Data odierna 22-09-2017

“Andare in tempi brevi alle elezioni degli organi di rappresentanza. E’ una questione di democrazia e di rispetto per gli italiani all’estero”.  Il sí della...

Guarda le immagini MICHELE CONSIGLIO (ACLI) PARLA DEL PROVVEDIMENTO CHE PROROGA AL 2012 IL TERMINE ULTIMO PER IL RINNOVO DI COMITES E CGIE

“Andare in tempi brevi alle elezioni degli organi di rappresentanza. E’ una questione di democrazia e di rispetto per gli italiani all’estero”.  Il sí della Camera al disegno di legge di conversione del Decreto che fissa al 2012 il termine massimo per il rinnovo elettorale dei Comites e del Cgie, rappresenta la prima tappa di un provvedimento, se non vi saranno modifiche inaspettate l’atto conclusivo avrá probabilmente luogo al Senato, fortemente osteggiato dal Consiglio Generale, da buona parte degli eletti all’estero e del variegato mondo dell’associazionismo d’emigrazione. La necessitá, espressa dal Governo, di rinviare le consultazioni in attesa della conclusione dell’iter parlamentare delle riforme degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero, non sembra infatti aver avuto fino oggi presa su quanti temono che questa ulteriore proroga delle elezioni rischi di svuotare di significato il lavoro dei Comites e del Cgie. Una preoccupazione, quest’ultima che, nel corso di un’intervista, ci è stata esternata anche dal responsabile della rete mondiale delle Acli e consigliere del Cgie Michele Consiglio.

La Camera ha dato il via libera al provvedimento che rinvia le elezioni dei Comites e del Cgie. Come giudica questa decisione?

Speriamo che questo provvedimento possa trovare al Senato soluzioni diverse. Noi abbiamo sostenuto e sosteniamo che si debba andare in tempi brevissimi alle elezioni dei Comites e del Cgie. E’ una questione di democrazia e di rispetto per gli italiani all’estero. Gli organismi di rappresentanza, dopo un certo numero di anni, hanno la necessitá di essere rinnovati, anche perché vi è il problema della rigenerazione che è il sale della democrazia. Continuare a dilazionare i tempi per il rinnovo di questi organismi puó essere letto politicamente come un voler far venire meno gli stessi Comites e il Cgie, oppure come una sottolineatura dell’inutilitá di questi organismi di rappresentanza rispetto alle collettivitá italiane all’estero e alle politiche che il nostro paese vuole mettere in campo. Noi crediamo esattamente il contrario. In veritá anche noi in passato abbiamo sottolineato la necessitá di cambiare qualcosa, per quanto riguarda il rinnovo dei Comites e del Cgie, vista la novitá rappresentata dall’ingresso in Parlamento degli eletti della circoscrizione Estero.  Alla luce di ció avevamo chiesto ai partiti di compiere un passo indietro in modo che Comites e Cgie potessero rappresentare al meglio la societá civile e il  mondo associativo presente all’estero. Una posizione che oggi riconfermiamo.

Dai rappresentanti del Governo è stata più volte sottolineata la necessitá di rinviare il rinnovo degli organi di rappresentanza in attesa del completamento dell’iter della riforma di Comites e Cgie. Cosa pensa di questa motivazione?

Noi crediamo che vadano riviste le leggi istitutive dei Comites e del Cgie, ma pensiamo che questo debba accadere all’interno di un quadro più complessivo di riforma dello Stato. Quindi della riforma elettorale e di un nuovo ruolo di Camera e Senato. Non siamo contrari a      tutto questo tuttavia riteniamo che i tempi per arrivare alla realizzazione di tali riforme siano lunghi e non è detto che entro il dicembre 2012, il limite ultimo fissato dal decreto legge per il rinnovo dei Comites e del Cgie, si possa addivenire ad una riforma complessiva del sistema istituzionale. Per cui un celere rinnovo dei Comites e del Cgie, potrebbe anche rappresentare un’occasione per ragionare su queste questioni. In ogni caso eventuali iniziative di riforma, questioni discusse in Italia da molti anni, non possono essere  prese a scusante per il rinvio delle elezioni degli organismi di partecipazione e di democrazia degli italiani nel mondo.

Dopo il via liberá della Camera il provvedimento sará discusso in Senato. La partita è giá chiusa, o crede che vi possano essere degli aggiustamenti o dei cambi di rotta dell’ultima ora?

Non lo so. Ma dal punto di vista politico voglio ricordare che la maggioranza è  rimasta sorda agli appelli, anche in termini bipartisan, che associazioni, partiti e Cgie hanno avanzato su questo tema. Una richiesta trasversale che, fatta salva qualche eccezione, abbraccia l’intero arco politico. Mi pare che il governo abbia deciso diversamente. Non vorrei leggere questa presa di posizione dell’esecutivo come un tentativo di proseguire sulla strada , percorsa tra l’altro lentamente, che rischia di far venir meno la rappresentanza dei Comites e del Cgie e che ha preso l’avvio con la decurtazione delle risorse destinate dalla finanziaria ai capitoli di spesa per gli italiani all’estero. Tagli delle risorse pubbliche che hanno colpito l’assistenza per i nostri connazionali e la promozione della lingua e cultura italiana nel mondo. Credo dunque che non vi sia una sufficiente attenzione politica sul ruolo che gli italiani all’estero possono svolgere attraverso le forme di presenza associativa e quelle di rappresentanza come i Comites. In questo ambito non va inoltre dimenticato che i Comites e la societá civile, alla luce dell’attuazione del piano di ridimensionamento della nostra rete consolare che prevede la chiusura e il declassamento di numerosi uffici , potrebbero presto diventare per le collettivitá italiane all’estero punti di riferimento ancora più importanti e fondamentali.

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