Data odierna 21-09-2017

“Da molti mesi, ormai, il tema dell’Europa è quotidianamente presente e dominante nella comunicazione politica, nell’informazione economica, nell’attenzione dei cittadini e delle...

Napolitano a Bruges: in Europa è tempo di compiere un salto di qualità ancor più deciso

“Da molti mesi, ormai, il tema dell’Europa è quotidianamente presente e dominante nella comunicazione politica, nell’informazione economica, nell’attenzione dei cittadini e delle famiglie, in tutti i nostri Paesi. Vi è presente e dominante in termini critici, per le preoccupazioni via via cresciute in ordine alle incertezze del vivere quotidiano e al nostro comune futuro e destino. Ma anche così si è diffusa, come forse mai nel passato, la percezione di quel che ci lega, che lega le nostre società e le nostre persone in tutta l’Europa via via unitasi in un inedito processo di integrazione democratica”.

Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a Bruges nel corso della sua lectio di inaugurazione dell’Anno Accademico del Collège d’Europe.

“Dopo più di mezzo secolo di unità e di continui progressi”, ha osservato Napolitano, “occorre ragionare ora, in un rapporto chiaro e convincente con i cittadini, sulla crisi che ha investito l’Eurozona e offrire risposte persuasive. C’è, in sostanza, da render chiaro qual è la posta in giuoco per il nostro continente. E non solo per esso: in definitiva”, ha spiegato il capo dello Stato, “quel che di recente si è detto da parte di non europei sul rischio che le nostre difficoltà possono comportare per l’intera economia mondiale costituisce in qualche modo il riconoscimento obiettivo del peso dell’Europa nel mondo d’oggi, benché il quadro sia così diverso dal passato per effetto di un’impetuosa trasformazione e globalizzazione. La riflessione, sia retrospettiva sia proiettata verso il futuro che qui sollecito, non prescinde dunque dagli imperativi del presente, dal confronto sulle scelte cui l’Europa e le sue istituzioni sono chiamate ora, quasi – si potrebbe dire – giorno per giorno”.

Il presidente Napolitano ha quindi espresso il “massimo rispetto per lo sforzo che affrontano, per i dilemmi dinanzi ai quali si trovano da quando una grave crisi ha investito l’Eurozona, i capi di governo, i massimi responsabili delle istituzioni dell’Unione, i policy-maker che partecipano alla formazione delle decisioni. Io che vi parlo non faccio più parte di questa schiera, sono un Capo di Stato senza poteri esecutivi, ma so quale sia la fatica dello scegliere e dell’agire; e nello stesso tempo mi sento corresponsabile, nel bene e nel male, della esperienza compiutasi in Europa negli scorsi decenni”.

“Per l’Europa”, ha rilevato Napolitano, “la questione si pone in termini peculiari: cioè anche come questione interna allo sviluppo del processo d’integrazione da noi finora portato avanti, nel senso che dobbiamo adottare revisioni e rafforzamenti di un sistema già operante di regole e di istituzioni comuni. È attorno a questa acuta esigenza che ruota la discussione, così problematica e serrata, suscitata nell’Unione Europea, nell’Eurozona e nelle diverse sue espressioni istituzionali, dalla crisi greca, da quelle irlandese e portoghese, ma anche dalle tensioni e dai rischi che hanno investito la Spagna e l’Italia in termini di crisi del debito sovrano. A ciò si è reagito e si sta reagendo, da parte delle istituzioni europee e dei governi nazionali, con misure straordinarie e con rilevanti innovazioni. Ed è da apprezzarsi il contributo che è venuto e viene dalla Banca Centrale Europea, anche riempiendo qualche vuoto politico-istituzionale”.

Il presidente Napolitano ha quindi richiamato le “incertezze e contrasti che hanno segnato il cammino dell’Unione nel corso del 2011 e che toccano in modo rivelatore nodi di fondo irrisolti rispetto al comune progetto europeo e al suo futuro. La grande questione è quella di ciò che ha rappresentato la scelta della moneta unica e quindi la nascita dell’Euro”, ha detto; “ed è nello stesso tempo, più in generale, quella del seguito che doveva darsi e non è stato dato al Trattato di Maastricht”. Lì, a Maastricht, ha ricordato il capo dello Stato, “nacque, raccogliendo i frutti e le eredità delle tre Comunità preesistenti, l’Unione Europea. E non si trattò certo di un mutamento semantico, ma di un cambiamento in senso politico e di un deciso allargamento di orizzonti e obiettivi. Quando oggi diciamo con tanta forza – tutti quelli tra noi che hanno ruoli istituzionali e di governo nell’Unione – che l’Euro è pilastro irrinunciabile dell’Europa unita, ci riferiamo innanzitutto al valore storico della sua introduzione nello spirito di una Europa federale”. Per Napolitano è, dunque, ” giusto documentare e mettere in luce i benefici che l’esistenza dell’Euro ha apportato a tutti i Paesi che vi hanno aderito, nessuno escluso: è giusto ed è necessario farlo più di come lo abbiamo fatto di fronte alle turbolenze di questo difficile 2011, talvolta esitando a reagire a ondate di opinione fondate sulla disinformazione e sulla diffusione di meschini pregiudizi nazionali”.

