Data odierna 23-10-2017

Nell’ottobre scorso, l’onorevole Aldo Di Biagio ha presentato una interrogazione al Ministro degli esteri per sapere perché la Farnesina non concedeva le maggiorazioni di famiglia ai contrattist....

Nell’ottobre scorso, l’onorevole Aldo Di Biagio ha presentato una interrogazione al Ministro degli esteri per sapere perché la Farnesina non concedeva le maggiorazioni di famiglia ai contrattist. A rispondere al deputato è stato il sottosegretario Alfredo Mantica.
“L’articolo 162, commi 6 e 7 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, – si legge nella risposta – prevedeva l’applicazione dell’istituto della maggiorazione percentuale della retribuzione per carichi di famiglia in favore del personale con contratto regolato dalla legge italiana. Inoltre, l’articolo 154, comma 3 dava all’amministrazione facoltà di estendere l’applicazione di tale istituto agli impiegati con contratto regolato dalla legge locale, in caso di mancata o insufficiente statuizione da parte della normativa dello Stato di riferimento. L’articolo 1, comma 132, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (legge finanziaria 1997) ha abrogato, fra gli altri, i commi 6 e 7 del citato articolo 162 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967, che, costituivano il presupposto normativo dell’applicazione al personale a contratto dell’istituto delle maggiorazioni per carichi di famiglia. La medesima norma contiene peraltro una clausola di salvaguardia a favore dei “rapporti contrattuali in atto, a decorrere dall’entrata in vigore della presente legge”".
“Questa impostazione – ricorda Mantica – è stata confermata dall’articolo 2, comma 8 del decreto legislativo n. 103 del 2000, che fa salvi “eventuali trattamenti più favorevoli in materia di aggiunte di famiglia previsti dai contratti in atto” e dall’articolo 7, comma 2 dell’accordo successivo per il personale assunto con contratto a tempo indeterminato secondo la legge italiana presso le rappresentanze italiane all’estero (12 aprile 2001), secondo cui “al personale di cui al presente Contratto collettivo nazionale (Ccnl) continuano ad essere corrisposti gli assegni di cui all’articolo 162, ultimi due commi, del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, ove spettanti”. La maggiorazione percentuale della retribuzione per carichi di famiglia è stata pertanto mantenuta nei contratti, regolati dalla legge italiana o locale, stipulati prima del 1o gennaio 1997, che già lo prevedevano. Essa non è presente per contro nei contratti stipulati successivamente a tale data. Al suo posto, – spiega il sottosegretario – l’articolo 157-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967 ha previsto l’applicazione al personale a contratto dell’istituto degli assegni per il nucleo familiare di cui all’articolo 2 del decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito, con modifiche, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153, salva l’applicazione della normativa locale se più favorevole al lavoratore. In merito alle sentenze n. 3653/2002 e n. 8527/2006, si precisa che sono riferite non ad una pluralità di impiegati della medesima categoria, ma ad un solo dipendente a contratto, e rappresentano rispettivamente le sentenze di primo grado e d’appello. La sentenza di primo grado n. 3653/2002, ha inoltre rigettato il ricorso proposto dal dipendente accogliendo le tesi dell’amministrazione. Avverso la seconda sentenza, favorevole all’impiegato appellante, questa amministrazione ha proposto in data 6 giugno 2007 (R.G. 15426/07) un ricorso per Cassazione tuttora pendente”.
“Inoltre – conclude – si precisa che il caso di specie riguardava non specificamente il riconoscimento del diritto al trattamento di famiglia in quote percentuali, piuttosto in generale l’applicazione al suo precedente rapporto d’impiego regolato dalla legge locale della normativa italiana vigente prima della riforma, con la conseguente introduzione tra gli altri istituti, della maggiorazione percentuale della retribuzione per carichi di famiglia”.

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