Data odierna 22-04-2018

Un giorno come tanti altri. E’ passata appena una settimana dalle ultime elezioni politiche. Sono al bar e leggo i quotidiani come tutti i giorni. Dietro di me due uomini che sorseggiano un frizzantino,...

Mi chiamo Mimì metallurgico, sono comunista, ma voto 5 Stelle

Un giorno come tanti altri. E’ passata appena una settimana dalle ultime elezioni politiche. Sono al bar e leggo i quotidiani come tutti i giorni. Dietro di me due uomini che sorseggiano un frizzantino, che parlano della loro vita e commentano i risultati delle elezioni, la sonora sconfitta del Partito Democratico,

la vittoria della coalizione di centro destra e la forte affermazione del Movimento 5 Stelle.

Sono due operai che hanno finito il loro turno di lavoro in una delle poche fabbriche metallurgiche bolognesi non ancora spazzata via dalla crisi. Da un lato Domenico, detto Mimì, dall’altro Antonio, detto Tonino. Ambedue meridionali, uno calabrese e l’altro pugliese, che si sono trasferiti a Bologna negli anni ‘80, hanno fatto sacrifici su sacrifici e qui hanno messo su famiglia, composta in ambedue i casi da moglie e tre figli. Da pochi anni hanno finito di pagare il mutuo di un appartamento in un condominio di zona Corticella, dove sono gli unici italiani rimasti nello stabile. Mimì rivolgendosi a Tonino gli dice, sorridendo, che devono tenere duro e mantenere la bandiera italiana ben issata con i vicini Hamed, Muhammad, Abdul, Hussein, Kumar, Rashid, Cheng, Feng, HU, Gheorghe, Vasile, Ioan. Le mogli di Mimì e di Tonino hanno perso il lavoro che svolgevano in due aziende manifatturiere locali con l’avvento dell’euro per cui il concittadino Romano Prodi tanto si era battuto e dopo i pochi mesi di cassa integrazione non sono più riuscite a ricollocarsi. Sono, quindi, rimaste a casa a occuparsi dei loro figli, tra mille difficoltà. A Mimì e Tonino manca poco per andare in pensione. A dire il vero, in pensione sarebbero dovuti già esserci se non fosse stato per la Fornero per la quale non si fanno mancare nessuna forma d’improperio condiviso.

Mimì è un vecchio militante del Partito Comunista. A Rossano Calabro (CS) era stato anche segretario di sezione del partito. Tonino, invece, un vecchio militante della Democrazia Cristiana di Valenzano (BA) dove pur di trovare lavoro aveva partecipato invano a tutte le campagne elettorali nella veste di sbandieratore dello scudo crociato. Entrambi accomunati dal destino di lasciare la propria terra per cercare lavoro al Nord.

Mimì dei due è quello più sanguigno, un leone in gabbia; Tonino invece più tranquillo e accomodante. Mimì cerca di spiegare a Tonino l’avanzata dei 5 stelle, che la regione rossa per antonomasia, l’Emilia Romagna, è riuscita solo in parte a frenare. Lui stesso, comunista di famiglia da tre generazioni, per la prima volta non ha votato il partito che ha raccolto il testimone del PCI, tra alcuni passaggi intermedi, il Partito

Democratico. Non solo non ha votato PD ma ha votato addirittura 5 Stelle, i tanto temuti e denigrati populisti. Tonino, invece, ha preferito non andare proprio a votare, piuttosto che votare l’ex democristiano Pier Ferdinando Casini nelle liste del PD.

Mimì ricorda a Tonino quando da giovani i comunisti come lui occupavano le fabbriche e facevano a botte con la polizia. Non erano acculturati, ma lo facevano perché era giusto ribellarsi, chiedere giustizia sociale, combattere per un ideale. Ora la ribellione la fanno i 5 Stelle, senza spranghe ed eschimo, ma con la stessa rabbia. La verità, dice Mimì, è che noi ex comunisti abbiamo messo su pancia, ci siamo saziati, per così dire. Una volta Togliatti, Longo e Berlinguer, combattevano i capitalisti. Ora Renzi va a braccetto con il capo della Fiat Chrysler, Marchionne. Mimì si altera quando dice a Tonino che il suo vecchio partito comunista si era battuto per lo Statuto dei Lavoratori e grazie all’articolo 18 aveva salvato tanti licenziamenti ingiusti e illegittimi. Il segretario del Partito Democratico, Renzi, invece, aveva abolito l’articolo 18, con la scusa che ciò avrebbe portato a maggiore occupazione, ma che invece si era rivelato solo un favore fatto agli industriali come Marchionne. Tonino, ascolta e annuisce.

