Data odierna 18-08-2017

“Rivolgo un sincero augurio affinché che nelle Assemblee – pilastro della nostra democrazia – che il Presidente Grasso e la Presidente Boldrini guidano, hanno il difficile compito di...

Napolitano: In parlamento rispetto dei diritti e della voce di tutti

“Rivolgo un sincero augurio affinché che nelle Assemblee – pilastro della nostra democrazia – che il Presidente Grasso e la Presidente Boldrini guidano, hanno il difficile compito di guidare, possa affermarsi in ogni momento un clima di civile confronto e di fruttuoso impegno, nel rispetto dei diritti di tutte le forze che vi sono rappresentate e nella riaffermazione delle regole che le Camere si sono date”.

Così il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo intervento alla cerimonia per lo scambio degli auguri di Natale e Capodanno con i rappresentanti delle istituzioni, delle forze politiche e della società civile.

“Non c’è dubbio – ha proseguito – che dall’incontro del 17 dicembre 2012 ad oggi l’Italia abbia conosciuto mutamenti incalzanti della scena politica, mutamenti ancora lontani da un chiaro assestamento e tali da presentare incognite non facilmente decifrabili. Voi mi permetterete tuttavia di partire da qualche considerazione più ampia su quel che si muove nella realtà sociale – preoccupazioni, interrogativi, orientamenti e tendenze, riconducibili a questioni vitali per diversi ceti e gruppi sociali, e da valutare nel loro incrociarsi con la dimensione della politica e con la sfera delle scelte di governo”.

Dunque la crisi economica, che ha “condannato” una miriade di imprese, e il disagio diffuso che colpisce “categorie, gruppi, persone, che possono farsi coinvolgere in proteste indiscriminate e finanche violente, in un estremo e sterile moto di contrapposizione totale alla politica e alle istituzioni”.

Per questo, ha sottolineato, “occorre accompagnare il più severo richiamo al rispetto della legge con la massima attenzione a tutte le cause e i casi di più acuto malessere sociale. La crisi globale che si trascina dal 2008 e quella che ha poi più direttamente investito l’Eurozona, hanno messo a dura prova la coesione sociale nel nostro come in altri paesi. Le più elaborate previsioni internazionali per il 2014 segnalano un rischio diffuso di tensioni e scosse sociali – originate dalle regressioni e dalle crescenti diseguaglianze subite in questi anni – in modo particolare nel nostro Continente. Un rischio che si presenta naturalmente non nella stessa misura in tutti i paesi dell’Unione, ma che deve essere tenuto ben presente e fronteggiato in Italia”.

In più, in Italia il malessere sociale “si esaspera nel confronto con i fenomeni di corruzione o insultante malcostume che si producono nelle istituzioni politiche, anche al livello regionale, e negli apparati dello Stato, così come con ogni sorta di comportamenti volti a evadere o alterare l’obbligo della lealtà fiscale”. Servono, dunque, risposte concrete che il Governo Letta si è “impegnato” a trovare.

Napolitano ha quindi parlato di una Italia “della solidarietà e dell’impegno civile”, attenta all’ambiente e alla salute, “più sensibile” alla tutela del suo patrimonio naturale e culturale, vedendo in tutte queste manifestazioni “motivi di fiducia, cogliendo segni di rinnovato impegno per il futuro del nostro paese” e della volontà a “non arrendersi” soprattutto nei giovani.

“Segnali importanti per affrontare al meglio la sfida più complessa, la sfida cruciale di una ripresa economica che produca più occupazione e buona occupazione soprattutto per i giovani”, ha proseguito Napolitano, sottolineando che il vero nodo rimane quello del lavoro.

“Se si può nutrire e trasmettere fiducia nell’avvenire dell’Italia, e se ci si può provare a disegnarlo, l’anello che ancora manca è il passaggio a una mobilitazione collettiva, a una ripresa di vigore e operosità, indispensabile oggi per risalire la china. Questa consapevolezza – ha osservato – dovrebbe animare tutte le forze sociali e politiche responsabili: e penso che in tale direzione vada il riavvicinamento prodottosi tra le rappresentanze imprenditoriali e quelle del mondo del lavoro. La consapevolezza della politica e delle istituzioni dovrebbe concentrarsi su riforme per il lavoro, e su riforme dell’ordinamento della Repubblica in assenza delle quali nessuno slancio nuovo può prodursi, nessun impulso atteso da azioni immediate o da indirizzi di governo di più lungo termine può tradursi in realtà, può davvero dare frutti”.

Quindi, la parte sulle riforme, costituzionali soprattutto. “Su questo tasto – ha ricordato – ho battuto fin dall’inizio del mio mandato e all’indomani del rigetto – nel referendum confermativo – dell’ampia legge di revisione costituzionale approvata nel 2005 dal Parlamento con una maggioranza non di due terzi. Riforme come quelle del superamento del bicameralismo paritario, dello snellimento del Parlamento, della semplificazione – in chiave di linearità e di certezza dei tempi – del processo legislativo, o come la revisione del Titolo V varato nel 2001, sono ormai questioni vitali per la funzionalità e il prestigio del nostro sistema democratico, per il successo di ogni disegno di rinnovato sviluppo economico, sociale e civile del nostro paese nel tempo della competizione globale”.

