Data odierna 20-09-2017

“Il Dizionario dell’Emigrazione è un’idea portentosa, destinata a restare nella storia. Peccato che nessuno l’abbia avuta prima!”. Qualcuno ha sorriso, poi nella sala è echeggiato un lungo...

“Il Dizionario dell’Emigrazione è un’idea portentosa, destinata a restare nella storia. Peccato che nessuno l’abbia avuta prima!”. Qualcuno ha sorriso, poi nella sala è echeggiato un lungo applauso a sancire il successo di una iniziativa senza precedenti, che ha calamitato l’attenzione e l’interessa dei media, delle Associazioni, degli Enti e delle organizzazioni di tutto il mondo. Un successo, anche questo, senza precedenti, a voler considerare, oltre al tam tam mediatico, l’incredibile afflusso di pubblico per la presentazione in conferenza stampa del progetto culturale-editoriale presso la Sala della Mercede della Camera dei Deputati a Roma. Tanta la gente che affollava la Sala, disposta oltre i posti a sedere, oltre le pareti, nell’ingresso: tantissima quella restata fuori, cui la Sicurezza ha impedito l’accesso. Molti sono rimasti fuori una, due ore, nella speranza di riuscire ad entrare, e qualcuno, più fortunato, ci è riuscito a conferenza iniziata, quando alcuni dell’organizzazione sono usciti per consentire l’ingresso degli altri. Sono venuti dal Canada, dagli Usa, dalla Svizzera, sono arrivati da tutte le regioni d’Italia: dal Trentino Alto Adige, dalla Sicilia, dalla Lombardia, dall’Umbria, dalla Puglia, dal Molise, dalla Campania. Le associazioni di italiani all’estero hanno voluto “esserci”, come pure gli enti e le istituzioni che si occupano di emigrazione. “Questa ondata impressionate, questa valanga che ci ha sopraffatte – ha detto una delle autrici, Mina Cappussi – è il segnale che stiamo percorrendo la strada giusta, è la cartina al tornasole dell’interesse che c’è dietro l’emigrazione, che non è più, solo, quella dell’immagine stereotipata della valigia di cartone e dello spago che la chiudeva, ma si tinge oggi di nuovi e variegati significati, assumendo forme e dimensioni che vanno investigate, se non vogliamo lasciare fuori dalla porta ottanta milioni di oriundi (tanti sono, secondo il recente studio dei Padri Scalabriniani)”. La conferenza  (Segreteria organizzativa composta da Eliana Cappussi, Annamarzia Del Porto, Vittoria Donat-Cattin, Sabina Iadarola, Antonio Cappussi) si è aperta con la brillante, sentita relazione del sottosegretario di Stato agli Affari Esteri, Vincenzo Scotti. “Una riflessione fondamentale per il presente e per il futuro. Stiamo pensando di organizzare, nei giorni successivi al 17 marzo, una conferenza internazionale sulla nuova città interetnica, multiculturale, multi religiosa. L’idea è quella di un’integrazione della città, tra persone diverse che vivono su uno stesso pianerottolo. Il nuovo non lo si può affrontare senza la consapevolezza di quella che è stata la nostra storia dell’emigrazione. Senza romanticismo, ma va affrontata con lealtà ed onestà”. E il sottosegretario Scotti ha portato l’esempio di  Nancy Pelosi, che raccontava di quando i genitori le dicevano di non parlare mai italiano fuori di casa. Il suo intervento si è soffermato su cosa significhi oggi essere italoamericani.  In America Latina c’è sempre un segno degli italiani perché sono riusciti a fondersi, a contaminarsi, a fare positivamente tutto quel che c’era e si poteva fare. Ciascuno non sarà più identico a se stesso, sarà qualcosa in più quando si “contamina” con gli altri. L’altro non è il diverso, è solo diverso da noi. Se noi non ricordiamo l’emigrazione del Veneto, della Lombardia, del Settentrione, sarà difficile fargli capire l’approccio di oggi. Il dizionario servirà anche a questo. Oggi si registrano tendenze xenofobe, di chiusura, negli stessi Parlamenti. Interroghiamoci anche su questo, perché questo divide invece che unire. Serve la cultura, la religione, la politica degli Stati. Possiamo recuperare la nostra Unità solo guardando al futuro e mantenendo viva la nostra memoria. Ben venga il Dizionario di Mina Cappussi e Tiziana Grassi, perché sono queste le operazioni di apertura che ci richiede l’attualità, recupero della memoria e sguardo sul presente. Grazie alle autrici per questa importante iniziativa che diventerà occasione speciale all’interno delle manifestazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia”. Brillantemente gestita dalla giornalista di Rai International, Patrizia Angelini nelle vesti di conduttrice, la conferenza è entrata nel vivo con la lettura di alcuni delle decine e decine di telegrammi giunti alla Segreteria organizzativa, dopo i ringraziamenti sentiti a padre Pierpaolo Fenicola del Vicariato di Roma, al Segretario generale del Medic, arch. Roberto Mezzaroma, al Segretario del Cgie, Carozza, a Goffredo Palmerini per la diffusione stampa, ad Eliana Cappussi per l’eccezionale progetto grafico. “Si tratta indubbiamente – il messaggio del sottosegretario Mantica – di una iniziativa “storica”, cui sono lietissimo di associarmi e di assicurare il mio pieno e convinto supporto. E ciò non solo nella mia triplice veste di Sottosegretario agli Affari Esteri con delega per gli Italiani nel Mondo, Presidente della Commissione Nazionale per la Promozione della Cultura Italiana all’Estero e Presidente del Comitato Scientifico del Museo Nazionale dell’Emigrazione italiana. (…) Il dizionario di Mina Cappussi e Tiziana Grassi viene ad assumere una sua attualità del tutto particolare, nonché una valenza sinergica rispetto al Museo”. Il Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, ha ringraziato personalmente le autrici. “Auspico che questa interessante opera – ha precisato – che verrà significativamente pubblicata nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, possa contribuire a diffondere tra le giovani generazioni la consapevolezza storica del dramma del’emigrazione. Il Presidente della Camera desidera trasmettere alle gentili autrici e a tutti i presenti i suoi più fervidi auguri per il pieno successo della loro iniziativa editoriale”. Il Presidente del Senato, Renato Schifani, ha ricordato il contributo che l’emigrazione ha dato e da allo viluppo economico e civile di tanti Paesi del mondo. “Desidero esprimere la mia ideale adesione – ha ribadito – a questa iniziativa editoriale dedicata alla memoria di uno dei fenomeni più rilevanti della storia recente del nostro Paese”. Lungo e articolato l’intervento del Sottosegretario di Stato all’Istruzione, Università e Ricerca, Giuseppe Pizza. “L’iniziativa – ha dichiarato – è di quelle destinate a lasciare tracce profonde nella storia e nella cultura del nostro Paese. La presenza, poi, di autorevoli esponenti della cultura, del