Data odierna 19-11-2017

“All’estero, nonostante i boicottaggi espliciti, ha votato quasi il 30% dei nostri connazionali, con percentuali differenziate e in alcuni casi molto significative. Un risultato che, se la campagna...

“All’estero, nonostante i boicottaggi espliciti, ha votato quasi il 30% dei nostri connazionali, con percentuali differenziate e in alcuni casi molto significative.

Un risultato che, se la campagna non fosse stata esplicitamente boicottata, avrebbe tranquillamente potuto raggiungere e superare il 50%”. Ne è convinto Luciano Neri, presidente della Consulta per gli Italiani nel Mondo e componente del Coordinamento della Circoscrizione Estero del PD.

“La dotazione finanziaria per la campagna di informazione – continua Neri – è stata assegnata, dal Ministero delle Finanze al Ministero degli Esteri, con grande ritardo solo alcuni giorni fa. Da quel momento Consoli e Ambasciatori rispettosi del proprio ruolo istituzionale e delle leggi italiane hanno fatto quello che hanno potuto con grande impegno e responsabilità, hanno diffuso istruzioni utilizzando i mezzi informatici, il cartaceo, i giornali italiani e del Paese di ospitalità, nonchè i mezzi radiotelevisivi disponibili. In altri casi, purtroppo non pochi, Ambasciatori e Consoli irresponsabili hanno fatto poco o nulla, facendo prevalere le loro appartenenze politiche alle funzioni istituzionali e amministrative previste dal ruolo. Per questo, a risultato definitivo, sarà indispensabile che il Ministero degli Esteri da una parte, i Comites e il Cgie dall’altra, attivino per quanto di competenza una approfondita verifica di quanto è stato o non è stato fatto, per individuare cause e responsabilità”.

“Fare questo è indispensabile – afferma Neri – se non vogliamo che gli italiani all’estero siano sempre individuati come problema e non come risorsa. D’altra parte ciò che appare evidente è che gli italiani all’estero, sia rispetto ai quesiti di merito che alle scelte del governo, hanno espresso una opinione sostanzialmente omogenea a quella espressa dagli italiani in Italia. Nel merito credo che il voto abbia rappresentato un messaggio evidente di sfiducia politica nei confronti del governo e, per quanto Berlusconi e ministri si ostinino a ripetere che non ci saranno effetti sulla tenuta della maggioranza, è del tutto evidente che la crisi della destra è già cominciata e che le elezioni sono più vicine. La Lega, che aveva puntato sulla crescita elettorale per effetto della perdita di consensi del Pdl, in realtà viene travolta dall’effetto negativo determinato da Berlusconi, dal Governo e dal Pdl. Un prezzo che non può permettersi di pagare, pena passare dalla sconfitta alla definitiva marginalità sul piano politico nazionale”.

“Ma non bisogna dimenticare – afferma ancora Luciano Neri – che il referendum ha rappresentato soprattutto una scelta di merito sui temi specifici sottoposti a referendum. Fanno bene Fini, Casini e Rutelli a dire che il risultato referendario è “..un “no” grande come una casa al governo”, ma credo farebbero altrettanto bene a riflettere onestamente nel merito delle scelte degli italiani e adeguare alcune loro precedenti scelte politiche. Gli italiani vogliono l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, rifiutano la speculazione privata su un bene vitale come l’acqua, rifiutano il nucleare e gli interessi di lobbies che hanno sostenuto una opzione energetica pericolosa e più costosa. E questo l’hanno capito anche i mercati, spietati ma notoriamente più veloci della politica, i quali, prima ancora del risultato definitivo hanno penalizzato in borsa tutte le maggiori imprese coinvolte nella costruzione delle centrali nucleari, a partire da Enel, e premiato i titoli delle imprese che operano nei settori delle rinnovabili”.

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