Data odierna 22-10-2017

FINI A MIRABELLO LANCIA IL PATTO DI LEGISLATURA E RIVENDICA IL RUOLO DI FLI NELLA MAGGIORANZA: LA PRESENZA DI MIRKO TREMAGLIA SEGNO DI CONTINUITA  “Care amiche e cari amici di Mirabello,...

FINI A MIRABELLO LANCIA IL PATTO DI LEGISLATURA E RIVENDICA IL RUOLO DI FLI NELLA MAGGIORANZA: LA PRESENZA DI MIRKO TREMAGLIA SEGNO DI CONTINUITA  “Care amiche e cari amici di Mirabello, ogni volta che ho avuto modo di prendere la parola in questo piccolo paese che mi è caro per tante ragioni, ogni volta, ho sempre provato una certa emozione. Per ragioni note, perché qui affondano le radici di una parte della mia famiglia, perché qui anni fa un uomo certamente capace di guardare avanti, indicó al suo popolo la necessitá di un salto di generazione. E credo che la presenza qui di un uomo come Mirko Tremaglia sia la più bella dimostrazione di quella idea e continuitá”. Con il saluto a Mirko Tremaglia, decano della Camera, primo e finora unico Ministro per gli Italiani nel mondo, provato nel fisico ma ami nello spirito che lo ha portato in prima fila ad ascoltare il “suo” leader, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha esordito nel tanto atteso “discorso di Mirabello” con cui ieri ha illustrato le linee politiche di Futuro e Libertá per l’Italia, assicurando che non ci saranno strane alleanze con partiti dell’opposizione per far cadere il Governo e rivendicando il suo ruolo di fondatore del Pdl e quello di Fli nel rinnovato panorama politico. Un Fini commosso, all’inizio, ma anche determinato, ha ricordato che non è stato lui a lasciare il Pdl, ma l’ufficio politico del partito ad espellerlo il 29 luglio scorso, con un documento che Fini ha definito “un atto profondamente illiberale che nulla ha a che spartire con il pluralismo proprio di un partito liberale. Quel documento fu una brutale aggressione al dissenso, teso ad annullare ogni tipo di diversitá. E allora ragioniamo, chiediamoci. In quello che è stato definito “partito dell’amore” è possibile fare delle critiche? Da parte mia ci sono state, abbiamo fatto anche proposte”.
Il Pdl, ha proseguito, “doveva essere un grande partito nazionale, un grande partito occidentale. Con valori di riferimento precisi: libertá, rispetto e dignitá della persona umana. E se non fossi stato espulso dal Pdl avrei detto quello che dico adesso: quello di Gheddafi a Roma, un personaggio che non ha nulla da insegnarci, è stato uno spettacolo indecoroso. Da ex ministro degli Esteri conosco le ragioni della realpolitik, posso anche arrivare a dire che ci possa essere una quota di realpolitik in una logica di interessi nazionali. Ma questo non puó portare a una sorta di genuflessione. E allora, continuando, è possibile dire all’interno del Pdl, come ho detto in passato, che c’è un preciso dovere per chi ha responsabilitá istituzionali, quello di rispettare le altre istituzioni? Quando il premier chiede che gli venga riconosciuto il rispetto dovuto, lui deve riconoscerlo agli altri, in primis al capo dello Stato che rappresenta la Costituzione. E si deve rispettare il Parlamento, che non è una dependance dell’esecutivo. E non lo dico da presidente della Camera, ma perché devono essere equilibrati i poteri”.
“Il presidente del Consiglio, lo dico senza ironia, ha tanti meriti, ma anche qualche difetto: innanzitutto quello di non capire che in una democrazia non puó esserci eresia”, ha aggiunto Fini. “Gli siamo tutti grati per quello che ha fatto nel ’94, per aver battuto la cosiddetta macchina da guerra, ma la gratitudine non implica che non possa esistere il confronto, che i distinguo debbano essere accusati di lesa maestá: perché non siamo un popolo di sudditi. Io – ha ricordato – gli ho contestato la sua attitudine a confondere la leadership con quello che è l’atteggiamento di un proprietario di azienda”.
Quanto a Futuro e Libertá, Fini ha precisato che “non è An in sedicesimo”; al contrario è “punto di riferimento di tanti elettori che nelle ultime elezioni magari si sono astenuti o che nelle prossime amministrative, senza un’alternativa, si asterrebbero. Sono elettori che ci dicono di andare avanti, di cercare di difendere non solo le nostre buone ragioni ma i principi originari, più autentici del Pdl, che ci chiedono di dar vita a una buona politica, che è l’unico antidoto alla sfiducia crescente nelle istituzioni. Quando tante persone perdono fiducia nella politica è la vigilia di momenti che possono essere più problematici. Il Pdl, come lo avevamo concepito e voluto, è finito il 29 luglio perché è venuta meno la volontá di dar vita a quel confronto di idee che è il sale della democrazia. Il Pdl non c’è più, ora c’è il partito del predellino”.