mondo accademico e della politica, sta a testimoniare l’attenzione, l’attesa  e la disponibilità che ha determinato il progetto e il contributo che il Dizionario può dare per capire e valorizzare due secoli di emigrazione italiana nei vari continenti. Eric McLuhan, sociologo di fama mondiale, ben noto anche da noi in Italia, mi sembra sia una garanzia in più e un biglietto da visita del massimo rilievo per dare spessore e caratura al lavoro che vedrà impegnato con te uno staff di esperti e di collaboratori importanti e di sicura qualificazione. Compiti istituzionali mi impediscono, purtroppo, di essere presente a Palazzo Marini, ma l’interesse che vede impegnato il collega di Governo Enzo Scotti, titolare di deleghe importanti al Ministero degli Esteri, è anche il mio e mi impegna e concordare e decidere insieme iniziative e prospettive future del progetto. Sono convinto che il Dizionario potrà contribuire a valorizzare un immenso patrimonio di valori nel campo dell’arte, della cultura, della economia e, perché no, anche nel campo della gastronomia, della dieta mediterranea, del folklore e delle tradizioni. Sarà anche, quindi, la maniera più degna per celebrare il nostro Risorgimento e i 150 anni dell’unità d’Italia. Auguri, quindi, di buon lavoro e l’impegno ad informarmi puntualmente dei contributi e delle risoluzioni espresse dai lavori del 6 dicembre. Parole di lode sono arrivate anche da S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia Aosta. “La Casa Reale di Savoia che rappresento – ha detto – è stata certamente nei pensieri dei nostri emigranti e lo è tuttora, come dimostrano le non poche manifestazioni di affetto che mi pervengono dal sudAfrica al Canada, per citare solo le ultime in ordine di tempo. Ritengo importante l’opera in argomento, che vuole accogliere i lemmi legati al passato nobile e glorioso nella nostra Italia”. Infine il Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni. “Mi auguro – ha concluso un lungo e interessante intervento – che progetti come questo possano esortare i milioni di italiani sparsi in ogni angolo della terra, e anche chi è semplicemente originario della Penisola, a continuare ad ostentare le proprie radici con fierezza e orgoglio. Buon lavoro!” Grande attesa per l’intervento delle autrici. Tiziana Grassi racconta di un percorso di ricerca che dura da dieci anni, da quando, lavorando come autrice di programmi per gli italiani all’estero, a Rai International, ha potuto conoscere direttamente, in maniera quotidiana, i loro problemi e bisogni attraverso le generazioni. “Da lì – ha detto – l’apertura di un “mondo” e poi un Dvd, “Segni e Sogni dell’Emigrazione”, uscito nel 2008 con il patrocinio del Ministero degli Esteri. E la prospettiva semiotica rispetto ai nodi tematici dell’emigrazione, oggi si arricchisce e si espande fino a diventare anche semantica”. Patrizia Angelini ha posto le domande di rito e le risposte hanno scatenato lunghi applausi. Perché Mina Cappussi come coautrice? “Perché fra i molti colleghi della Stampa Internazionale, negli anni di lavoro a Rai International, mi ha sempre molto colpito il suo doppio registro comunicativo, ovvero la sua partecipazione empatica, che è un elemento fondativo nell’approccio al vissuto migratorio, la partecipazione, ma anche, allo stesso tempo, il rigore informativo”. Mina Cappussi perché scegli di collaborare con Tiziana Grassi? “Potrei rispondere perché Tiziana ha dalla sua una lunga esperienza di saggista e studiosa di emigrazione. In realtà le nostre strade ad un certo punto si sono incrociate al semaforo delle emozioni, accomunate dall’identica passione per un mondo d’italiani che pullula oltre i confini nazionali. Era nell’aria, ed è accaduto. E’ così che è scattato il verde e abbiamo deciso, qualche anno fa, di condividere un tratto di strada che, dal Globo Tricolore ci ha portate, dritte dritte, al Dizionario dell’Emigrazione. Un ringraziamento sentito va a Gianni Lattanzio, che ci ha supportate in maniera egregia, a Eliana Cappussi per il suo insostituibile impegno, a Goffredo Palmerini per il dinamismo comunicativo e a Giovanna Chiarilli per la vicinanza silenziosa, oltre che, naturalmente, a Patrizia Angelini”. Ricordando la frase del Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, che ha scritto di “non dimenticare mai che siamo emigranti”, la Angelini ha introdotto l’intervento del Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, l’on. Franco Narducci, dopo il saluto del presidente del Consiglio Regionale del Molise, nonché Presidente dell’Aiccre che riunisce i Consigli comunali e regionali d’Europa, l’avvocato Michele Picciano, che ha fatto cenno alle iniziative che la Regione ha portato avanti per riunire un milione di molisani sparsi per il mondo, sostenendo il ruolo prioritario della comunicazione e informazione. “Un progetto di questa portata – ha esordito Narducci - un dizionario che raccoglie le “parole”, i “segni”, i “sogni” dell’Emigrazione, un volume che vuole essere un omaggio a quanti hanno lasciato l’Italia, ma soprattutto a quanti hanno sentito raccontare dell’Italia dei propri avi, deve essere sostenuto e appoggiato dalle Istituzioni italiane in grado di promuoverla all’estero. Un’opera fortemente divulgativa, che Mina e Tiziana hanno inteso “battezzare” sotto l’egida istituzionale merita l’attenzione dello Stato, in particolare nella prospettiva della presentazione vera e propria, al Ministero degli Esteri, nell’ambito delle manifestazioni per il 150esimo dell’Unità d’Italia. Le autrici hanno voluto “aprire” il loro progetto a tutti noi, perché venisse fuori un’opera costruita dal basso. Sarebbe auspicabile, dunque, che il dizionario potesse entrare nelle scuole italiane, e in quelle all’estero dove agli studenti è offerta la possibilità di studiare la lingua italiana. Mina Cappussi e Tiziana Grassi hanno ipotizzato accordi con il Ministero dell’Istruzione in Argentina, e in Canada, per la presentazione nelle scuole di quei Paesi e come parlamentari eletti all’estero ci sentiamo in dovere di favorire questa modalità diffusiva. Ben venga, quindi, questo scelta metodologica del work in progress di cui ha parlato Mina Cappussi, aperta ai contributi di tutti. Da questa  conferenza, che non è, per l’appunto, una semplice conferenza stampa, dovranno arrivare spunti e impegni tesi a far sì che il dizionario dell’Emigrazione italiana diventi un punto di riferimento per gli addetti ai lavori, per le Istituzioni, per gli emigrati di prima generazione, per gli oriundi, per quanti sono innamorati dell’Italia, per gli italiani. Grazie a Mina Cappussi e a Tiziana Grassi per il loro impegno, e per l’opportunità che ci hanno offerto!”

