Data odierna 12-12-2017

Con l’audizione di rappresentanti dell’Anfe l Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato ha proseguito ieri l’indagine conoscitiva sulle politiche per gli italiani nel mondo. ...

L’ANFE al comitato del Senato

Con l’audizione di rappresentanti dell’Anfe l Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato ha proseguito ieri l’indagine conoscitiva sulle politiche per gli italiani nel mondo.

A fare gli onori di casa il senatore Claudio Micheloni (Pd), vice presidente del Cqie, che ha salutato Matteo Iacovelli, Gaetano Calà ed Elisabetta Briguglio, rispettivamente vice presidente, direttore e capo segreteria nazionale dell’Associazione Nazionale Famiglie Emigrati.

Il Comitato, ha ricordato Micheloni, “finora ha proceduto all’audizione dei soggetti a vario titolo interessati all’attività di diffusione della lingua e della cultura italiana all’estero, nonché di informazione destinata alle collettività italiane nel mondo. Sono stati ascoltati anche gli enti di ricerca internazionalistica, affrontando la tematica della promozione dell’imprenditorialità italiana all’estero e, da ultimo, del sostegno alle imprese italiane all’estero e ai singoli imprenditori. Quella di oggi – ha aggiunto – è un’occasione per aprire una visuale sul mondo dell’associazionismo, che costituisce una realtà viva e vitale per le comunità degli italiani all’estero”.

“In particolare, – ha sottolineato Micheloni – la dimensione familiare nel settore delle associazioni riveste un’importanza peculiare, sia nell’ottica dei ricongiungimenti all’estero, sia in quella, altrettanto importante, delle rimesse degli emigranti. Naturalmente, l’emigrazione, le associazioni, le famiglie stesse e gli individui vivono l’esperienza dell’emigrazione al momento attuale in modo completamente diverso rispetto al secondo dopoguerra. Ecco perché dobbiamo interrogarci se le tradizionali forme di rappresentanza e di aggregazione siano oggi ancora valide ovvero se meritino di essere riviste”.

Il vice presidente Iacovelli ha esordito richiamando le origini dell’ANFE, associazione che “nasce con la duplice finalità di assistere le famiglie degli emigranti rimaste in Italia, ma anche di accompagnare i cittadini italiani all’estero nel difficile processo di inserimento nei nuovi contesti. Problematiche collaterali sono quelle dell’attività nei confronti degli Stati meta dei flussi migratori, garantendo il mantenimento della titolarità della cittadinanza italiana, e quello della scolarità dei figli degli emigrati tanto in Italia quanto all’estero in caso di ricongiungimento. Particolare attenzione è dedicata dall’ANFE alla diffusione della lingua e alle attività di formazione professionale”.

Oggi, per Iacovelli, “la nuova sfida per l’ANFE è quella di mantenere un collegamento con le nuove generazioni di italiani all’estero, perfettamente integrate negli Stati di residenza”.

Il direttore Calà, nel suo intervento, ha riassunto le iniziative attivate dall’Associazione. “Alla fine del 2010 – ha ricordato – vi è stato un ricambio nella presidenza dell’associazione. I temi attualmente considerati di prioritario interesse sono quelli del diritto di cittadinanza, del sistema di voto per i cittadini italiani all’estero e della legislazione regionale in materia di emigrazione e di immigrazione. A tale ultimo proposito, credo ci sia bisogno di un quadro normativo di riferimento uniforme”.

Calà ha quindi parlato del “rischio di un’eccessiva frammentazione nel mondo associativo, che ostacola l’inclusione delle nuove generazioni. Il collegamento con i giovani – ha sottolineato – va sostenuto mediante iniziative apposite, quali ad esempio il turismo sociale e l’organizzazione di occasioni di incontro”.

Posto che “la crisi economica in atto ha portato all’emergere di nuove mete per l’emigrazione italiana”, il direttore dell’Anfe ha sostenuto che “la ricognizione delle destinazioni è una precondizione indispensabile per l’attività di assistenza”.

Fondamentale anche “la conoscenza della lingua e del sistema istituzionale e culturale del Paese di emigrazione” quali “fattori essenziali per evitare fenomeni di esclusione e delinquenza”. A titolo di esempio, Calà ha citato “la gravità del fenomeno del consistente numero di cittadini italiani che si trovano negli Stati Uniti in condizione di clandestinità, poiché la loro permanenza si è protratta oltre la scadenza del visto turistico. Si tratta in gran parte di cittadini dediti ad attività manuali, che meritano un’attenzione particolare”.

Tra gli altri ambiti di interesse dell’ANFE, anche “le iniziative volte al recupero e alla diffusione del patrimonio culturale italiano”. Concludendo, Calà si è detto “convinto che il nuovo titolare del Ministero degli esteri possa operare con efficacia, avendo un’esperienza diretta, quale ambasciatore, del mondo dell’emigrazione”.

Unica ad intervenire nel dibattito è stata la senatrice Bertuzzi (Pd), che ha condiviso “la necessità di evitare una dispersione di risorse, creando una rete di collegamento tra i cittadini italiani all’estero e le principali associazioni che li includono e rappresentano. Un maggiore coordinamento tra le attività svolte dalle regioni e quelle a livello statale sarebbe senz’altro auspicabile, mentre un sistema di certificazione e di censimento degli enti associativi potrebbe essere efficace nell’evitare una frammentazione di iniziative”.

Osservazione, questa, condivisa a sua volta da Calà.

A margine dell’audizione, Micheloni ha sottolineato positivamente “la proiezione verso iniziative destinate alle nuove generazioni di italiani all’estero” e condiviso “il rilievo attribuito al tema del voto nella circoscrizione Estero”.

Quanto al problema della clandestinità negli Stati Uniti e a tutte le altre problematiche evidenziate dall’Anfe, Micheloni ha infine assicurato “l’attenzione del Comitato”.

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