Data odierna 22-09-2017

“Trenta milioni di noi. Italiani espatriati, emigrati all’estero, presto rintracciabili sul web. Un archivio digitale. Schedatura e censimento sono basati e realizzati sulle liste d’imbarco,...

L’italia della memoria – di Franco Esposito

“Trenta milioni di noi. Italiani espatriati, emigrati all’estero, presto rintracciabili sul web. Un archivio digitale. Schedatura e censimento sono basati e realizzati sulle liste d’imbarco, su matrici e passaporti, carte private, lettere e foto, fornite da discendenti di emigrati italiani. Quei 30 milioni che, in un secolo e mezzo, andarono a cercare la loro America a bordo dei piroscafi della Cunnard Line, Hamburg America e Navigazione Generale. Lo scopo è ricostruirne le biografie e restituire a tutti loro dignità e riconoscimenti. Lettere dal mondo: il primo archivio digitale finanziato dalla Compagnia San Paolo, Cisei è una pregevole straordinaria realizzazione collegata ai principali archivi dell’emigrazione del mondo. Compreso quello di Ellis Island, New York”. L’archivio è stato presentato giovedì scorso a Torino e a parlarne oggi dalle pagine di Gente d’Italia, il quotidiano delle Americhe diretto da Mimmo Porpiglia, è Franco Esposito.

Ecco di seguito il testo integrale dell’articolo.

“Diffuso dall’Istituto della Resistenza e presentato al Museo di Torino, il poderoso archivio digitale sull’emigrazione degli italiani nel mondo sarà ospitato a Genova, in una prestigiosa struttura: il complesso di San Giovanni di Prè, ovvero la Commenda dei Cavalieri di San Giuseppe a Gerusalemme. Aprirà a fine anno. Lo scopo è ricostruire le biografie degli italiani che in 150 anni cercarono la fortuna in terra straniera. Oltre 2 milioni dalla seconda metà dell’800. Uno per tutti: il generale Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi, costruì la sua personale leggenda in Uruguay.

Il Cisei, presieduto Fabio Capoccia, è una banca dati che basa la sua solare evidenza sulla scambio tra ricercatori e utenti. Da Genova, sede dell’archivio digitale, si mossero gran parte dei flussi migratori nell’800. Due milioni di emigranti tra il 1806 e il 1925; 400mila tra il 1926 e il 1939. Il 61% delle emigrazioni nazionali, un dato incredibile, oggi non più realizzabile. Vicende di dolore, sogni, speranze, illusioni, disillusioni, fortune. Molti, davvero tanti, ce l’hanno fatta grande. Persone, uomini e donne, che hanno acquisito all’estero posizioni di prestigio, cambiando la storia dei Paesi che li hanno accolti e poi adottati. Imprenditori di successo, persone dimenticate in Italia, ricordate invece con rispetto nella patria d’adozione. L’archivio digitale, lettera dal mondo sul web, per ricordarli anche noi e rendere loro onore.

Ma quanti sono, oggi, i nostri connazionali che risiedono all’estero ormai da anni? Un milione e 300mila in Uruguay, il 40% della popolazione totale; 20 milioni in Argentina, ovvero il 50% della popolazione, laddove negli States sono 17,8 milioni. Presero posto sui piroscafi dei sogni e delle illusioni. Allora funzionava così: si doveva partire per le Americhe su “un piroscafo di vettore di emigranti con biglietto rilasciato in Italia da uffici autorizzati”. Si doveva quindi rifiutare proposte di agenzie di emigrazione con sede fuori Italia. Impossibile esimersi per 130 detenuti nelle carceri di Torino, nell’anno 1965: impacchettati e caricati sul brigantino “L’Emilia”, si ritrovarono arruolati nell’Esercito argentino.

Coprirono itinerari più brevi gli emigranti che scelsero una sistemazione e un lavoro in Europa: in Austria sono 850mila, il 4% della popolazione, 400mila nel Regno Unito, 290mila in Belgio. Gli emigranti italiani sparsi nel mondo saranno rintracciabili sul Web, attraverso il recupero, in parte già avvenuto, di documenti antichi. L’archivio ne aspetta altri ancora. L’invito vale per tutti: fornisca informazioni chi sa e può, invii documenti. Destinatario il Cisei di Genova. Utile a tutti, l’archivio è di tutti. Sono gradite comunicazioni, sotto qualsiasi forma. Fotografie, passaporti e lettere di italiani dall’altro mondo. L’Italia della memoria”.

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