Data odierna 22-10-2017

Spesso, direi troppo spesso, si legge di atti di violenza effettuati per strada di fronte ai quali la gente non solo non reagisce ma guarda e passa, comportandosi da indifferente, secondo il significato...

Spesso, direi troppo spesso, si legge di atti di violenza effettuati per strada di fronte ai quali la gente non solo non reagisce ma guarda e passa, comportandosi da indifferente, secondo il significato della parola di origine latina (indifferens) che indica “colui che non propende né per una cosa né per un’altra; che non ha sentimenti vivi; che è senza passioni”. Da un qualunque dizionario italiano si apprende che è sinonimo di impassibile, cinico, imperturbabile, apatico, termini tutt’altro che positivi. Oggi l’indifferenza decisamente abbonda, anche se il fenomeno non appartiene solo ai nostri tempi: George Bernard Shaw, scrittore e drammaturgo irlandese nato nel 1856, afferma che “il peggior peccato contro i nostri simili non è l’odio ma l’indifferenza”. Anche il poeta francese, Anatole France (1844-1924) scrive di preferire “gli errori dell’entusiasmo all’indifferenza”, mentre il Pastore protestante svizzero, Johann Kaspar Lavater (1741-1801), suggeriva di diffidare “dell’uomo cui piace tutto, di quello che odia tutto e, ancor di più, di colui che è indifferente a tutto”. E il comunista italiano Antonio Gramsci (1891-1937) sosteneva di preferire la partigianeria, quindi la lotta, all’indifferenza. E mi limito solo a poche citazioni, tra le tante esistenti in merito.
Indubbio che, a stare alle cronache quotidiane, comprese quelle che riguardano la politica nazionale o internazionale, oggi è diventata attitudine diffusa, anche se spesso dettata da “noia” per il ripetersi di azioni cruente o d’insulsi battibecchi tra esponenti politici; o per l’incessante venire a conoscenza di fatti assurdi che testimoniano il degrado della vita moderna. Certo, basta leggere un quotidiano o seguire un telegiornale per inorridire: è un continuo susseguirsi di scontri politici, di stupri ed omicidi, d’insulti anche volgari, di evasioni fiscali, d’incidenti stradali provocati da eccessi di droga o alcool. Non c’è proprio di che rallegrarsene. Ma quel che scandalizza di più è l’indifferenza con la quale la gente spesso non reagisce, preferendo guardare ed andare oltre, senza intervenire per aiutare, anche quando si trova di fronte ad un atto di violenza.
Indubbio, non sempre si tratta d’indifferenza bensí di paura, magari per mancanza di capacitá o di mezzi idonei a bloccare l’aggressivitá del criminale di turno; a volte per timore di un eventuale processo, qualora si sia ecceduto nel difendere la vittima in questione: il coraggio è un dono che non tutti hanno. Ma casi come quelli registrati recentemente a Milano – parlo dell’Italia ma purtroppo avvengano un po’ ovunque, Svizzera compresa anche se, per tacito accordo tra i giornalisti, la stampa elvetica spesso sorvola su certi fatti di sangue – dove una filippina è stata ammazzata a pugni senza che nessuno intervenisse; o a Cosenza di fronte all’aggressione di un anziano da parte dell’autista di un pullman i cui passeggeri hanno assistito senza prendere provvedimenti – e sono solo due esempi tra tanti – dimostrano che l’indifferenza è menefreghismo, è rifiuto dell’altro, è egoismo spinto all’eccesso, è mancanza di umanitá, di senso sociale e civico; è un venir meno all’insegnamento di Cristo che invita ad “amare il prossimo tuo come te stesso”.
Un’apatia che non tiene conto della veritá indiscutibile secondo la quale una societá di indifferenti è destinata a perire. Rischio, questo, che, a stare alle previsioni di Oriana Fallaci, oggi corre l’Europa, destinata a diventare “EuroArabia” proprio perché ha perso passione e fede, soprattutto l’orgoglio della cultura, delle tradizioni, del Cristianesimo e della civiltá che la distingueva. Cioè, è diventata indifferente.
Non solo di fronte alle violenze. Purtroppo anche di fronte alla politica. Spesso si sente dire “io non voto”; oppure “la politica non m’interessa”. Attitudine che contrasta con l’amore per il proprio Paese e, soprattutto, con l’ovvio principio in base al quale votare è un diritto ma anche un dovere: non a caso esiste il cosiddetto “suffragio universale”; non a caso la democrazia occidentale si è compiuta quando esso è stato riconosciuto in tutti gli Stati del nostro Occidente; non a caso definiamo “sovrano” il popolo.
Troppo facile, troppo comodo accusare questo o quel politico, questa o quella ideologia per partito preso, per sentito dire, per convinzione fondata su pregiudizi o cattiva informazione. Tuttavia disinteressarsene, affermando che tanto non possiamo fare niente, è ancora peggio, benché conveniente. Da sempre nella politica troviamo a volte potere e corruzione; spesso ed un po’ ovunque i politici pensano solo al proprio interesse, non a quello del loro Paese. Ma proprio per questo è necessario seguire l’attivitá istituzionale, per contribuire a migliorarla.
L’indifferenza è chiusura nel piccolo mondo personale e della nostra famiglia; è incapacitá di lasciare aperta la porta all’ambiente circostante, al resto della comunitá, ad un individuo. È insensibilitá nei confronti del dolore, fisico o morale, degli altri; è disinteresse verso chi soffre di solitudine, di fame, di violenza subita, di drammi causati dalla Natura – vedi terremoti o nubifragi da monsoni – o da errori o cattiverie umani, come, per esempio, la marea nera del Golfo del Messico o gli incendi dolosi; è imperturbabilitá di fronte alla cattiva politica, alla diffusa corruzione, agli abusi operati in nome del potere. Invece la vita non va solo vissuta in qualche modo ma dedicata a qualcosa o a qualcuno; occorre darle un “senso”, altrimenti è sprecata. E disumana. (egidio todeschini)

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