Data odierna 24-09-2017

“I cittadini italiani all’estero hanno il diritto di voto fin dal 1948, quindi sono sempre stati conteggiati ai fini del quorum. Ma non hanno mai esercitato questo diritto perché non potevano...

“I cittadini italiani all’estero hanno il diritto di voto fin dal 1948, quindi sono sempre stati conteggiati ai fini del quorum. Ma non hanno mai esercitato questo diritto perché non potevano recarsi in Italia per votare.

Hanno cominciato a votare per corrispondenza dal 2005, in occasione del referendum sull’articolo 18. Votarono in pochi, ma erano voti che aiutavano il raggiungimento del quorum. Esattamente come avviene oggi. Ogni voto di un italiano all’estero è un voto in più e un aiuto al quorum, rispetto a quanto non sia avvenuto dal 1948 al 2005″. È quanto scrive Eugenio Marino, responsabile per del PD per gli italiani all’estero, in un articolo pubblicato sul quotidiano online “paneacqua.eu”.

“Da quando esiste il voto per corrispondenza, dal 2001 – ricorda Marino – i problemi rimangono sempre gli stessi. E oggi se ne aggiungono altri per colpa della maggioranza e del suo furbesco tentativo di cambiare le norme da abrogare a referendum già avviato, con l’effetto di dover ristampare le schede. Siccome i tempi non consentono la ristampa anche per l’estero, allora si mette in discussione la validità del voto già espresso sulle vecchie schede dai cittadini italiani nel mondo”.

“Il tutto – denuncia l’esponente Pd – con l’intento politico di aprire un fuoco di polemiche proprio sul voto all’estero, che renderebbe impossibile il raggiungimento del quorum, con il vero obiettivo di farlo saltare. Tutto ciò è completamente errato, sia tecnicamente che politicamente. Oggi il Governo e il ministero dell’Interno devono farsi carico di risolvere il problema immediato del conteggio dei voti sul referendum sul nucleare, rendendo esplicita l’affluenza all’estero e conteggiando le schede scrutinate”.

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