Data odierna 22-09-2017

Un assegno sociale per i connazionali residente all’estero ultrasessantacinquenni: deputato del Pdl eletto in Sud America, Giuseppe Angeli torna a chiedere in una interrogazione ai Ministri degli...

Un assegno sociale per i connazionali residente all’estero ultrasessantacinquenni: deputato del Pdl eletto in Sud America, Giuseppe Angeli torna a chiedere in una interrogazione ai Ministri degli esteri Frattini, del lavoro Sacconi e dell’economia Tremonti. Nella lunga premessa, Angeli ripercorre la storia dell’emigrazione italiana, i provvedimenti succedutisi negli anni a sostegno degli indigenti e la recente rescissione del contratto da parte della Swiss Medical per le polizze sanitarie in Argentina.
“Per i principi di cui all’articolo 2 della Costituzione in materia di garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali dove svolge la sua personalità che richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale da parte dello Stato, nonché dell’articolo 3 recante l’obbligo di parità e dignità sociale del cittadino davanti alla legge, – argomenta Angeli – da anni si dibatte su un importante questione riguardante una nostra realtà sociale, quella dei nostri connazionali all’estero; occorre, per loro, dare, la piena ed effettiva attuazione del predetto principio costituzionale della pari dignità sociale ed eguaglianza davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di religione, di cultura di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali del cittadino, senza contare il disposto di cui al secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione, secondo cui, è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine sociale, che limitano, di fatto, la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione all’organizzazione politica economica e sociale del nostro Paese”.
“Infatti, – prosegue – non possiamo dimenticare l’esistenza di un’altra Italia, costituita dalla collettività dei nostri connazionali stabilmente residenti all’estero, la quale ha diritto alle stesse prerogative e stessi diritti riservati ai cittadini italiani che vivono in Italia e la necessità di assicurare ai nostri connazionali, i medesimi trattamenti in materia assistenziale e previdenziale, ai fini della tutela della loro salute e dignità sociale e dei diritti tutti costituzionalmente sanciti che sono, di fatto, inderogabili; per quanto riguarda la questione della concessione dell’assegno sociale (ex pensione sociale) ai connazionali che risiedono all’estero, è sicuramente un tema che impone considerazione ed adeguata trattazione, ma purtroppo da diverse legislature, non trova adeguata risoluzione. Sin dalla seduta del 22 ottobre 1976, durante la discussione del bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 1977, possiamo infatti trovarne traccia. In quell’occasione il deputato Tremaglia presentò un ordine del giorno dove era possibile leggere: “La Camera, nella osservanza e nel rispetto dei princìpi della giustizia sociale e della parità costituzionale dei cittadini, invita il Governo a corrispondere agli italiani residenti all’estero (…) e che rientrano nei casi previsti dalla legge, la pensione sociale con uguaglianza di trattamento rispetto a quanti si trovano in Italia (…)”. Sono passati trentadue anni da quella seduta, ma ancora non si è trovata soluzione a questo problema anche se tutti i Governi ne hanno fatto una propria bandiera, soprattutto nelle ultime campagne elettorali, nelle quali gli italiani all’estero hanno giocato un ruolo da protagonisti”.
“L’interrogante, avendo nel cuore i nostri connazionali emigrati e conoscendo approfonditamente le difficoltà, non solo economiche, che i nostri connazionali lontani dalla patria incontrano quotidianamente, intende riproporre la questione, auspicandone l’esame e la risoluzione dal Governo; peraltro, – ricorda Angeli – l’interrogante è già intervenuto a favore dei connazionali in Argentina sia con question time dallo stesso discusso in III Commissione il 19 gennaio scorso (interrogazione n. 5-02351 “Sul rinnovo del contratto con la SWISS MEDICAL, compagnia assicuratrice per gli Italiani residenti in Argentina”) sia, a seguito di non soddisfacente risposta del Governo, con interrogazione a risposta scritta n. 4-05868 pubblicata il 26 gennaio scorso, presentata al Ministro degli affari esteri ed al Ministro dell’economia e delle finanze; in quest’ultima, l’interrogante ha chiesto chiarimenti al Governo sulla effettiva e rapida risoluzione della grave situazione per cui sono stati ridotti i fondi alla SWISS MEDICAL ed alle risorse per la polizza sanitaria in Argentina, rispetto all’insieme dei sussidi ed interventi gravanti sui fondi del capitolo 3121 del bilancio del Ministero degli affari esteri, che vengono erogati a tutta la rete estera dei connazionali indigenti, in misura del 23 per cento rispetto al precedente importo annuo, quindi la riduzione dei fondi per vincoli di bilancio, ha comportato dannosi effetti sulla platea dei beneficiari, ridotta del 40 per cento, e cioè dagli 8.320 già coperti si è passati a 5.000, con drastica riduzione di 3.200 anziani indigenti dalla copertura; la riduzione è stata operata con l’utilizzo di criteri di misura di indigenza su base di criteri omogenei indicati dall’ambasciata in Argentina che hanno generato l’esclusione dalla copertura di ben 3.200 nostri connazionali, che ora sono inseriti nella lista suppletiva stilata con medesimi parametri, con danni alla salute e qualità di vita degli esclusi, che potrebbero versare in pericolo di vita, in quanto indigenti ed anziani, senza contare la possibilità di risarcimenti alla collettività e contenzioso contro la pubblica amministrazione, con aggravi al bilancio statale in caso di incapienza economica degli esclusi a sopperire alle spese sanitarie necessarie”.
