Data odierna 21-11-2017

Signora Presidente, devo confessare una difficoltà. Io ho tentato di preparare un intervento strutturato, ma mi sono trovato ad incontrare un limite mio. Io non riesco a ragionare su qualcosa di irragionevole....

Micheloni (Pd) – Intervento in aula sulla legge elettorale

Signora Presidente, devo confessare una difficoltà. Io ho tentato di preparare un intervento strutturato, ma mi sono trovato ad incontrare un limite mio. Io non riesco a ragionare su qualcosa di irragionevole. Allora, farò alcune considerazioni a braccio.

Per l’insieme della valutazione su questa legge, mi riconosco nell’intervento di ieri del collega Tocci, negli inutili emendamenti e nell’inutile lavoro svolto dall’onorevole collega Vannino Chiti, che ringrazio, e nell’inutile lavoro dei miei emendamenti, per i quali non mi ringrazio. Toccherò un solo punto, prima di fare alcune considerazioni.

Per quanto concerne il collegio estero, la grande sorpresa è che in questa legge si modifica un aspetto del collegio estero. Si prevede che un cittadino italiano residente in Italia possa candidarsi nel collegio estero. Negli anni passati il tema di discussione sulla modifica, da fare o non fare, alla Costituzione al fine di prevedere il collegio estero era stato proprio questo. Il compromesso che tutte le forze politiche costruirono all’epoca prevedeva un numero chiuso di parlamentari e che questi parlamentari dovessero risiedere nel collegio estero. Era il riconoscimento di una rappresentanza di comunità che vivono una realtà diversa da quella nazionale, con l’altra giusta correzione che questi eletti non devono avere lo stesso peso che hanno i cittadini che risiedono permanentemente in Italia. In effetti, se noi facessimo il rapporto numerico, oggi, se si dovesse applicare la stessa rappresentanza in vigore per i senatori e i deputati italiani, dovremmo avere trenta senatori e una sessantina di deputati. Nessun italiano all’estero nutre, neanche nell’anticamera del cervello, una idea del genere. Noi pensavamo, infatti, che il nostro ruolo qui dovesse essere un altro: quello di rappresentare una comunità e non solamente delle parti politiche.

All’epoca questo tema fu sviscerato da numerosi costituzionalisti. Non sto a citare tutti i contributi, perché spero che abbiate controllato le vostre e-mail, in quanto ve li ho inviati la settimana scorsa. Solo per il verbale voglio riprendere quello di Carlo Fusaro, che mi sembra riassuma bene il parere di tutti gli altri: «Si badi bene: evitando il rischio di candidature ad effetto, che rischierebbero di svuotare la ragione stessa dell’istituzione della circoscrizione estero, portando all’elezione di personalità, magari rinomate, ma con nessun legame rispetto ai propri rappresentanti e difficilmente in grado di garantire quello specifico tipo di rapporto rappresentativo che la modificazione costituzionale – piaccia o non piaccia – ha inteso rendere possibile per dare voce alle specialissime istanze dei cittadini residenti lontano dall’Italia e per favorire il mantenimento di legami che la distanza rende più difficile da coltivare. Fini per i quali sono, appunto, utili e giustificati garanzie e requisiti particolari nel pieno rispetto della Costituzione e di una interpretazione, vuoi letterale, vuoi sistematica, dell’articolo 3, 48, 51, 56 e 57 della Costituzione». Questo era lo spirito.

Con questo spirito gli italiani all’estero hanno accolto il collegio estero cercando di dare un loro contributo. Oggi questo viene distrutto – non modificato – senza neanche la possibilità per noi qui in Senato di discutere i nostri emendamenti.

Alcune modifiche potevano essere fatte a questa legge, signora Presidente; ad esempio, io stesso avevo presentato un emendamento che portava alcuni miglioramenti. Questo è il motivo per il quale, insieme ad altre considerazioni generali, non parteciperò a nessun voto su questo disegno di legge.

Permettetemi ora di fare qualche riflessione. Il tentativo di candidare all’estero personalità non è una novità: io ho avuto l’onore di avere come avversaria Rita Pavone, che è residente in Ticino. Dopo le elezioni, siamo andati a contare i voti e ha avuto venti volte meno le mie preferenze. Abbiamo avuto anche l’onore di avere come candidato un principe, quello che ha partecipato al programma «Ballando con le stelle», che è residente a Ginevra, in una villa sontuosa: non se n’è accorto nessuno che era candidato. Voglio dire che in Europa questi tentativi sono stati fatti. Ad ogni modo, mi preoccupa quanto ho letto sulla stampa laddove si parla dell’emendamento “salva Verdini”.

