Data odierna 23-09-2017

Premesso che in Europa abbiamo un unico collegio elettorale in cui verranno eletti cinque deputati e due senatori, ritengo che sia errato chiedere agli elettori un voto autarchico per i candidati residenti...

Nardi: No al voto autarchico, si al voto utile

Premesso che in Europa abbiamo un unico collegio elettorale in cui verranno eletti cinque deputati e due senatori, ritengo che sia errato chiedere agli elettori un voto autarchico per i candidati residenti in Svizzera come sostenuto da qualcuno. Anche perché proprio un voto non condizionato da sollecitazioni autarchiche ha premiato in Europa, sia nelle elezioni politiche del 2006 che del 2008, alcuni candidati residenti nella Confederazione.

Ritengo, invece, che sia indispensabile sollecitare a tutti gli elettori del collegio Europa della Circoscrizione Estero un voto utile per l’Italia e per tutti noi italiani che viviamo fuori dai confini nazionali. Un voto utile che significa, innanzitutto, renderci conto che in queste elezioni italiane la vera battaglia politica si combatte tra Silvio Berlusconi e Pierluigi Bersani, non tra altri contendenti o pseudo tali. Pertanto, se non vogliamo che l’Italia finisca nuovamente nel vortice della crisi morale e finanziaria in cui ci avevano portato i governi Berlusconi alla fine del 2011, dobbiamo assolutamente evitare di disperdere il nostro voto tra sigle che, pur antiberlusconiane, indebolirebbero comunque l’alternativa al Cavaliere. Noi dobbiamo non solo contribuire a far vincere il Partito Democratico (l’unico partito che arriva all’evento elettorale presentando un leader che ha vinto le Primarie e dei candidati passati attraverso le Parlamentarie), dobbiamo anche fargli ottenere una chiara maggioranza autonoma sia alla camera dei Deputati che al Senato evitandogli di dover essere condizionato da ricatti di questo o quell’alleato.

Un voto utile che, per noi emigrati, significa poi mandare (far tornare) in parlamento quei candidati che, per nostra diretta (o indiretta) conoscenza, sappiano farsi carico delle istanze del mondo dell’emigrazione e non quelli che, per carattere, appartengono alla categoria dei “mo’ te lo imparo io!”; significa, ancora, mandare (far tornare) in parlamento quei candidati che, per la loro storia, sono vicini ai lavoratori ed al mondo del lavoro e non chi, per esempio, ha portato divisione tra lavoratori della rete consolare e della scuola italiana all’estero senza, peraltro, portare alcun beneficio ai loro utenti, anzi!

Votiamo, quindi, il Partito Democratico e diamo con accortezza il voto di preferenza a chi dà maggior fiducia di saperci rappresentare e senza farci condizionare dal loro Paese europeo di residenza.

Personalmente, proprio per queste motivazioni, voterò per il Partito Democratico e darò la mia preferenza per la Camera dei Deputati a Laura Garavini e per il Senato a Elio Carozza due persone che da sempre sono state convintamente vicine ai lavoratori (ed al mondo del lavoro) difendendo i loro diritti e le loro strutture di servizio, come i patronati. A quanti vogliono pensionare definitivamente Silvio Berlusconi, per far voltare pagina all’Italia, suggerisco di fare altrettanto.

Potendo poi dare due preferenze, per la Camera si potrà scrivere un secondo nome scegliendo tra Domenico Mesiano, Giuseppe Maggio e Gianni Farina anch’essi tre candidati del PD che hanno sempre saputo rappresentare egregiamente gli interessi dei lavoratori italiani emigrati difendendone i loro diritti. Mentre per il Senato si potrà aggiungere il nome dell’unica donna candidata e cioè Cristina Rizzotti.

Dino Nardi, coordinatore UIM Europa e membro Cgie

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