“Sono state chieste al Governo – ribadisce il parlamentare – misure da adottare per eliminare detta discriminante esclusione dalla copertura sanitaria ai danni di una fascia sociale debole ed indifesa, che potrebbe essere assistita presso gli ospedali italiani presenti in Sudamerica, a pari condizioni di quelli rientranti nella fascia assicurata, cui potrebbero essere erogati i fondi decurtati alla SWISS MEDICAL, attingendo a risorse finanziarie disponibili, da stornare e erogare con priorità assoluta sui fondi dell’apposito capitolo del bilancio del Ministero degli affari esteri sopra citato, al fine di dare continuità all’assistenza sanitaria, ritenendo dall’interrogante altresì ingiusto e discriminatorio, che i connazionali indigenti già censiti e non inclusi nella polizza assicurativa con Swiss Medical – in aggiunta alle prestazioni previste dal Servizio Nazionale Pubblico argentino (PAMI) – possano solo usufruire per esigenze sanitarie, nell’ambito delle risorse finanziarie esistenti, dell’assistenza degli Uffici consolari attraverso l’erogazione d’interventi diretti; a tale proposito l’interrogante quantifica la lista degli indigenti italiani in Argentina, secondo le stime esposte dal Governo, con cifre e criteri di cui sopra, censiti perciò in 8.320 unità, con la piena attendibilità assenta dal Governo; si rende necessario, altresì, sanare un’altra manifesta iniquità e disparità di trattamento dei nostri connazionali residenti all’estero rispetto a chi risiede in patria e a tal fine, il nostro Governo, che sta dimostrando grande sensibilità e considerazione per la tutela dei lavoratori e della fasce indifese e indigenti della popolazione, dovrebbe auspicabilmente provvedere a garantire pari dignità e trattamento a chi onora ed ha onorato la Nazione in suolo straniero, lì insediandovi la propria esistenza, la famiglia, il lavoro, ma col cuore sempre presente nella terra natìa”.
“L’interrogante – chiarisce Angeli – si riferisce all’assegno sociale che, come è noto, è una prestazione di natura assistenziale, riservata ai cittadini italiani che hanno 65 anni di età, che risiedono stabilmente in Italia e che hanno redditi inferiori ai limiti previsti dalla legge. Dal 1o gennaio 1996 l’assegno sociale ha sostituito la pensione sociale, che continua comunque ad essere erogata a coloro che, avendone i requisiti, ne hanno fatto domanda entro il 31 dicembre 1995; altrettanto noto è che un cittadino italiano, o equiparato, può fare domanda di assegno sociale quando non percepisce alcun reddito o ne percepisce uno inferiore all’importo corrente dell’assegno sociale, ha raggiunto i 65 anni di età e risiede abitualmente in Italia. Sono equiparati ai cittadini italiani: gli abitanti di San Marino, i rifugiati politici, i cittadini di uno Stato dell’Unione europea residenti in Italia e i cittadini extracomunitari in possesso di carta di soggiorno. La residenza abituale in Italia è un requisito fondamentale tanto che, se il titolare di assegno sociale trasferisce all’estero la propria residenza, ne perde il diritto. Dal 1o gennaio 2009, inoltre, è richiesto l’ulteriore requisito costituito dal soggiorno legale, in via continuativa, per almeno dieci anni in Italia. L’assegno sociale, infine, è una prestazione che non spetta ai superstiti; infatti, l’articolo 20, comma 10, del decreto-legge 25 giugno 2008 n. 112 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008) ha stabilito che, a decorrere dal 1o gennaio 2009, l’assegno sociale, di cui all’articolo 3, comma 6, della legge n. 335 del 1995, debba essere corrisposto a coloro che, oltre al possesso dei prescritti requisiti, abbiano soggiornato legalmente, per almeno dieci anni in via continuativa, sul territorio nazionale. Attraverso tale previsione, in materia di immigrazione, si è inteso, in primo luogo, sanzionare quei ricongiungimenti familiari effettuati al solo scopo di ottenere la liquidazione delle prestazioni in argomento;
per l’anno 2009, l’importo mensile dell’assegno è di 409,05 euro. Ne deriva che, per lo stesso anno, l’importo annuo dell’assegno sociale è di 5.317,65 euro (cioè 409,05 x 13) e pertanto i limiti di reddito sono di 5.317,65 euro se il richiedente non è coniugato e di 10.635,30 euro annui (cioè 5.317,65 x 2) se il richiedente è coniugato. Se chi fa domanda non ha alcun reddito personale né insieme all’eventuale coniuge, percepisce l’assegno sociale in misura intera. Se, invece, i suoi redditi, quelli dell’eventuale coniuge oppure la somma di entrambi superano i limiti di legge, l’assegno sociale viene negato. Nel caso in cui il reddito del richiedente o quello del coniuge o la loro somma siano inferiori ai limiti di legge, l’assegno viene erogato con l’importo ridotto. In questo caso, sarà pagato un importo annuo pari alla differenza tra l’importo intero annuale dell’assegno sociale corrente e l’ammontare del reddito annuale”.
