Data odierna 20-09-2017

È ben noto che la Chiesa non versava l’ICI. Poi, a seguito dell’introduzione dell’IMU, dopo diversi mesi di titubanza, il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), agli inizi dello scorso...

L’IMU per la chiesa finirà come le quote latte?

È ben noto che la Chiesa non versava l’ICI. Poi, a seguito dell’introduzione dell’IMU, dopo diversi mesi di titubanza, il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), agli inizi dello scorso mese di settembre, comunica di aver trasmesso al Consiglio di Stato, per il prescritto parere, lo schema di Regolamento di attuazione dell’articolo 91 bis, comma 3, del decreto legge n. 1 del 2012, convertito in legge n. 27 del 2012, necessario per individuare quali debbono essere gli immobili della Chiesa sottoposti, o meno al pagamento dell’IMU: in particolare le unità immobiliari ecclesiastiche che hanno un’utilizzazione mista e cioè anche commerciale e non solo di culto. Ma il Consiglio di Stato nei giorni scorsi comunica di aver bocciato il testo del governo poiché i criteri atti a definire la natura non commerciale di un’attività della Chiesa è materia di competenza del legislatore e non del governo. A questo punto il problema del pagamento dell’IMU
da parte della Chiesa è nuovamente in alto mare. Se non che la questione si è ulteriormente complicata per il governo Monti e, soprattutto, per la Chiesa poiché sulla materia è intervenuta, adesso, pesantemente la Commissione Europea.
Infatti l’Unione Europea chiede al governo italiano di riscuotere alla Chiesa (ed a qualsiasi altro ente no profit) non solo l’IMU dal 1.1.2012 bensì anche l’ICI retroattivamente dal 2006 e con una scadenza ben precisa: quella del 31 dicembre
2012. Pena il pagamento di pesanti sanzioni che, ovviamente, come già accaduto con le sanzioni per le quote latte le pagherà “pantalone” e cioè tutti i cittadini italiani! Anche in questo caso avremo l’opportunità di verificare se il governo Monti riuscirà ad essere forte pure con i forti e non solo con i deboli.

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