Data odierna 23-09-2017

La Commissione affari esteri e comunitari della Camera dei deputati ha avviato, oggi 21 ottobre, l’esame del Bilancio di previsione dello Stato (legge finanziaria) per l’anno 2011 e per il triennio...

La Commissione affari esteri e comunitari della Camera dei deputati ha avviato, oggi 21 ottobre, l’esame del Bilancio di previsione dello Stato (legge finanziaria) per l’anno 2011 e per il triennio 2011-2013 per le parti di propria competenza, ovvero la tabella n. 6 riguardante lo stato di previsione del Ministero degli Affari esteri. Previsioni a tinte fosche che nemmeno il relatore di maggioranza ha potuto celare a fronte di una ulteriore riduzione dello spazio di manovra del Ministero degli Affari esteri e in definitiva della politica estera del nostro Paese. Il Ministro dell’economia e delle finanze Giulio Tremonti conferma, dunque, ancora una volta la sua “avversione” per il MAE e per i relativo bilancio.

Un’avversione che il settimanale L’Espresso aveva racchiuso, a gennaio 2010, nel titolo “A Frattini si è ristretta la Farnesina” per rappresentare la dicotomia tra gli annunci roboanti fatti da Silvio Berlusconi quando, come al G8 dell’Aquila, ha dichiarato l’impegno dell’Italia nel campo dell’emergenza alimentare o a favore dell’Africa – in particolare “quella Subsahariana” – o nella lotta all’Aids. Promesse mai mantenute per colpa “della crisi finanziaria o dell’avarizia del Ministro Tremonti. Ma “passata la festa gabbato lo santo” ed ecco la finanziaria 2011 che riduce al lumicino la cooperazione allo sviluppo: la legge finanziaria taglia altri 150 milioni agli interventi a favore dei disperati, nonostante gli impegni assunti dal capo del Governo e dal Ministro Frattini in occasione del suo tour nelle capitali africane. Nell’arco di tre anni la cooperazione allo sviluppo – che tuttavia il Governo continua a considerare “uno degli assi portanti della politica estera italiana” – passerà dalla disponibilità di 910 milioni che aveva nel 2008 (Governo Prodi) a 240 milioni di euro su cui potrà contare nel 2011, nonostante le parole solenni pronunciate dai nostri rappresentanti soltanto un mese fa all’Assemblea generale dell’ONU, a New York, in merito al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio.

Per non parlare di quei “rompiscatole” di italiani che costituiscono la numerosa comunità italiana all’estero. Una comunità che tantissimo ha dato e tuttora dà all’Italia, ma che il Governo ha bistrattato tagliando pesantemente i fondi che servivano per promuovere i Corsi di lingua e cultura italiana, i fondi per dare un minimo di assistenza ai cittadini italiani emigrati che vivono in condizioni di estrema povertà, oppure chiudendo gli uffici consolari, ben oltre il progetto varato dal Governo Prodi (che tra l’altro ha lasciato in eredità all’attuale Governo gli stanziamenti per il cosiddetto consolato digitale per i servizi online, che ora stenta a decollare), costringendo i nostri connazionali a sobbarcarsi trasferte che nessun cittadino italiano residente entro i confini nazionali accetterebbe. Bella riconoscenza!

Il bilancio del Ministero degli Affari esteri reca, nel 2011, stanziamenti di competenza che in termini assoluti sono notevolmente diminuiti rispetto al già martoriato 2009 e incidono per lo 0,4 per cento sul totale delle spese finali del bilancio dello Stato (nel 2007 l’incidenza era dello 0.45 e nel 2008 dello 0,48 per cento rispetto a ben altra somma di bilancio dello Stato).

La Direzione generale italiani all’estero e politiche migratorie (DGIEPM) subisce un ulteriore taglio – ma si sta raschiando il fondo del barile – di 14 milioni di euro per cui nel 2011 avrà una disponibilità di soli 59 milioni di euro a fronte di 131 milioni stanziati nel 2008. Anziché colpire gli sprechi veri – come ad esempio le milionarie sanzioni comminate dall’Unione Europea per le nostre inadempienze o gli interessi di mora che paghiamo per i nostri ritardi – il Governo attua una politica di tagli lineari che mette in pericolo persino le sedi consolari di nostra proprietà per le quali non è più possibile la messa in sicurezza e la manutenzione minima.

Probabilmente nel Governo, con la legge di riforma del MAE, ha preso corpo l’idea di sbarazzarsi degli italiani all’estero oltre che della cooperazione allo sviluppo e non si ha il coraggio di dirlo lasciando tracce formali, senza che Tremonti faccia e disfaccia. Un dato che si rileva anche nelle affermazioni di alcuni parlamentari del PdL eletti all’estero che nei loro tour “pre-elettorali” raccontano, negli incontri con i loro referenti locali di partito certamente non con le comunità, di sprechi da colpire anche all’estero. Una cosa è certa: per le poche ore di lezioni impartite nei corsi di lingua e cultura italiana all’estero le famiglie dei ragazzi (in età scolare) pagano un contributo che negli ultimi anni è costantemente cresciuto. Se poi la famiglia ha tre ragazzi che frequentano i corsi …. Allora ben venga l’indagine sul Ministero degli Affari esteri promossa da Claudio Micheloni e approvata dalla Commissione affari esteri del Senato. Forse i tagli toccheranno anche altri interessi fortemente protetti e non solo gli italiani residenti all’estero.

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