Data odierna 20-09-2017

Con 165 voti favorevoli, 141 contrari e 3 astenuti, il Senato ha approvato ieri sera il maxiemendamento interamente sostitutivo dell’articolo unico del ddl di conversione in legge del decreto-legge...

Manovra finanziaria: il senato vota la fiducia, il testo passa alla camera

Con 165 voti favorevoli, 141 contrari e 3 astenuti, il Senato ha approvato ieri sera il maxiemendamento interamente sostitutivo dell’articolo unico del ddl di conversione in legge del decreto-legge 138 del 13 agosto, “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”, su cui il Governo aveva posto la questione di fiducia. Il provvedimento passa ora alla Camera per la definitiva conversione in legge.

Correlato alla manovra finanziaria per il 2012, il ddl anticipa gli effetti di correzione dei saldi e rafforza le misure contenute nella manovra di luglio per conseguire il pareggio di bilancio nel 2013 anziché nel 2014.

Le ultime misure, decise martedì sera dal Consiglio dei Ministri, prevedono l’aumento dell’Iva al 21 per cento, un prelievo del 3 per cento sui redditi superiori ai 300.000 euro, l’anticipo al 2014 dell’innalzamento graduale da 60 a 65 anni dell’età pensionabile delle donne che lavorano nel settore privato. Altre misure contenute nel maxiemendamento del Governo, che recepisce diverse modifiche approvate in Commissione bilancio ma non la norma sulla certificazione dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della pubblica amministrazione, prevedono tagli alla spesa dei Ministeri per 6 miliardi, un prelievo del 5 e del 10 per cento sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici superiori ai 90.000 e ai 150.000 euro, la revisione della spesa storica e l’accorpamento degli enti previdenziali, la delega per la riforma dell’assistenza, il coinvolgimento dei comuni nella lotta all’evasione fiscale.

Nel corso degli interventi che hanno preceduto il voto, le opposizioni hanno denunciato l’insufficienza, l’iniquità, l’incertezza di una manovra che rinvia l’adozione di riforme strutturali per la riduzione della spesa pubblica, risulta squilibrata sul versante delle entrate, non contiene misure per la crescita, mina la coesione sociale con norme sul lavoro che rendono più facili i licenziamenti. Più in generale le minoranze hanno sottolineato che la scarsa credibilità internazionale del Paese è imputabile a un deficit politico: un Governo debole, incompetente, irresponsabile, privo di visione strategica, incline a sottovalutare i rischi della crisi finanziaria e riluttante a onorare gli impegni assunti a livello europeo, appare incapace di adottare le misure richieste dai mercati e dalle istituzioni comunitarie.

La maggioranza ha sottolineato invece come, in una fase prolungata di turbolenza dei mercati finanziari che sta scuotendo le economie dei principali Paesi occidentali, il Governo italiano ha saputo modificare l’agenda politica per rispondere alle mutate circostanze economiche ed è stato capace di adottare misure impopolari ma necessarie ad affrontare una crisi senza precedenti. Nell’avviare un percorso di risanamento fondato su interventi strutturali, che prevede l’approvazione di disegni di legge costituzionale per introdurre l’obbligo del pareggio di bilancio e per abolire le province, l’Esecutivo non ha mai rinunciato a dialogare con il Parlamento, con le parti sociali, con le autonomie territoriali.

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