Data odierna 20-11-2017

“Nulla può farci tornare indietro”. Ne è certo il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che questa mattina ha partecipato a Strasburgo alla seduta solenne del Parlamento europeo...

Napolitano a Strasburgo: La costruzione Europea ha fondamenta profonde

“Nulla può farci tornare indietro”. Ne è certo il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che questa mattina ha partecipato a Strasburgo alla seduta solenne del Parlamento europeo nel corso della quale ha pronunciato un discorso in cui ha ribadito la irreversibilità della costruzione europea.

Considerazioni non condivise dagli europarlamentari leghisti, che hanno contestato il capo dello Stato, fischiati a loro volta dai colleghi europei.

Nel suo lungo intervento, Napolitano ha ripercorso gli ultimi sette anni – quelli del suo primo settennato – caratterizzati, ha detto, “dalle prove più dure che la costruzione europea ha dovuto fronteggiare”, in relazione alle drammatiche condizioni economiche che gran parte degli europei pagano sulla propria pelle. “Il dato emblematico, riassuntivo di tutti gli effetti negativi e traumatici della crisi – ha detto il Presidente – è l’aumento della disoccupazione, è l’impennata drammatica della disoccupazione giovanile”.

Di fronte a questa situazione la sola “politica di austerità e recessione non regge più”, serve, ha detto ancora una volta Napolitano, pensare alla crescita e, prima di tutto, alla occupazione.

“Una crescita sostenuta e qualificata – ha sottolineato Napolitano – richiede certamente riforme strutturali, ma richiede in pari tempo un rilancio, oltre che di investimenti privati, di ben mirati investimenti pubblici, al servizio di progetti europei e nazionali. A tal fine è necessaria – al di là del riferimento a parametri rigidamente intesi – maggiore attenzione per le effettive condizioni di sostenibilità del debito in ciascun paese e, in relazione a ciò, sufficiente apertura sui modi e sui tempi dell’ulteriore riequilibrio finanziario. Il Parlamento europeo ha dato utili indicazioni con l’ampia risoluzione approvata il 12 dicembre scorso, ispirata a criteri di rinnovata solidarietà in seno all’Unione e in particolare all’Eurozona. Dall’Unione Bancaria, avviata già nel giugno 2012 dal Consiglio europeo, a un’adeguata capacità di bilancio dell’Unione fondata su specifiche risorse proprie, da regole forti di coordinamento delle politiche economiche nazionali tali da assicurare una crescente coesione tra le economie degli Stati membri : questi ed altri elementi sono collocati dalla vostra risoluzione nel quadro di un rilancio della strategia di “integrazione differenziata”, con particolare riferimento alla cooperazione rafforzata nel campo delle politiche economiche e sociali. E non manca, nella risoluzione, il richiamo sia alle potenzialità ancora inesplorate dei Trattati vigenti sia alle esigenze, in prospettiva, di modifica dei Trattati stessi”.

Serve, dunque, “un cambiamento profondo del modo di essere e di operare dell’Unione Europea” visto che “poste di fronte a una drammatica crisi finanziaria, economica e sociale, le istituzioni europee si sono mosse a fatica, fra troppe esitazioni, divergenze e lentezze, ma si sono certamente mosse nel senso della correzione di comportamenti precedentemente tenuti”. Se “l’Euro ha rappresentato una innovazione di valore storico” è anche vero che “è rimasta per troppi anni monca, priva di complementi essenziali; il che può essere spiegato solo con anacronistiche chiusure e arroccamenti nazionali in campi che dopo l’introduzione dell’Euro non potevano rimanere presidiati dalla sovranità nazionale”.

Ora, in vista delle prossime elezioni europee, Napolitano ha sostenuto che “quanti di noi credono nella causa dell’Europa unita, possano prepararsi al confronto elettorale con serenità e con fiducia, come portatori di cambiamento, tanto più se si restituirà al nostro disegno e alla nostra esperienza il loro volto complessivo, tutta intera la loro ricchezza, dopo averne visto in questi anni prevalere una versione riduttiva, economicistica, con pesanti connotati tecnici. Si è attenuata – e va riproposta con forza – la visione di quel che si è costruito in poco più di mezzo secolo : non solo un’area di mercato comune e di cooperazione economica, ma una comunità di valori, e con essa una comunità di diritto complessa e articolata nel segno della libertà e della democrazia. C’è stato un continuo allargarsi di orizzonti del progetto europeo. E si è delineata la prospettiva di una comune visione e capacità d’azione europea nel campo delle relazioni internazionali e della difesa e sicurezza”.

