorso.
Il testo è il risultato di un accordo raggiunto con il Consiglio, che deve ora dare la sua approvazione. Gli Stati membri avranno poi trenta mesi di tempo per adeguare la legislazione nazionale.
Le nuove norme stabiliscono che è possibile essere rimborsati per le cure mediche ricevute, a condizione che il trattamento e i costi siano normalmente coperti nel proprio Paese. Le autorità possono esigere che i pazienti richiedano un’”autorizzazione preventiva” per i trattamenti che necessitano di un ricovero ospedaliero o di cure sanitarie specializzate. Ogni eventuale rifiuto dovrà essere giustificato secondo un elenco ristretto di motivi.
La direttiva, tra l’altro, chiarisce le modalità di rimborso e stabilisce quali sono i casi in cui è richiesta un’autorizzazione preventiva.
La tessera europea di assicurazione malattia continuerà a restare valida per i cittadini che necessitano di trattamento urgente quando si recano in visita un altro paese dell’UE.
Con il voto di mercoledì, i deputati hanno approvato a larga maggioranza la relazione legislativa preparata da Françoise Grossetête (PPE, FR).
“I pazienti – ha commentato l’eurodeputato – non saranno più lasciati soli quando cercano cure sanitarie all’estero e l’ottenimento del loro rimborso. Questa direttiva, finalmente, farà luce sui diritti dei pazienti, fino ad ora molto aleatori”.
Secondo la direttiva, ogni Paese deve designare un “punto di contatto” per fornire informazioni ai pazienti che potrebbero essere interessati alla ricerca di cure all’estero. I punti di contatto forniranno anche assistenza in caso di problemi.
La ricerca di cure sanitarie all’estero potrebbe avvantaggiare soprattutto i pazienti inseriti in lunghe liste d’attesa, o quelli che non sono in grado di trovare cure specialistiche. I deputati hanno anche rafforzato le disposizioni per la cooperazione in materia di malattie rare.
In linea di massima, la maggior parte dei pazienti preferisce ricevere cure vicino a casa. Attualmente, l’1% dei bilanci sanitari degli Stati membri viene impiegato in cure sanitarie transfrontaliere. Le norme riguardano solo coloro i quali scelgono di farsi curare all’estero.
La risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 19 gennaio 2011 è visionabile al seguente indirizzo: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2011-0007+0+DOC+XML+V0//IT&language=IT.

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