E’ toccato a Mina Cappussi entrare nello specifico del progetto: “Un dizionario – ha detto – è un’opera che raccoglie, in ordine alfabetico, le parole e le locuzioni di un lessico fornendone informazioni quali il significato, l’uso, l’etimologia, la pronuncia, la sillabazione, i sinonimi, i contrari. Quindi il termine dizionario, significa, in definitiva “patrimonio lessicale di una lingua” . Ed è proprio di un patrimonio che parliamo, un patrimonio da conservare gelosamente, al quale affidare la crescita sociale e culturale della nazione. Ed è tornata indietro nel tempo al Vocabulista del poeta e umanista Luigi Pulci, una lista alfabetica di oltre settecento vocaboli, del manoscritto Trivulziano e del codice Windsor di Leonardo da Vinci, una raccolta di circa 8.000 parole appuntate sui margini delle pergamene dove fermava disegni e progetti.  Fino al Vocabolario della Crusca. Il dizionario dell’Emigrazione è dunque patrimonio degli italiani ovunque si trovino, nato per riempire una lacuna informativa, un’opera unica nel suo genere, che raccogliesse, in forma sistemica, le “parole”, i “suoni”, i “segni” che hanno caratterizzato una pagina importantissima della nostra storia, una visuale nuova, uno sguardo attento agli aspetti passati, odierni e futuri dell’emigrazione, per una esplorazione multiforme, simile a una “navigazione” intorno a significati di parole di uso primario, corredate dal racconto parallelo delle immagini-documenti, a ricomporre per schegge semantiche la fenomenologia del vissuto migratorio, tra segni e fonemi tracciati col cuore. Non solo parole, dunque, ma parole, cuore, progetti, per ancorarsi alle radici e guardare al futuro, alle nuove generazioni.