“Per tutto quanto sopra, – argomenta il deputato – si può affermare che, alla pari dei cittadini italiani, comunitari (con l’iscrizione all’anagrafe comunale), extracomunitari (titolari di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo), rifugiati politici e apolidi (titolari dei rispettivi titoli di soggiorno rilasciati dalle competenti autorità) anche i nostri connazionali ultrassessantacinquenni nati in Italia e residenti all’estero, che sono sprovvisti di reddito, ovvero possiedono redditi di importo inferiore ai limiti stabiliti dalla legge (italiana) e per di più parzialmente sprovvisti di copertura sanitaria, come in Argentina, avrebbero diritto, per motivi di equità, umanitari e di parità costituzionale a detta prestazione di carattere assistenziale, corrisposta dall’Inps per tredici mensilità e che prescinde dal pagamento dei contributi previdenziali, da erogare secondo reddito da considerare in relazione al cambio valutario, il tutto secondo modalità di legge vigenti; detta prestazione assistenziale che la legge n. 335 del 1995 (cosiddetta “Riforma Dini”) ha istituito, in luogo della pensione, prescinde dall’esistenza di un rapporto assicurativo e contributivo ma, come sopra detto, per l’erogazione attualmente è necessario possedere determinati requisiti di natura reddituale e di cittadinanza e di obbligo di residenza abituale in Italia; ciò non deve essere un ostacolo affinché ne possano usufruire anche i nostri connazionali residenti all’estero in possesso dei requisiti di legge. Per quanto concerne i capitoli di spesa dai quali attingere i fondi, potrebbe essere possibile farlo dagli stessi capitoli per i quali si attinge per gli italiani che risiedono nella madre patria ed assimilati, alla stregua di tutti i cittadini equiparati, per cui i nostri connazionali residenti all’estero, potrebbero presentare domanda su carta libera all’INPS tramite la più vicina rappresentanza consolare o diplomatica italiana che, compiuti i necessari accertamenti, la inoltrerebbe all’Istituto con proprio parere e, nel contempo, predisporrebbe per ogni circoscrizione, un apposito registro con le indicazioni essenziali per la individuazione del soggetto e della decorrenza del provvedimento concessorio; in particolare, ai cittadini italiani ultrasessantacinquenni, nati nel territorio della Repubblica italiana e residenti in Argentina, già al momento censiti ai fini della classificazione di indigenza secondo i parametri omogenei indicata dalla nostra Ambasciata (8.320 unità) come affermato dal Governo in occasione delle summenzionate interrogazioni recentemente presentate dall’interrogante, potrebbe venire erogato, in tempi più rapidi, dall’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), per tredici mensilità l’anno, l’”assegno sociale”".
Angeli, quindi, chiede di sapere “quali iniziative anche di carattere normativo intenda adottare il Governo a favore dei nostri connazionali residenti all’estero, alla pari di tutti i cittadini italiani residenti in Patria e loro equiparati, per corrispondere l’«assegno sociale», alla pari dei cittadini italiani, dei comunitari (con l’iscrizione all’anagrafe comunale), degli extracomunitari (titolari di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo), dei rifugiati politici e degli apolidi (titolari dei rispettivi titoli di soggiorno rilasciati dalle competenti autorità) poiché anche i nostri connazionali ultrassessantacinquenni nati in Italia e residenti all’estero, che sono sprovvisti di reddito, ovvero possiedono redditi di importo inferiore ai limiti stabiliti dalla legge italiana e per di più parzialmente sprovvisti di copertura sanitaria, come in Argentina dove sono stati già censiti dalle autorità consolari, avrebbero diritto, per motivi di equità, umanitari e di parità costituzionale, come detto in premessa, rispetto agli immigrati e ai cittadini italiani residenti in Italia, a detta prestazione di carattere assistenziale”.

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Una risposta to "L’ASSEGNO SOCIALE PER I CONNAZIONALI ALL’ESTERO"

  1. Vitaliano says:

    Questo Giuseppe Angeli è suonato, cacciatelo dal PDL, le prestazioni assistenziali come l’assegno sociale sono a carico del paese di residenza, non è una pensione derivante da contreibuti, se fossimo così idioti da fare come lui chiede tutti gli extracomunitari presenti in Italia chiederebbero la cittadinanza italiana dopo solo 10 anni di presenza nel paese e tornerebbero poi nel loro paese d’origine tirandosi dietro l’assegno sociale, ci mancherebbe anche questa minchiata per affossare l’Italia, certe stronzate lasciamo che le chiedano le sinistre.

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