Data odierna 23-09-2017

L’intervento inaugurale riservato al presidente del Consiglio, Mario Monti, al World Economic Forum di Davos è stato per lo stesso premier italiano “un segno di interesse per le politiche...

Monti apre il World Economic Forum 2013 di Davos

L’intervento inaugurale riservato al presidente del Consiglio, Mario Monti, al World Economic Forum di Davos è stato per lo stesso premier italiano “un segno di interesse per le politiche di responsabilità fiscale, le riforme strutturali che l’Italia ha seguito lo scorso anno e per le scelte che dovrà fare per plasmare il suo futuro”.

E Monti l’ha voluto ribadire sin da principio, aprendo nel pomeriggio di ieri la sessione plenaria del consesso annuale.

“Oggi, l’atmosfera intorno all’Italia è cambiata”, ha ribadito Monti.”Sento che l’Italia ha riottenuto il rispetto e la fiducia nella sua capacità di riprendersi dalla crisi. Vedo un interesse concreto, nelle imprese e negli investitori, che l’Italia può offrire per la crescita economica e per l’innovazione. Vedo un interesse molto concreto del mondo del business e vedo opportunità per gli investitori che l’Italia può offrire per la crescita economica e per l’innovazione. Credo che questo cambiamento sia una ricompensa per l’azione intrapresa dal governo, con il sostegno del Parlamento e, cosa più importante, soprattutto deve essere una ricompensa per tutti i cittadini italiani che nell’ultimo anno hanno capito il bisogno di cambiamento. Con il loro lavoro, con i loro sforzi, la loro determinazione di affrontare le difficoltà, hanno aiutato il Paese a voltare le spalle alla crisi e ad uscirne più forti. Oggi sono qui per rendere omaggio ai cittadini italiani, alla loro capacità di recupero, alla loro maturità”.

Poi, venendo al tema del Forum di quest’anno, “Leading against the odds”, il presidente Monti ha osservato che in passato “l’Italia non ha colto le sfide della globalizzazione, del cambiamento demografico e dell’innovazione tecnologica. Ha scelto la politica dello status quo e della procrastinazione. Ha scelto l’illusione che, mentre il mondo stava cambiando, si poteva restare uguali. Il costo dell’inerzia, naturalmente è crollato sulle spalle dei nostri figli e dei nostri nipoti fino ad arrivare al momento della verità. Abbiamo provato ad invertire questa tendenza di fare politica”.

Monti ha rivendicato il lavoro svolto in questi ultimi mesi, per rispondere a ciò che il World Economic Forum chiedeva: “un’agenda ambiziosa e di ampio respiro per la stabilizzazione fiscale e la crescita”. E così, ha spiegato, “abbiamo lavorato per affrontare profonde debolezze radicate”, ad esempio nel settore delle liberalizzazioni e a favore della competitività. “C’è ancora molto da fare, naturalmente. Ma i progressi non sono trascurabili”, se “l’OCSE ha stimato che queste riforme hanno reso il mercato italiano tanto aperto quanto lo è mediamente quello europeo, nonostante rimangano alcuni ostacoli a livello locale a livello regionale. Queste riforme dovrebbero portare una crescita addizionale del il 4% del Pil in un decennio. Si tratta di un dato macro-economico rilevante. Le riforme strutturali sono importanti perché gettano le basi per la crescita futura ma anche perché portano più giustizia nell’economia”.

Certo, ha evidenziato il presidente del consiglio, l’errore non è stato solo italiano, ma della “politica europea”, poiché “non abbiamo riconosciuto che la crisi aveva una componente sistemica. Questo rallentamento significa che la crisi alla fine è diventata una crisi di fiducia nella capacità dell’area euro di risolvere i suoi problemi da sola. È stata una battaglia importante, cruciale anche a livello politico – per esempio – convincere i miei colleghi, i capi di Governo dei paesi del Nord Europa, che naturalmente ciascuno doveva fare i suoi compiti come l’Italia stava cercando disperatamente di fare, disperatamente ma con speranze di successo. Ma nel momento in cui c’è poca fede dei mercati nell’Europa così com’era il caso un anno fa, allora non è sufficiente che ciascun Paese faccia i suoi compiti diligentemente, perché c’è una componente sistemica nella crisi, c’è un fattore di rischio intrinseco nell’Unione stessa e naturalmente è conseguente che questo si rifletta in maniera pesante su quei Paesi – come il mio Paese – che sebbene stessero facendo le cose giuste dovevano portare questo grande debito sulle spalle che era stato ereditato”.