“I parlamentari che stanno con noi hanno voglia di far politica, di parlare con la gente. Si va avanti con le nostre idee, con le nostre proposte, si va avanti senza farci intimidire da quello che è stato definito il “metodo Boffo”, messo in campo nell’ultimo mese da alcuni giornali che dovrebbero essere il biglietto da visita del cosiddetto partito dell’amore. E se questo è l’andazzo, – ha commentato, critico, Fini – immaginate se non erano amorevoli cosa poteva succedere. Non ci facciamo intimidire perché di intimidazioni ne abbiamo vissute ben altre, in anni in cui i pericoli per la destra erano ben altri. Non ci facciamo intimidire da campagne paranoiche e patetiche. Paranoiche perché indecenti, e patetiche perché non si rendono conto del disprezzo che gli sta montando attorno”. Sui giornali che lo hanno attaccato negli ultimi mesi per l’affare-Montecarlo, Fini ha detto di aver subito “un atteggiamento infame, non perché rivolto alla mia persona, ma alla mia famiglia, ed è tipico degli infami”.
Quello che Fli vuole è “andare avanti per tenere fede allo spirito delle origini, per non tradire lo spirito del Pdl, per evitare che il governo commetta altri errori. Si va avanti – e se lo tolgono dalla testa – senza cambi di campo, senza ribaltoni e ribaltini, perché da questo punto di vista le polemiche sono indice dello scarso livello del comprendere. Si va avanti convinti, come siamo, della necessitá di portare a termine il patto scritto con gli elettori, senza dimenticare parte del programma, senza inventare altre cose che poi diventano, a comando, emergenze. Si va avanti anche quando il presidente del Consiglio presenterá il patto dei cinque punti – la riforma della giustizia, il Mezzogiorno, il federalismo, il fisco e la sicurezza – è di tutta evidenza che i nostri capigruppo parleranno chiaro e forte e parleranno senza distinzioni tra falchi e colombe, perché a noi non interessa l’ornitologia. E i parlamentari di Futuro e libertá, se vogliono ridare dignitá e spirito di attuazione a quello che era il progetto del Pdl, possono opporsi ai capisaldi del programma? E allora sosterremo da donne e uomini liberi questo programma”.
“Fli – ha ribadito – non rema contro, ma rappresenta l’azione politica di chi vuol far camminare veloce il governo in modo proficuo ristabilendo anche un buon rapporto con la pubblica opinione (perché c’è qualche segnale di stanchezza, amici miei, sondaggi o non sondaggi). Cercheremo di dare vita a un patto di legislatura, dunque, per riempire di fatti concreti gli anni che ci separano da quando andremo a votare. È un “interesse nazionale”, e per questo riteniamo che sia avventurismo politico minacciare un giorno sí e l’altro pure le elezioni, magari per intimidirci e magari per regolare i conti con qualcuno”.
Se la legislatura finisse anzitempo, ha aggiunto il presidente della Camera, “sarebbe un fallimento per tutti: per me, per Fli, per Berlusconi. Siamo certi – ha ribadito – che un patto di legislatura posa garantire la legislatura. E credo che ne siano consapevoli anche Bossi e la Lega”. Se Bossi è “uomo concreto” che “capisce gli umori della gente”, è pure vero, per Fini, che “solo chi non conosce la storia, oltre che la geografia puó pensare che la Padania esista per davvero”; questo per dire che “il federalismo è possibile solo se è nell’interesse di tutta l’Italia”.
Sul premier, Fini ha riconosciuto che “Silvio Berlusconi ha il sacrosanto diritto di governare, perché è stato scelto in modo inequivocabile dagli elettori e non ho alcuna difficoltá a dire che pensare a scorciatoie giudiziarie per toglierlo di mezzo, rappresenterebbero un tradimento del volere democratico. Nessuno è contrario al lodo Alfano o al legittimo impedimento. Siamo convintissimi che occorra risolvere la questione relativa al diritto che Berlusconi ha di governare senza che vi sia l’interferenza di segmenti iperpoliticizzati della magistratura che vogliono metterlo in fuorigioco. Affidare al dottor Stranamore – che è l’onorevole Ghedini – è incomprensibile. La soluzione non si trova mai e il problema si acuisce. Non va fatta una legge ad personam che danneggi parte della societá, ma una legge a tutela del capo del governo, del capo dello Stato che esiste in molti paesi d’Europa. Il che – ha chiarito il Presidente della Camera – non vuol dire impunitá, non vuol dire cancellare i processi, ma la sospensione degli stessi”.
Concludendo, Fini ha rilanciato: “basta con l’utilitarismo, basta con il calcolo del farmacista, basta con il meglio attendere domani. Bisogna buttare il cuore oltre l’ostacolo, bisogna dare un senso alla politica e bisogna farlo nel nome delle nostre idee e della nostra concezione politica. Ricordando quello che avevamo nel cuore a 18-20 anni, quando nessuno di noi pensava all’ingresso in Parlamento o a cariche istituzionali e nessuno era mosso dall’utilitarismo, né c’era qualcuno che diceva “aspetta non ti conviene, sai è permaloso”. Tenendo bene a mente, come ci piaceva dire da giovani, che se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee o non valgono niente le sue idee o non vale niente lui come uomo. Allora, in nome di un centrodestra autenticamente liberale, nazionale, riformatore, sociale, europeo, avanti con Futuro e libertá per l’Italia!”.

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