Data odierna 22-10-2017

E’ ancora in corso il vertice dei 5 Stelle da cui, entro questa sera, dovrebbero uscire i nomi dei candidati del Movimento per Camera e Senato. Ore decisive anche per il Partito democratico, che...

M5S, ore decisive per presidenze Camere

E’ ancora in corso il vertice dei 5 Stelle da cui, entro questa sera, dovrebbero uscire i nomi dei candidati del Movimento per Camera e Senato. Ore decisive anche per il Partito democratico, che però smentisce di aver già deciso di votare due proprie candidature per entrambi i rami del Parlamento. “L’informazione secondo la quale il Pd avrebbe già deciso di votare proprie candidature sia per la Camera, sia per il Senato, diffusa oggi anche dai Tg, non ha alcun fondamento”, si legge in una nota, che continua: “Il Pd conferma di essere alla ricerca di un dialogo aperto perchè ciascuno prenda le proprie responsabilità di fronte al tema delle istituzioni e si arrivi se possibile ad una scelta condivisa”, ribadiscono i democratici. Il partito di Bersani non rilascia invece dichiarazioni sull’incontro, durato oltre un’ora, avuto con la Lega sempre sul tema della presidenza delle camere. Bocce cucite anche fra i delegati del Carroccio. Mentre questa sera è previsto un nuovo confronto fra una
delegazione del Pd e una del Movimento 5 Stelle. Secondo quanto si apprende, l’incontro sarebbe stato concordato per comunicare i candidati alla presidenza delle due Camere e sarà trasmesso in diretta streaming, così come richiesto dai grillini.

Segnali di nuove divisioni nel Pd intanto arrivano da Matteo Renzi, che ha in progamma nel pomeriggio una riunione con i parlamentari democratici della sua area, alla quale prenderà
parte anche il presidente dell’Anci Graziano Delrio.

Leone presidente provvisorio Camera. Antonio Leone del Pdl sarà il presidente provvisorio della seduta d’insediamento della Camera dei deputati di domani fino all’elezione del nuovo titolare. Si tratta infatti del vice presidente più anziano per elezione tra i quattro della precedente legislatura, in questo caso la XVI, così come stabilito dal regolamento della Camera.

La “rosa” e la “graticola”. “Abbiamo deciso di non scendere a nessun compromesso e di indicare il nostro candidato alla presidenza della Camera e alla presidenza del Senato, candidati che voteremo compatti”. Lo scrive su Facebook il capogruppo designato del Movimento 5 Stelle al Senato, Vito Crimi. “Le altre forze politiche”, prosegue Crimi, potranno “liberamente decidere” di votarli “nella consapevolezza che non sarà mai merce di scambio o motivo di pressioni dei nostri confronti. Il solco è segnato, è stato segnato dai cittadini usando la matita copiativa come aratro, e su quel solco cammineremo”. Concetto ribadito anche in un video dallo stesso Crimi assieme alla sua omologa per la Camera, Roberta Lombardi: “Votiamo i nostri candidati”.

Nel video i due chiariscono che la “rosa di candidati” è composta da quattro nomi per il Senato e dieci per la Camera. Crimi spiega la procedura interna per individuare il candidato, una sorta di “doppio turno”, come lo definisce lui, che funzionerà così: “Ci riuniremo al Senato e voteremo un nostro candidato presidente, a voto palese, e poi dopo avere ‘graticolati’ – cioè sottoposti al fuoco di fila di domande per testarne doti e preparazione – quelli che hanno più voti, ne sceglieremo uno e quello sarà il nostro candidato fino alla fine”. Stesso iter alla Camera come spiega la Lombardi: “Anche noi avremo un candidato nostro per la presidenza della Camera, anche noi abbiamo individuato una rosa di nomi e faremo la nostra scelta”.

Sette in corsa al Senato. Dalle prime indiscrezioni sarebbero sette candidati in corsa per la presidenza del Senato per il Cinque Stelle. Tra i nomi in lizza quello di Francesco Campanella, Elisa Bulgarelli, Francesco Molinari, Vito Petrocelli e il no-Tav Marco Scibona. Per la Camera, invece, i contendenti sarebbero nove.

Grillo: far politica senza soldi si può. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, si è detto favorevole a discutere con il Movimento 5 Stelle del meccanismo di finanziamento dei partiti, ma garantendo comunque un contributo dal pubblico, altrimenti la politica “la farebbero solo i ricchi”. Beppe Grillo, definito dal tedesco Spiegel “l’uomo più pericoloso d’Europa”, gli risponde con post dal titolo “Politica senza soldi”, in cui elenca le cifre della campagna che ha portato il M5S a essere il primo partito italiano. E ha lanciato la proposta che anche i parlamentari Pd rinuncino allo stipendio di parlamentare esattamente come faranno i grillini, lanciando un hashtag #Bersanifallifirmare.

“Le attività necessarie – scrive il “megafono” del M5S – per le campagna elettorale, come l’allestimento dei palchi, sono state realizzate grazie al volontariato dei cittadini attivi. Tutte le altre spese connesse e correlate sono state sostenute grazie a circa 15.000 persone che hanno donato in media poco meno di 40 euro a testa per un totale di 568.832 euro ad oggi”.

“Tutte le voci di spesa – spiega Grillo – saranno pubblicate, entro i termini di legge, nei prossimi giorni non appena sarà finita la meticolosa attività di rendicontazione. Non tutti i soldi che sono arrivati sono stati effettivamente spesi. Come anticipato, la parte restante sarà destinata al conto corrente per i terremotati dell’Emilia”.

Intanto i parlamentari del M5S riuniti a Montecitorio stannno discutendo anche di come gestire la riduzione dell’indennità da parlamentare.

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