Mimì è un fiume in piena, dice che sarebbe ora di mettere da parte il Capitale e pensare a come difendere il capitale quotidiano. Perché il governo sta divorando tutto, pur di mantenere i propri privilegi, pur di accontentare i tedeschi che gestiscono l’Unione Europea per fare i cazzi propri. Il linguaggio non è raffinato, ma tant’è e così va riportato. Tonino obietta che gli italiani hanno esagerato, perchè hanno fatto di un comico un politico, riferendosi a Beppe Grillo. Mimì risponde che è sempre meglio di fare di un politico un comico, riferendosi a Matteo Renzi. Tonino, sorride. Mimì aggiunge che è inutile sventolare la bandiera rossa in camera se poi ti vergogni a esporla al balcone, è inutile lucidare la falce e il martello manco fosse argenteria se poi non li usi mai.

E allora che ben venga questo nuovo Movimento 5 Stelle. Saranno anche ingenui, inesperti, dice Mimì, ma sono gli unici che si sono tagliati gli stipendi da parlamentare per dare opportunità di lavoro a chi ha dei progetti e non sa come realizzarli, perché le banche, amiche dell’ex partito dei lavoratori, non concedono prestiti se non agli amici degli amici. Tonino risponde che questo nuovo movimento penta stellato gli ricorda la sua vecchia democrazia cristiana, basta promettere tutto a tutti e la gente li vota. Ma, poi, sarà in grado di mantenere le promesse? Come potrà, ad esempio, riconoscere oltre mille euro al mese a chi non lavora? E se così fosse, perchè coloro che lavorano dovrebbero continuare a lavorare se potrebbero stare a casa ed essere pagati senza lavorare? Mimì gli risponde che il reddito di cittadinanza è scritto da sempre nella Costituzione italiana ma non è stato mai applicato, si

riferisce agli articoli 3 e 38, solo che va disciplinato e comunque non è vero che regala del denaro a chi non vuol lavorare ma lo dà a chi lo Stato non riesce a collocare.

Tonino continua ad avere delle riserve sulla fattibilità delle politiche 5 Stelle e parla ad esempio del governo di Roma dove, a suo dire, i 5 Stelle stanno facendo schifo, gli autobus sono sempre in ritardo o non ci sono, la città è piana zeppa di buche o meglio di voragini che inghiottono le auto e i passanti. Mimì risponde che gli autobus a Roma sono sempre stati in ritardo, le buche per le strade non sono diverse da quelle che ogni giorno devono evitare i bolognesi, come i milanesi o i napoletani. Mimì dice che il problema di Roma sono in gran parte gli stessi romani, governati per decenni dai partiti di sistema, usa i termini cari ai grillini Mimì, che hanno indebitato la città capitolina fino al midollo e che forse dieci o venti anni non basteranno per rimettere a posto i conti in rosso causati dall’assistenzialismo dilagante e dalle tante mafie, ultima quella Capitale nella quale a spartirsi la torta c’erano esponenti di sinistra, di centro e di destra, tutti a riempirsi la pancia alla faccia degli operai e della povera gente che non è vero che non arriva a fine mese, non arriva al quindici del mese.

Caro Tonino, dice Mimì, se quello che dico è populismo, ben venga il populismo, piuttosto che sostenere altri governi baldracca, usa proprio questi termini il sanguigno calabrese, che quando parlano dei poveri si sciacquano la bocca ma poi si girano dall’altra parte facendoli aumentare ogni giorno di numero. Tonino, non può che essere d’accordo almeno su questo punto e sfotte Mimì, ridendo: “Adda venì baffone”, riferendosi a un detto napoletano per evocare la venuta di Stalin. Mimì sorride, alza il flut del frizzantino e conferma “Adda venì baffone”, solo che forse non sarà quello russo, ma sarà fatto in casa, figlio del fallimento delle politiche di un partito, quello democratico, che di sinistra non ha più nulla. Ora le politiche di giustizia sociale le portano avanti altri partiti o movimenti, addirittura di destra, come la Lega, e questo la dice lunga su dove ha condotto l’ex partito comunista Matteo Renzi con la complicità attiva o passiva di tutta la classe dirigente del PD, che giustamente gli italiani hanno bocciato e punito.

“Adda venì baffone”, l’importante è che venga presto, dice Mimì metallurgico. Perché di tempo non ne è rimasto molto per salvare l’Italia dal saccheggio. Tonino, sembra colpito dalle parole dell’amico Mimì e alla fine gli dice: “Sai che c’è, mi hai convinto. Alle prossime elezioni vado a votare e voto questo movimento nuovo, i cinque stelle, tanto più buio della mezzanotte non può fare.”

GIUSEPPE CENTONZE

Fonte: http://www.faronotizie.it

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