“La costruzione europea ha ormai delle fondamenta talmente profonde, che si è creata un’interconnessione e compenetrazione così radicata tra le nostre società, tra le nostre istituzioni, tra le forze sociali, i cittadini e i giovani dei nostri paesi, che nulla può farci tornare indietro”, ha detto con forza Napolitano. “C’è dunque vacua propaganda e scarsa credibilità nel discorso di quanti hanno assunto atteggiamenti liquidatori verso quel che abbiamo edificato nei decenni scorsi, dall’Europa dei 6 all’Europa dei 28. Come si può parlare di “fine del sogno europeo”, sostenendo magari che quella fine si potrebbe scongiurarla abbandonando l’Euro per salvare l’Unione? La fattibilità e le conseguenze traumatiche di quell’abbandono vengono considerate da qualcuno con disarmante semplicismo. Né vedo quale dovrebbe essere il luogo e quali i garanti di un così improbabile scambio.

In effetti, nonostante il moltiplicarsi, in questi anni, delle previsioni catastrofiche sull’imminente crollo dell’Euro, le istituzioni dell’Unione e le più avvedute leadership politiche nazionali hanno compreso che per salvaguardare l’intero progetto europeo era essenziale difendere l’Euro. Ma è stato necessario fare i conti con gli errori compiuti, dovuti, a ben vedere, all’affievolirsi della volontà politica comune che aveva reso possibile quel balzo in avanti e che avrebbe dovuto presiedere a tutti i successivi sviluppi della integrazione europea, in uno con i processi dell’unificazione tedesca e dell’allargamento dell’Unione”.

“Se quello che oggi stiamo vivendo e si manifesterà nell’imminente confronto elettorale, è – come ho detto all’inizio – un momento della verità per la causa dell’unità e del futuro dell’Europa, condizione decisiva del successo è una nuova, più forte e decisa, volontà politica comune, capace di trasmettere alle più vaste platee di cittadini le ragioni storiche e le nuove motivazioni del progetto europeo”, ha proseguito il Presidente, aggiungendo che non lo ha “mai contagiato il timore che nel passaggio delle responsabilità politiche e di governo a generazioni successive potessero dissolversi l’ispirazione, la consapevolezza, la volontà politica comune europea, culminata nell’unificazione dell’intero continente su basi di pace e di libertà. Tuttavia, che queste non si siano dissolte e possano ritrovare forza in un contesto diverso e nuovo, è ciò di cui si deve ora dare l’estrema prova”.

“Ieri – ha ricordato – la molla del porre fine ai nazionalismi economici e politici, generatori di conflitti fatali, era una molla potente per conquistare consensi alla causa dell’unità europea. Ebbene, una molla non meno potente può essere oggi quella dello scongiurare il declino del nostro continente, di quel che esso ha rappresentato nella storia. L’Europa nel suo insieme è diventata più piccola rispetto ad altri continenti in termini di peso demografico, di potenza economica, di ruolo negli equilibri mondiali ; ma se saprà unire sempre di più le sue forze, potrà continuare a dare il suo apporto peculiare allo sviluppo storico e all’avvenire della civiltà mondiale”.

“Manca oggi, ha di recente notato Helmut Schmidt, “la vista lunga” in troppi leader europei, per insufficiente consapevolezza del declino che minaccia l’Europa. I padri fondatori e costruttori dell’Europa comunitaria non erano solo “impregnati di sentimento tragico della storia”, erano portatori di un’audace e realistica visione del futuro. E questa può darla oggi, ovvero nei prossimi anni, solo una politica che si faccia finalmente europea. Mentre finora in un continente così interconnesso come il nostro, la politica è rimasta nazionale, con i suoi fatali limiti e con le sue diffuse degenerazioni. Una politica europea, uno spazio pubblico europeo, dei partiti politici europei, che cos’è l’Unione politica di cui si parla, – si è chiesto Napolitano – se non si fa vivere su scala europea il confronto politico democratico, la competizione tra le diverse correnti ideali e forze politiche organizzate ? È questo un grande salto in avanti da compiere e rispetto al quale molto hanno da dire il Parlamento e i parlamentari europei, in stretto raccordo con i Parlamenti e i parlamentari nazionali, per raggiungere le masse più larghe di cittadini, coinvolgendoli in una più informata e attiva partecipazione politica alla costruzione di un’Europa più unita, più democratica, più efficace. In questo Parlamento opera già il nucleo originario e vitale dei partiti politici europei. È qui che si raccolgono le maggiori sensibilità e competenze su cui poter fondare un messaggio politico per il governo dell’Europa da condividere con i cittadini, al di là del linguaggio in codice e dei complessi tecnicismi delle istituzioni dell’Unione. È nelle vostre mani, signor Presidente, signori deputati, per gran parte nelle vostre mani, – ha concluso – il compito di far nascere e crescere la dimensione politica dell’integrazione europea, nella nuova fase di sviluppo che per essa si apre”. (aise)

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