Data odierna 24-09-2017

“Penso – con la consueta schiettezza con cui mi rivolgo ai miei lettori – che non possa mancare un commento sul caso “Ruby” e le vicende collegate alle serate allegre in casa di...

Guarda le immagini LE BELLE, IL CAVALIERE… E FABRIZIO DE ANDRÉ: “IL PUNTO” DELL’ON. ZACCHERA (PDL)

“Penso – con la consueta schiettezza con cui mi rivolgo ai miei lettori – che non possa mancare un commento sul caso “Ruby” e le vicende collegate alle serate allegre in casa di Berlusconi. Credo, innanzitutto, che chi ha un incarico pubblico così importante se è comunque libero di fare quello che vuole nelle sue faccende private ha però un dovere di immagine nei riguardi di tutto il paese sapendo in anticipo che ogni suo comportamento – anche privato – diventa fatalmente pubblico e con senso di responsabilità non può dimenticarlo”. Deputato del Pdl e sindaco di Verbania, Marco Zacchera affida all’ultima edizione de “Il Punto” le sue riflessioni sul delicato momento politico che vive l’Italia.
“Io – scrive – non so se siano vere o meno le vicende raccontate in questi giorni dai giornali e con quali effettivi piccanti dettagli, ma non posso comunque che sottolineare l’evidente caduta di buon gusto che appare evidente leggendo i verbali che inzuppano i giornali. È questione non tanto o non solo di livello “morale” (perché non sta a me giudicare fatti che non conosco nei dettagli né tantomeno fare il moralista) quanto che sia impensabile che il Premier non si renda conto di quale corte di cortigiani si sia piazzata intorno a lui, gente del tutto incompatibile con il suo ruolo. Credo che personaggi come Lele Mora – se sono veri i fatti riportati – siano incompatibili con le normali frequentazioni di un Presidente del consiglio e forse Berlusconi non ha ancora capito il danno d’immagine che gli arriva dal frequentare tali personaggi. Danni di immagine a livello personale ma anche – indirettamente – discredito alle Istituzioni che lui comunque rappresenta”.
“Al di là quindi dei dettagli piccanti più o meno veritieri (e probabilmente esagerati) – prosegue il deputato – non trovo parole per stigmatizzare un comportamento che nella sua generalità è prima di tutto deprimente quali che siano gli aspetti penali della vicenda, aspetti che probabilmente neppure ci sono. Di qui nasce però un elemento altrettanto grave, ovvero l’evidente volontà di alcuni Magistrati di non considerare tutti i cittadini uguali davanti alla legge, ma di aver trasformato fatti disdicevoli quanto personali, in un evidente caso politico. Fosse anche vero che Berlusconi abbia avuto rapporti sessuali con una minorenne (che lo nega) – argomenta Zacchera – non si capisce con quale fondamento si siano avviate indagini per mesi senza informare l’interessato come prevede la legge, perché si siano operate decine di (inutili) perquisizioni diversi mesi dopo i fatti oppure perché migliaia di intercettazioni abbiano coinvolto persone del tutto estranee, ma che sono state mandate comunque in pasto ai giornali in una inchiesta che è già costata milioni di euro. Di più: sono state di fatto spiate tutte le persone che si recavano nella residenza del Premier, controllate ed intercettate dai p.m. di un tribunale che appare evidentemente incompetente addirittura per territorio, visto proprio il luogo oggetto di indagine”.
“A Milano – ricorda il parlamentare – circa l’85% dei reati resta impunito e i processi durano anni: possibile che alla Procura un intero pool di Magistrati abbia soltanto da correre dietro a Berlusconi per mesi? E quante volte la stessa Procura si è accanita contro quello stesso imputato? Quei magistrati si sarebbero comportati allo stesso modo in casi analoghi? E la “casta” dei Magistrati non trova doveroso richiamarli all’ordine, oltre che ovviamente deplorare Berlusconi? Ricordo una bella canzone di Fabrizio De Andrè con la storia di un Procuratore, nano e perverso, che – salito ad essere giudice – si divertiva a condannare soprattutto per sfogare le proprie frustrazioni: le parole sembrano scritte su misura per questi casi, anche se qui appare evidente un chiaro disegno politico, ennesima replica di quella stessa procura che già nel ’94 tento di azzoppare il Cavaliere, complici Scalfaro e il Corriere della Sera”.