Perché la presentazione di un progetto editoriale, Camera, sotto l’ala protettrice delle più alte cariche dello Stato? “Perché il Dizionario è  work in progress, un’opera aperta al contributo di tutti, perché bisognava lanciare il segnale di partenza e richiamare l’attenzione istituzionale che, a dire il vero, è stata forte e immediata. Il Dizionario non è, e non vuole essere un’opera calata dall’alto, ma una iniziativa che si rivolge alle istituzioni democratiche, alle Associazioni che sono riusciti a coltivare il sentimento di appartenenza, alla Chiesa, che ha avuto un ruolo decisivo nel mantenere coese le comunità, alla stampa italiana all’estero che ha costituito un riferimento centrale per chi è partito, agli Istituti italiani di Cultura, alla società Dante Alighieri, alle Ambasciate, ai Consolati alle organizzazioni che si occupano di emigrazione. Il dizionario non è di Mina Cappussi e di Tiziana Grassi, ma di tutti gli italiani!

Franco Pittau, Responsabile Scientifico del Rapporto Italiani nel Mondo Migrantes ha commentato alcune delle voci in indice. “ANAGRAFE, un colabrodo che non tiene conto di chi soggiorna all’estero per lunghi periodi senza prender residenza, per studio lavoro, o quant’altro. BIBBIA: anch’essa una trasmigrazione. DIASPORA: attaccamento, impegno, nostalgia. La storia ha sempre due facce, emigrazione/immigrazione”.

Il dr. Giuseppe Abbati, vice presidente nazionale Aitef Onlus, ha ricordato quanto “le associazioni abbiano svolto un grandissimo lavoro, attenti ai bisogni degli emigrati e, soprattutto, dei nuovi immigrati. Ci sono stati troppi tagli agli istituti di cultura, un bilancio che si assottiglia sempre più ed è difficile, per quanto ci si sforzi, sostenere tutti e il bisogno di sapere e di cultura per gli italiani all’estero”. Salvo Iavarone, Presidente Asmef (Associazione Mezzogiorno Futuro) ha portato i saluti del sodalizio raccontando dell’ultimo viaggio in Brasile, in occasione della V Giornata dell’emigrazione.