Per il presidente Napolitano, “nessun argomento consistente è stato portato per mettere in questione la validità della scelta dell’Euro e la sua irreversibilità: già all’inizio degli anni ’90, quando si fece quella scelta, non c’era alternativa all’Unione monetaria; e non ce n’è oggi alcuna alla prosecuzione del cammino dell’Euro. Il vero nodo”, ha chiarito ancora il capo dello Stato, “è costituito dal rapporto tra unione monetaria e unione politica: esso in effetti fu ben presente a quanti ebbero parte nella preparazione del Trattato di Maastricht e nel negoziato finale. Ma la materia del contendere, la sostanza di un processo di unione politica, stava in un ulteriore, risoluto allargamento della sovranità condivisa da esercitare in comune al livello europeo rispetto alle sovranità degli Stati nazionali. Venne compiuto il passo così importante ed audace dello spostamento al livello sovranazionale della sovranità monetaria: ma poteva bastare? O potevano bastare gli strumenti di accompagnamento che nel Trattato vennero previsti, per quel che riguarda in particolare la disciplina di bilancio degli Stati membri aderenti all’Euro? Potevano bastare orientamenti di semplice coordinamento delle politiche economiche nazionali, come quelli cui venne affidata – anni dopo Maastricht – l’ambiziosa Strategia di Lisbona condannandola all’insuccesso? Quel che si poteva piuttosto postulare”, è la risposta di Napolitano, “era il contestuale passaggio a una politica monetaria, a una politica fiscale e di bilancio e a una politica macroeconomica, decisamente affidate a una sovranità europea condivisa. Ed è questo il nodo politico che sta ora venendo al pettine”. Per il presidente, “solo avanzando in questa direzione si possono garantire principi, valori e obbiettivi che stanno a cuore a noi tutti: stabilità finanziaria, corresponsabilità e solidarietà, crescita competitiva dell’economia europea nel suo complesso secondo quella visione che un anno fa qui il Cancelliere Signora Merkel ha rivendicato con accenti appassionati come modello proprio dell’Europa unita”.

Di qui alcune domande: “Ma non è venuto allora il momento di riconoscere che dinanzi alla crisi della Grecia e dell’Eurozona si sono nei mesi scorsi manifestate in certi paesi esitazioni e resistenze che hanno dato il senso di un oscurarsi del principio di solidarietà? Non è venuto il momento di superare quello che è apparso un tabù rispetto a pur diverse ipotesi di introduzione di Bond europei? Di superare persistenti riserve dinanzi all’adozione di norme e mezzi efficaci al fine di perseguire una comune strategia di sviluppo? E parlo di quella che la Commissione ha proposto per il 2020 ma di cui occorre garantire l’efficacia vincolante, l’effettiva attuazione. E come si può non vedere la contraddizione insuperabile tra l’esigenza di un balzo in avanti nel processo di integrazione, nella assertività e nella capacità realizzatrice dell’Europa unita, e un approccio restrittivo alla prova delle prospettive finanziarie dell’Unione per il periodo 2014-2020? Queste domande dovremmo, tutti, rivolgerle a noi stessi”.

“Sia chiaro”, ha ammonito Giorgio Napolitano: “ciascuno Stato nazionale membro dell’Eurozona deve fare la sua parte, assumersi fino in fondo le sue responsabilità. Tra essi certamente l’Italia, dove “la cultura della stabilità”, ha detto il capo dello Stato, “ha avuto nel mio Paese sostenitori autorevoli e coerenti nell’esercizio delle loro funzioni pubbliche, ma non ha, per lungo tempo, prevalso. Ebbene, ora non possiamo più tergiversare di fronte all’imperativo categorico di uno sforzo consistente e costante di abbattimento del nostro debito pubblico, né restare incerti dinanzi a riforme strutturali da adottare per rendere possibile una nuova, più intensa crescita economica e sociale. Si tratta di prove di indubbia durezza, con cui dobbiamo cimentarci; e abbiamo in questi mesi cominciato a farlo, ma molto resta ancora da fare, senza indugio. E nessuna forza politica italiana può continuare a governare o può candidarsi a governare, senza mostrarsi consapevole delle decisioni, anche impopolari, da prendere ora nell’interesse nazionale e nell’interesse europeo. Ciascuno deve fare la sua parte, ma tutti insieme dobbiamo rispondere alle domande di attualità e alle questioni di prospettiva”.