Lodando “la leadership di Mario Draghi per la politica monetaria che ha portato avanti”, Monti ha anche sottolineato l’importanza della “interazione tra le politiche domestiche, la creazione delle politiche europee e lo spazio per un’azione indipendente dalla Bce”. Ed è anche “grazie alla pressione dell’Italia” che l’Europa ha finalmente compreso che, “affinchè le riforme strutturali avessero successo”, si “doveva agire per sostenere l’attività economica e affrontare l’insicurezza dell’opinione pubblica vista la crisi e la mancanza di occupazione”. È il caso del rilancio del mercato unico, che aveva “perso sostegno e slancio” e di tante riforme che, a livello europeo come italiano, sono ancora viste come un “ostacolo” dagli “interessi organizzati”.

“Credo che avremo successo nel rendere l’Europa più innovativa più pronta alle sfide della globalizzazione se affrontiamo questa lotta insieme”, ha poi affermato Monti. “Credo che l’Unione europea non abbia bisogno di europei che non vogliono farne parte, abbiamo bisogno di europei che voglio l’Unione”, ha aggiunto facendo riferimento in particolare al caso Gran Bretagna.

Concludendo, Mario Monti è tornato a spiegare perché è “fiducioso” sul futuro dell’Italia. “Abbiamo preso delle decisioni difficili per rendere le nostre finanze di nuovo sostenibili, abbiamo i mezzi per raggiungere il pareggio di bilancio strutturale nel 2013 e continuiamo ad avere un surplus del 4% nel prossimo anno. Abbiamo fatto in modo che non si possa ripetere una crisi del genere l’anno prossimo, abbiamo cambiato la costituzione per introdurre la regola del pareggio di bilancio e siamo determinati a rispettare il fiscal compact. Abbiamo riformato il sistema pensionistico che adesso è considerato uno dei più sostenibili del mondo; abbiamo tagliato le spese pubbliche con due tranche di revisione della spesa risparmiando 11 miliardi di euro; abbiamo bilanciato il modo in cui le spese e l’aumento delle tasse incidono sul budget; abbiamo un programma per la dismissione di asset immobiliari pubblici”. Ed ancora: “Abbiamo aumentato, nonostante l’impopolarità di alcune scelte ma non quelle più importanti, la lotta contro l’evasione fiscale, l’economia sommersa e la corruzione” ed “abbiamo iniziato ad abbattere le relazioni tra politica e amministrazioni locali con standard più stringenti di trasparenza”.

Insomma, ha chiosato il presidente, “è stato un anno di lunghe riforme” e Monti è fiducioso “perché vedo che la tendenza è stata invertita, perché lo spread è diminuito e c’è un surplus significativo. Gli investimenti e i capitali dall’estero stanno ritornando e la crescita riprenderà nella seconda metà dell’anno e sono fiducioso che nel prossimo World Economic Forum nell’indice della competitività la posizione dell’Italia migliorerà”.

“Il futuro dell’Italia adesso è su una base stabile, nei prossimi mesi l’Italia non si guarderà più indietro continuerà a essere un partner attivo in Europa. Ma questo richiede delle azioni. È per questo che ho scelto di fare qualcosa che ho considerato contro la mia natura e che è probabilmente contro il mio interesse personale. Ho deciso di guidare un movimento di società civica alle prossime elezioni”, ha spiegato Monti, “perché vedo la necessità di una nuova forma di politica, che vada oltre le vecchie coalizioni tradizionali. Ho lanciato un appello alle forze vive della società, di cui c’è una grande presenza in Italia, perché sostengano un’agenda di riforme. La sfida è che la meritocrazia deve essere ricompensata, che le possibilità siano a disposizione di tutti e accessibili a tutti. Questa è l’essenza del mio impegno. Costruire un mercato sociale più competitivo in Italia e in Europa”. Monti ha riconosciuto che si tratta di “un’agenda ambiziosa”, ma, ha aggiunto, “tutti dobbiamo rendere conto al popolo del nostro Paese e io, lo devo al popolo italiano, soprattutto ai più fragili della società”.

Oggi, 24 gennaio, Monti partecipa al panel “Eurozone Crisis – The Way Forward”, insieme ad altri Capi di Governo europei.

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