“E non parliamo – aggiunge, critico – di programmi come quello di Santoro giovedì sera, edificante dimostrazione di come parte della TV pubblica (!!!) intenda debba essere l’informazione…e pure pretendendo che sia pagato un canone! Ma quello che più mi indigna è la solita vicenda della pubblicità mediatica su fatti in teoria coperti da segreto, mentre questi Magistrati hanno fatto di tutto per trasformare in “caso politico” un presunto caso di prostituzione minorile. Lasciamo perdere che dovrebbe esistere un lautamente pagato Garante della privacy, ma mentre su sciocchezze in nome della stessa privacy si rompono le scatole a milioni di cittadini e si firmano miliardi di moduli inutili, in casi come quelli di questi giorni nessuno obbietta nulla, compreso lo stesso Garante. Così come è grave non solo l’evidente bastonatura preventiva a Berlusconi, sia colpevole o no, ma appunto il coinvolgimento di decine di persone, famigliari, amici, fidanzati che sicuramente non hanno commesso reati”.
“Attenti – avverte Zacchera – a pensare “sono problemi del Berlusca” perché questi metodi investigativi possono coinvolgere ciascun cittadino che può ritrovarsi infilzato sui giornali senza neppure saperlo. Un caso che mi ha fatto riflettere è quello di una ragazza della nostra zona che secondo qualcuno potrebbe essere stata una volta ospite del Cavaliere: il suo nome è andato su tutti i giornali, i parenti sono distrutti, la sua reputazione azzerata e si è al massimo trattato solo di un invito a cena, non si sa neppure se accettato o meno. Ma – si chiede il deputato – è un sistema giudiziario che dà garanzie, questo? É lecito tutto ciò? Sono questi Magistrati garanti della Costituzione o la stanno violando? A ciascun lettore una libera e intima riflessione, mentre a me resta tutta l’amarezza non solo “politica”, ma soprattutto per il ruolo svilente che queste vicende portano a considerare un mondo dove la donna viene trattata come un oggetto di esibizione, dove si annullano nei fatti tutte le buone e nuove iniziative che si portano avanti per un faticoso cammino di pari opportunità, di repressione dello stalking, di crescita prima di tutto “mentale” di una società spesso ancorata a realtà repressive nei confronti dei più deboli e quindi spesso delle donne e dei “diversi”. Forse, – osserva – alla fine, di questo grande trambusto ne esce soprattutto una amara considerazione: in Italia siamo ancora molto indietro nel campo culturale, nella difesa non formale ma sostanziale di valori veri e soprattutto si è rotta una continuità storica dove i genitori trasmettevano un messaggio ai propri figli (ed alle proprie figlie) che non era quello che si fa carriera andando a letto con il potente, ma che sono ben altri i metodi con cui si trova la propria strada. Ma forse queste sono parole fuori dal tempo perché l’informazione, lo spettacolo, la prassi, il “buoncostume” hanno lasciato il posto a realtà desolanti. Peccato che il cattivo esempio – e non è solo il caso di Berlusconi, ma sono realtà ben più diffuse – venga proprio dall’alto, e non solo nei comportamenti personali ma proprio dal “sistema” comunicativo, culturale e didattico che alla fine porta a questi risultati. Cento spettacoli TV non portano a pensare che il fine di una vita sia il “Grande Fratello”? Ma è arretrata o è invece più evoluta una società dove si dovrebbe insegnare ai giovani che ciascuno di loro deve trovare il proprio futuro ma per farlo ci vogliono studio, sacrificio e non scorciatoie? Pensiamoci sopra un po’ seriamente e forse – conclude – anche da tutto questo pasticcio ne uscirà finalmente qualcosa di buono”.

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