“Rispettiamo come sempre in modo particolare la dedizione della Germania alla causa europea e ne ammiriamo i successi conseguiti come grande Paese democratico sul piano economico-sociale e sul terreno della stabilità monetaria, comprendendo le ragioni storiche del suo attaccamento a questo essenziale pilastro”. Ma altrettanto “amichevolmente” Napolitano ha espresso “la preoccupazione per quella che appare una riluttanza ad accettare ulteriori, ormai inevitabili, trasferimenti di sovranità – e dunque anche di decisioni a maggioranza – al livello europeo. In fondo, dal Cancelliere tedesco e dal Presidente francese sono state negli ultimi tempi avanzate proposte – poi in parte tradotte nel Patto Euro Plus – tali da scavalcare la rigida parete divisoria che si volle sancire nel vigente Trattato a protezione delle competenze degli Stati nazionali, contro una progressiva estensione di quelle dell’Unione”.

Per il presidente Napolitano, “comune alle leadership di tutti i nostri Paesi dovrebbe diventare la consapevolezza che è indispensabile procedere oltre i limiti rimasti ancora in piedi non solo nel Trattato costituzionale poi abortito, ma anche e ancor più nel successivo Trattato di Lisbona. L’esigenza di “più Europa”, univocamente posta negli appelli, anche ricchi di indicazioni concrete, che si susseguono a firma di sperimentate e autorevoli personalità europee, è con sempre maggiore evidenza divenuta tassativa in un mondo, per di più scosso da una crisi come quella attuale, nel quale nessun singolo Paese europeo, nemmeno il più grande ed efficiente, può salvarsi da solo e svolgere con le sue sole forze un ruolo significativo. Quel “più Europa”, prospettato in antitesi a una tendenza innegabile a ripiegamenti nazionali se non nazionalistici, sollecita l’esercizio di maggiori poteri decisionali da parte delle istituzioni dell’Unione in un clima di reciproco rispetto e di rinnovata collegialità, al di là dell’apporto propositivo di singoli governi nella fase di formazione degli orientamenti e delle decisioni”.

Quanto alla moneta unica, il capo dello Stato ha assicurato: “Non lasceremo che l’Euro ceda agli attacchi della speculazione e ad ondate di panico nei mercati finanziari: nessuno si faccia illusioni in proposito. E nessuno pensi di veder vacillare l’intera costruzione europea: da 10 anni essa si è dotata, con l’Euro, di un nuovo essenziale pilastro e punto di forza, ma si è in 60 anni definita e consolidata come qualcosa di assai vasto, ben al di là della sua dimensione strettamente economica e infine monetaria. Si è via via unito, nelle sue diversità, un continente ricco di tradizioni e di risorse, dando luogo a un processo d’integrazione che è divenuto un punto di riferimento per tutto il mondo. Si è forgiata una comunità di valori, e con essa una comunità di diritto complessa e articolata nel segno della libertà e della democrazia”.

Non è da sottovalutare “tutto quel che di insoddisfacente presenta il bilancio della costruzione europea. Ma quel che voglio dire è che essa ha ormai delle fondamenta talmente profonde, che si è creata un’interconnessione e compenetrazione così radicata tra le nostre società, tra le nostre istituzioni, tra le forze sociali, i cittadini e i giovani dei nostri paesi, che nulla può farci tornare indietro, che non è pensabile uno sfaldarsi di questa costruzione. Chiunque pensi o immagini il contrario deponga le sue velleità”.

Napolitano si è quindi rivolto ai giovani: “Puntate sull’Europa e in particolar modo su quell’impegno di socialità che è sempre stato proprio e distintivo della visione europea dello sviluppo dell’economia. È un impegno da rilanciare oggi più che mai. Ricordo che nelle discussioni che prepararono il Trattato di Maastricht e la scelta della moneta unica, si propose – purtroppo senza successo – che si assumesse come uno dei criteri di convergenza tra le economie europee in vista dell’adesione all’Euro, anche quello di un tasso contenuto di disoccupazione e soprattutto di disoccupazione giovanile. È un esempio dell’ispirazione sociale da recuperare fortemente, attualizzandola”.

“L’impegno di quanti credono nel progetto europeo come scelta irrinunciabile guardando al futuro, deve farsi esigente. Ebbene”, ha concluso infine il presidente Napolitano, “in quegli anni, con il Trattato di Maastricht e con l’Euro, un salto di qualità venne compiuto. È tempo ora di compierne un altro, ancor più deciso”.

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