Il prof. Mario Morcellini, Direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università di Roma “La Sapienza”, ha improntato il suo discorso sulle parole chiave. “La sfida: può sembrare la solita formula, invece è la capacità di capire, di ideare cose diverse, di guardare all’intolleranza senza essere intolleranti. La sfida e“prendere” gli emigrati e ridare loro valore, perché noi li abbiamo sottostimati e sottovalutati. Bisogna recuperare la memoria storica, la cui perdita è un danno soprattutto per le giovani generazioni. Trovare la lucidità per non far diventare la diversità un elemento di allontanamento. Parole chiavi sono: ricerca, cultura, comunicazione e marketing che può sostenere cose importanti. Se non facciamo marketing di valori culturali non si progredisce. La cosa strana è che il nostro paese che ha tanto patito non ha voluto capire. Ed è sconvolgente che sia capitato a noi, un popolo di emigrati. L’impalcatura narrativa del dizionario aiuta anche in questo. I ricercatori sembrano non farcela a capire, stanno a casa invece che in mezzo (nel senso di mediazione). La modernizzazione passa nelle scuole, la scuola è il luogo dove si aprono gli occhi. Finora il lavoro fatto è deludente. Noi incontriamo gli immigrati quattro volte di più di quanti ce ne siano realmente. Questo, e mi dispiace dirlo, è colpa di un giornalismo frettoloso, approssimativo, che presenta l’immigrato come diverso e ne ingenera il timore. Se un cittadino non viene aiutato, drammatizza. Il dizionario aiuta perché mette in fila le parole,le incasella in un sistema e rimanda, al contempo, ad altre. Questo dizionario, anche nel presentarlo prima che esca, è una grande opera di trasparenza culturale ed un farmaco riparatore. Dobbiamo di più a questi italiani vocazionali(ovvero quelli cheportano l’Italia nel cuore) perché è solo così che ricordiamo il dolore e ridiamo spessore a chi, spesso, viene dimenticato”.

Il prof. Gian Maria Fara, Presidente Eurispes, ha rammentato quanto sia strano il rapporto, purtroppo, che noi abbiamo con gli emigrati: “siamo contenti e felici quando un nostro connazionale si distingue e ha successo, ma lo dimentichiamo subito dopo. Siamo ridiventati paese di emigrazione (forniamo cervelli al sistema internazionale).Eurispes da anni denuncia l’effetto devastante dei media sulla paura dell’immigrato che indebolisce la nostra identità e quella degli altri. Il nostro paese deve molto agli emigrati. Il lavoro del dizionario è meritorio perché sollecita le nostre coscienze e ciricorda che la prospettiva del nostro paese è proprio nella riscoperta delle radici”.

Anche Padre Renzo Prencipe, Coordinatore Comitato Scientifico Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana ha definito il dizionario “un lavoro meritorio perché di memoria, ricerca storica e didattico. Che cosa dicono le due autrici in sottofondo? Che le migrazioni sono il sottofondo di tutte le storie e anche delle preistorie umane. Nessuna società è statica, nemmeno la più stabile. Il mescolare le culture è sempre stata la regola e non l’eccezione. Solo che l’opinione pubblica e i media tendono a riportare l’incontro – scontro fra culture diverse e non le storie di emigrazione riuscita. Bisogna lavorare con approcci globali perché le società sono sempre più plurali, senza erigere barriere né confini. Il dizionario è un ulteriore occasione di incontro, dialogo e confronto. La specificità italiana è che avuto un fenomeno migratorio intenso e doloroso. Le enciclopedie italiane, anche rieditate, continuano a dedicargli poche righe o a non nominare il fenomeno. Questi progetti, come il dizionario, sono fondamentali ricordarlo. Come il sangue che scorre nelle vene, questa è l’italianità che scorre nel mondo. Non è un semplice glossario, ma parole significative per dare uno strumento informativo dove sacrificio, gioia, dolore, economia, cultura, s’innestano nella vita sociale”.

La presentazione vera e propria vera e  propria del dizionario avverrà nel 2011 presso il Ministero italiano Affari Esteri per proseguire poi in maniera itinerante nel mondo, tra le Comunità degli Italiani all’estero, cominciando dalla città di Toronto, Ontario (Canada) presso il Columbus Center grazie agli editori del mensile Panorama ItalianCanadian, Robert Bandiera ed Enzo Di Mauro, in collaborazione con Istituti di Cultura italiani, “Società Dante Alighieri”, Ambasciate e Consolati locali, Associazioni e Federazioni degli Italiani nel mondo. Per l’Italia ha sponsorizzato l’evento alla Camera dei Deputati EuroshowItalia, promotore del Format Tv per gli Italiani nel Mondo “Sapori, suoni e profumi Made in Italy” in collaborazione con UN MONDO D’ITALIANI International Daily Magazine. La conferenza ha sancito l’impegno del Ministero degli Esteri e di quello dell’Istruzione a favorire la diffusione dell’opera nelle scuole.

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