Data odierna 19-11-2017

La partecipazione della Nato nella formazione della forze di sicurezza libiche e nel reinserimento delle milizie armate del Paese nordafricano è stata una delle proposte al centro della ministeriale dell’Alleanza...

Monti alla ministeriale NATO: Moltiplicare gli sforzi per la transizione democratica Libia

La partecipazione della Nato nella formazione della forze di sicurezza libiche e nel reinserimento delle milizie armate del Paese nordafricano è stata una delle proposte al centro della ministeriale dell’Alleanza Atlantica, riunitasi ieri a Bruxelles a poche ore dall’attentato che nel corso della mattina aveva colpito l’ambasciata francese a Tripoli.

È quanto ha sottolineato il presidente del Consiglio e ministro degli Esteri ad interim, Mario Monti, al termine della ministeriale esprimendo “la solidarietà” dell’Italia per il “vile attentato” contro la sede diplomatica francese e rispetto al quale anche il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha espresso la “ferma condanna”

L’attentato di Tripoli “dimostra come sia necessario il moltiplicarsi degli sforzi per sostenere la transizione democratica e isolare gli estremismi”, ha evidenziato Monti che, soffermandosi poi sulla Corea del Nord, ha rimarcato l’importanza del fatto che la Nato, così come altri fori internazionali, “abbia condannato l’inaccettabile comportamento” di Pyongyang, che “destabilizza non solo la regione ma anche tutto il regime di non proliferazione nucleare”.

Proprio il caso nordcoreano è stato uno dei temi trattati dai ministri degli Esteri dei Paesi membri Nato in una ministeriale che ha visto un particolare focus sulle crisi in Siria e in Africa, nonché sul futuro della missione in Afghanistan dopo il 2014.

E su quest’ultimo punto, Monti ha osservato come l’Alleanza atlantica debba “valutare quale sarà il nostro possibile impegno in coerenza con il lavoro svolto fin qui”, anche perché, se da un lato “non si può continuare senza limiti la presenza e l’intervento nel Paese, nessuno vuole dissipare l’investimento di vite umane, risorse e impegno”, impiegati finora per assicurare la pace in Afghanistan.

Nel corso della ministeriale, infine, grande evidenza ha avuto la crisi siriana e soprattutto il possibile uso di armi chimiche da parte del governo di Damasco. Per la Nato, ha detto Rasmussen, non c’è “un ruolo diretto” nella crisi siriana, ma, di fronte alla possibile minaccia di uso di armi chimiche e missili balistici, l’Alleanza “può assicurare di essere pronta a difendere e proteggere gli alleati”, così come sono “pronti i piani per una difesa efficace” della Turchia. L’uso di armi chimiche, su cui Israele ha lanciato l’allarme nelle scorse ore, non è stato finora confermato, ha precisato il segretario di Stato degli Usa, John Kerry, riportando quanto riferitogli dal premier israeliano Benyamin Netanyahu. Ma la minaccia di simili attacchi resta e la stessa Nato, a riguardo, si è detta “estremamente preoccupata”.

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