Data odierna 20-09-2017

Presentata nel maggio 2009, la proposta di legge dell’onorevole Antonio Razzi (Idv) volta ad eliminare la tassa sul passaporto per gli italiani residenti all’estero, è stata assegnata alla Commissione...

Presentata nel maggio 2009, la proposta di legge dell’onorevole Antonio Razzi (Idv) volta ad eliminare la tassa sul passaporto per gli italiani residenti all’estero, è stata assegnata alla Commissione Finanze della Camera. Il testo – “Modifiche all’articolo 58 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 200, concernente il rilascio gratuito di atti da parte dell’autorità consolare, e all’articolo 18 della legge 21 novembre 1967, n. 1185, concernente l’esenzione dalla tassa annuale sulle concessioni governative relativa al passaporto in favore dei cittadini italiani residenti all’estero” – inizierà l’iter dalla sede referente per poi essere sottoposto ai pareri delle Commissioni Affari Costituzionali, Affari Esteri e Bilancio.
Sottoscritto da altri 17 deputati – tra cui gli eletti all’estero del Pd Farina e Garavini e l’on. Zacchera (Pdl) – il testo intende modificare l’articolo 58 del DPR 200/67 che, spiega Razzi, “prevede la tassa annuale di concessione governativa per il passaporto ordinario per l’espatrio” elencando “una serie di atti che i consolati italiani all’estero hanno l’onere di rilasciare, gratuitamente, ad alcune categorie di soggetti, elencati in maniera tassativa: cittadini italiani indigenti; indigenti non cittadini ai fini del transito per l’Italia e qualora gli atti stessi siano necessari per procedure da svolgersi in Italia; cittadini italiani che prestino lavoro salariato, limitatamente a cinque anni dal loro primo espatrio; cittadini italiani residenti all’estero per accertati motivi di studio o per fini di assistenza e previdenza sociale; il personale civile e militare dello Stato in servizio all’estero; personalità estere e, eccezionalmente, nazionali, a titolo di cortesia. I residenti all’estero che non rientrano nella casistica elencata non godono di esenzione e sono pertanto obbligati a pagare – all’atto del rilascio o del rinnovo del loro passaporto – la tassa governativa”.
Ricordato che con la legge 342/2000 è stata eliminata la tassa annuale per l’espatrio verso i Paesi dell’Unione europea, Razzi ha sottolinea che “la questione rimane irrisolta per i connazionali residenti in uno Stato non comunitario (come ad esempio la Svizzera e non solo!): l’obbligo di pagare la tassa sul passaporto – ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641 – permane”.
A suo giudizio, quindi, “è giunto il momento di eliminare questo odioso balzello gravante sulla importante (dal punto di vista numerico) comunità di italiani residenti in Paesi non comunitari, prevedendo come unico requisito, per fruire dell’esenzione, quello della residenza all’estero e della regolare iscrizione all’AIRE. Bando, dunque, alla catalogazione di cui all’articolo 58 del decreto del Presidente della Repubblica n. 200 del 1967, e introduzione di un unico, semplice e inequivoco presupposto per godere dell’esenzione. Deve essere tra l’altro evidenziato che, allo stato attuale, l’interpretazione delle norme che prevedono l’esenzione è motivo di continue polemiche”.
Nella materia, denuncia il deputato di Idv, “esiste il caos più totale” nel senso che “non sono rari, anzi sono molto frequenti, i casi in cui per alcuni consolati un connazionale è qualificato indigente (e quindi non obbligato a pagare la marca sul passaporto) sulla basse di parametri e valutazioni che vengono disattesi da altri consolati, con la conseguenza che connazionali in identiche situazioni ricevono un trattamento differenziato, e alcuni di loro non sono considerati indigenti e quindi sono costretti a pagare”. Ciò, osserva Razzi, “provoca spesso incertezze e ingiustizie, anche se involontariamente” che si aggiungono “ulteriori discrasie che dallo stesso dettato normativo. Ad esempio, per le norme vigenti è esente dalla tassa chi sia nato in Italia e sia emigrato all’estero da maggiorenne; non altrettanto, invece, colui che sia emigrato da minorenne, costretto a pagare la tassa”. Quindi, ribadisce, “l’abolizione della tassa è un piccolo riconoscimento che la Repubblica italiana deve a tutti i connazionali italiani che hanno subìto il distacco dai loro cari e dalle loro terre di origine, recandosi all’estero in cerca di lavoro e fortuna”. Tre gli articoli che compongono il testo.
Art. 1.
1. L’articolo 58 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 200, è sostituito dal seguente:
“Art. 58. – (Atti rilasciati gratuitamente). – 1. Fermo restando quanto stabilito da altre disposizioni, l’autorità consolare rilascia gratuitamente atti e documenti, o copie di atti e documenti, necessari per il servizio dello Stato, nonché quelli richiesti:
a) da cittadini italiani residenti all’estero e regolarmente iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero;
b) dal personale civile e militare dello Stato in servizio all’estero;
c) da personalità estere e, eccezionalmente, nazionali, a titolo di cortesia”.
Art. 2.
1. All’articolo 18 della legge 21 novembre 1967, n. 1185, è aggiunto, in fine, il seguente comma:
“La tassa annuale di concessione governativa relativa al passaporto ordinario non è dovuta dal cittadino italiano residente all’estero e regolarmente iscritto all’anagrafe degli italiani residenti all’estero”.
Art. 3.
1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, valutato in 15 milioni di euro a decorrere dall’anno 2009, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2009-2011, nell’ambito del fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2009, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero.
2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio”.

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