“Tale convinzione – ha ricordato ancora – era stata pienamente condivisa dalla maggioranza che fece nascere nell’aprile scorso il governo Letta accordando la fiducia al programma che comprendeva tra i suoi elementi costitutivi quel disegno, appunto, di riforme costituzionali. E oggi vorrei rivolgere uno schietto appello al partito che il 2 ottobre scorso si è distaccato dalla maggioranza originaria guidata dal Presidente Letta, perché quella rottura non comporti l’abbandono del disegno di riforme costituzionali, di cui sono state poste le premesse tra giugno e settembre con la relazione della Commissione presieduta dal ministro Quagliariello. Nel ringraziare ancora per l’impegno disinteressato e costruttivo i membri di quella Commissione, esprimo l’opinione che sarebbe dissennato buttar via quel prezioso telaio propositivo e rinunciare a trarne le conclusioni che spettano al Parlamento”.

“Il mio appello a collaborare al percorso delle riforme costituzionali indispensabili – ha precisato – è rivolto anche a forze di opposizione che hanno osteggiato il provvedimento procedurale contenente deroghe all’articolo 138 della Costituzione, ma non, in linea pregiudiziale, la scelta di determinate riforme. La ricerca della più larga convergenza a questo riguardo in Parlamento, resta sempre uno sforzo da compiere, e non ha nulla a che vedere con il concordare o il contrastare larghe intese o grandi coalizioni di governo. Mancare anche questa volta l’obbiettivo della revisione della II parte della Costituzione sarebbe fatale per il rilancio delle potenzialità e del progresso della nazione. Quell’obbiettivo era stato tracciato già nel 1992 nel messaggio d’insediamento del Presidente Scalfaro nel cui solco mi sono in questi anni conseguentemente mosso”.

E se “è perfino banale ribadire che la stabilità non è un valore se non si traduce in un’azione di governo adeguata”, Napolitano ha detto che sulle riforme “in Parlamento si è imperdonabilmente pestata l’acqua nel mortaio nella precedente legislatura e, ancora per mesi, in quella attuale”. Imperdonabile, per Napolitano, lo stallo sulla legge elettorale, per cui ora il Presidente torna ad auspicare un esame “più risoluto e spedito”, lontano dalle strumentalizzazioni.

Quanto a Berlusconi e all’effetto “traumatico” sul quadro politico provocato dalla sentenza di condanna nei suoi confronti, Napolitano ha colto l’occasione per ribadire che “sempre e dovunque negli Stati di diritto non può che riaffermarsi il principio della divisione dei poteri e quindi del rispetto, da parte della politica, delle autonome decisioni della magistratura”.

Quanto a lui “la severità delle sanzioni inflitte, la riluttanza a prenderne atto e a compiere gesti conseguenti, può indurre l’interessato e la sua difesa a tentare la strada di possibili procedimenti di revisione previsti dall’ordinamento nazionale, o a proporre ricorsi in sede europea. Ma non autorizza a evocare immaginari colpi di Stato e oscuri disegni cui non sarebbero state estranee le nostre più alte istituzioni di garanzia. Queste estremizzazioni di ogni giudizio o reazione, non giovano a nessuno, e possono solo provocare guasti nella vita democratica”.

“Più in generale, l’Italia – ha proseguito – avrebbe bisogno – mi sia almeno concesso il condizionale della speranza – di più misura, serenità e consapevolezza nel fare politica. Consapevolezza e senso dell’unità nazionale, pur tra consensi e dissensi, in un mondo solcato come da anni non accadeva da tensioni, conflitti, minacce cui ancora debolmente corrispondono iniziative e sforzi di pacificazione e cooperazione”.

Nel suo discorso, Napolitano ha parlato anche di Europa e del dramma carcerario per tornare a sottolineare come “speranza e volontà di cambiamento” debbano “misurarsi ora e qui con sfide e necessità scottanti”.

“Lasciate che concluda quindi con un richiamo alla sfida, che avverto fortemente, del rispetto delle istituzioni, della fermezza dello Stato democratico, della tutela della legalità. Le insidie vengono da molte parti: vengono nel modo più brutale dalla criminalità mafiosa, dalle sue minacce ai magistrati e alla convivenza civile. Ai servitori della legge impegnati con coraggio su quel fronte, va oggi la nostra piena, limpida, concreta solidarietà. Un anno fa, – ha ricordato Napolitano – nella stessa occasione che ci vede oggi riuniti alla vigilia dell’inizio del 2014, volli accomiatarmi da voi nell’imminenza della conclusione del mandato presidenziale. Chiarissima era la mia convinta e motivata predisposizione a quella conclusione: e non c’è tentativo di spudorato rovesciamento della verità che possa oscurare quel mio atteggiamento o far dimenticare la pressante sollecitazione che venne a me rivolta da opposte forze politiche partecipi di una drammatica condizione di impotenza politica a eleggere il mio successore. Nel ringraziare poi il Parlamento e i rappresentanti delle Regioni per la fiducia largamente accordatami, ebbi modo di indicare inequivocabilmente i limiti entro cui potevo impegnarmi a svolgere ancora il mandato di Presidente. Anche di quei limiti credo che abbiate memoria; ed io doverosamente – ha concluso – non mancherò di rendere nota ogni mia ulteriore valutazione della sostenibilità, in termini istituzionali e personali, dell’alto e gravoso incarico affidatomi. A voi tutti, un cordiale augurio di Buon Natale e Buon Anno”. (aise)

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