Data odierna 23-09-2017

“Ben venga un approfondimento all’interno del PDL: il nostro partito deve crescere anche e soprattutto in temi programmatici, con risposte concrete sui problemi della gente, studiando ed applicando...

“Ben venga un approfondimento all’interno del PDL: il nostro partito deve crescere anche e soprattutto in temi programmatici, con risposte concrete sui problemi della gente, studiando ed applicando una linea politica che contenga la Lega Nord e quindi vicina anche alle specifiche necessità delle aree settentrionali del paese. Questo lo scrivo dal giorno della fondazione del PDL ed insisto come sia assolutamente necessario dare spazio con maggiore serietà alle idee, ai progetti, alle proposte. Comprensibile quindi la richiesta di Fini di maggior dibattito interno, ma assolutamente sbagliato ogni e qualsiasi atto che porti ad una diversificazione o scissione dei gruppi sia a livello parlamentare che locali”. Questo il commento dell’onorevole Marco Zacchera, deputato del Pdl e presidente del Comitato per gli italiani nel mondo della Camera nonché sindaco di Verbania, sullo sviluppo della crisi interna al partito, esacerbata negli ultimi giorni da dichiarazioni di diversi suoi esponenti, sia finiani che berlusconiani.
Per Zacchera la scissione “non è l’obiettivo di Fini che purtroppo però (a parte la preconcetta e pesante ostilità de “Il Giornale” e “Libero”) sembra aver smarrito una linea di comunicazione convincente soprattutto verso i suoi ex elettori di AN che in buona parte non seguono più i suoi ragionamenti e spesso ne restano sconcertati. Oltretutto – osserva il deputato – bisogna sempre avere rispetto per i propri elettori: siamo stati eletti come deputati del PDL e quindi non si può e non si deve cambiare casacca”.
“Ciò non significa – riconosce Zacchera – che tutto nel PDL vada bene, anzi, ma proprio per questo bisogna imparare e a discutere nel partito e non fuori da esso. C’è moltissimo da fare (come è peraltro normale in un partito nato da un anno) con la difficoltà che se Berlusconi ne è il leader indiscusso, sia il Cavaliere che Fini dovrebbero rendersi conto di come i criteri di scelta della propria classe dirigente debbano essere più meritocratici e trasparenti e che quindi non servono veline o semplici yes-man. Non dimentichiamoci che se si è vinto – anche alle recenti elezioni regionali – è stato principalmente grazie alla ferrea volontà di Berlusconi che una volta di più ha messo una pezza a tante situazioni difficili”.
“Io credo di capire le inquietudini e le preoccupazioni di un Fini che guarda al futuro del centrodestra anche oltre il Cavaliere, ma – conclude – tra i due ci vuole lealtà e volontà comunque di parlarsi: milioni di italiani che votano PDL vogliono che si ragioni e non che ci si divida”.

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