Il nome di Verdini non è uscito adesso; negli ambienti degli italiani all’estero, dopo il primo abbraccio di Verdini a Renzi, incominciò a circolare questa voce. Io l’ho presa per intossicazione e non come informazione perché non ho mai dato seguito a quelle voci, però adesso incominciano ad arrivare altre informazioni.

Dubito che il senatore Verdini abbia bisogno di candidare se stesso in Sudamerica, perché lì è più facile manovrare che in Europa, però magari potrebbe candidare alcuni personaggi di sua vicinanza. Tuttavia, prima che il senatore Verdini paghi l’accordo con il Maie, gli consiglierei di applicare la vecchia norma del “prima vedere cammello”, perché potrebbe esserci qualche sorpresa.

L’aspetto grave di questa norma non è per noi italiani all’estero perché noi, che lo crediate o meno – spero possiate credermi – ci sforziamo veramente a mantenere legami con la nostra terra, con la nostra Patria. Ci sforziamo altresì a far mantenere questo legame ai nostri figli, ai nostri nipoti perché abbiamo il difetto di essere affettivamente legati all’Italia. La presenza di parlamentari esteri nel Parlamento italiano – l’ho detto più volte e lo voglio ripetere qui – non è un interesse primario della nostra gente; dovrebbe essere, e secondo me è, interesse dell’Italia.

La comunità italiana nel mondo negli ultimi dieci anni è praticamente quasi raddoppiata.

PRESIDENTE. Dovrebbe concludere, senatore.

MICHELONI (PD). Mi avvio alla conclusione, Presidente. D’altra parte, dopo cinque fiducie, un voto finale, i tempi ristretti, gli emendamenti scritti e da buttare, credo che un po’ di indulgenza plenaria o parziale da parte della Presidenza potrebbe esserci.

Stavo parlando del legame e dell’utilità per l’Italia. Voi parlate sempre di fuga dei cervelli. Credo che anche mio padre che andò in Svizzera a scaricare il carbone avesse un cervello. Tutti gli italiani all’estero hanno un cervello che è servito all’Italia: pensiamo agli operai della Volkswagen e delle miniere belghe che hanno rimandato soldi in Italia per decenni per permettere anche il miracolo economico e costruire e sviluppare le zona depresse di questo Paese.

Quei cervelli servono oggi quando sono ricercatori e quando sono capitani d’industria che acquistano prodotti italiani. Se l’Italia non ha capito tutto questo, mi dispiace e più che per noi, mi spiace per il nostro Paese. Questa modifica costituzionale, Presidente, è stata copiata da altri Paesi. È l’unica cosa che la Francia ha copiato all’Italia. Immaginate, la Francia che copia qualcosa all’Italia; eppure lo ha fatto. Altri Paesi la stanno valutando e noi l’abbiamo distrutta. L’abbiamo distrutta, in parte, per responsabilità nostra, dei residenti all’estero, perché i partiti hanno sempre e solo visto nei collegi esteri una riserva indiana di 18 seggi da prendere in qualsiasi condizione e a qualsiasi costo. Questo è inaccettabile.

Mi dispiace poi che si venda questa legge dicendo che garantisce governabilità. Dalle poche cose che ho letto, ho compreso che non garantisce alcuna governabilità. Stamattina ho letto delle proiezioni dalle quali emerge che il mio partito al Nord addirittura scomparirà. Non so quindi cosa si possa garantire. Ricordo che la governabilità è garantita dalla politica: in Francia eleggono un Presidente della Repubblica e quando si è trovato a governare con un Parlamento di un altro colore, è stata garantita la governabilità del Paese. È la politica, e non la legge elettorale, che garantisce la governabilità. Se non siamo stati in grado di garantire la governabilità di questo Paese è responsabilità della politica e sicuramente non della legge elettorale.

In ultimo, quando accadde il disastro di Chernobyl vivevo in Svizzera e ricordo che i Verdi fecero una maglietta recante la scritta: «se vi è piaciuto Chernobyl, non perdetevi Creys-Malville», che era una centrale nucleare vicino a Ginevra. Con il clima che stiamo ricostruendo, mi piacerebbe scrivere una maglietta con la scritta: «se vi è piaciuto il 4 dicembre, non perdetevi le prossime politiche».

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