Data odierna 17-08-2018

Giorni fa ho letto sul blog delle stelle una selezione del discorso di Sandro Pertini che nello specifico faceva riferimento alla sete di onestà degli italiani. Eravamo nel giugno del 1968. Era il tempo...

La sete di onestà degli italiani

Giorni fa ho letto sul blog delle stelle una selezione del discorso di Sandro Pertini che nello specifico faceva riferimento alla sete di onestà degli italiani. Eravamo nel giugno del 1968. Era il tempo in cui Amintore Fanfani affrontava il tema della corruzione e dei suoi tentacoli che avviluppavano il mondo politico e fu anche il cavallo di battaglia di Aldo Moro e di Enrico Berlinguer i quali pensavano di porvi, in qualche modo, riparo con il “compromesso storico”. Furono uomini saggi e lungimiranti ma come i profeti del buon senso e d’innata saggezza restarono inascoltati e fu un errore grave che nemmeno la stagione di mani pulite riuscì ad emendare. Il cancro era diventato una metastasi colonizzando altri organi del tessuto sociale e istituzionale italiano. Antonio di Pietro, anni dopo lo rilevò facendoci sapere che vi è stata una legislatura del nostro parlamento dove il 30% dei suoi componenti risultava inquisito per affari poco puliti e per voti di scambio con la malavita organizzata.
Stavamo toccando il fondo e la sete degli italiani avrebbe dovuto portarci alla disidratazione acuta ed invece ci siamo ritrovati nel peggiore dei modi dimenticando la nostra aridità per inseguire il pifferaio di turno e facendoci precipitare nella logica perversa di una escalation senza precedenti.
Se andiamo ad analizzare cosa non ha funzionato, in questi ultimi anni, posso dire che l’aspetto che mi appare più evidente è il non aver saputo capire quella logica che i napoletani, maestri di antica saggezza, hanno riassunto con il detto: ‘O pesce fète d’ ‘a capa. (Il pesce puzza dalla testa) intendendo dire che il buon esempio viene da chi ci governa da palazzo Chigi al sindaco del più piccolo comune d’Italia. Ma se affidiamo tale compito lungo questa catena di comando a chi ruba, a a chi intrallazza, a chi fa scempio delle regole e persino le assoggetta ai suoi personali interessi cosa possiamo aspettarci di buono? E questa tanta decantata sete di onestà, che pure esiste, sembra proprio che abbia perso la sua carica ideale non per colpa dei politici o dei vari comitati d’affari in odore di mafia, ma da parte degli stessi italiani quando si sono recati alle urne e non hanno saputo fare i doverosi distingui tra il grano e la gramigna e hanno votato a grande maggioranza per quest’ultima. Come si dice in questi casi: chi è causa del suo male pianga se stesso. A quanto un ravvedimento?
Nel frattempo la nostra sete diventa arsura trasformandoci di fatto in un popolo di masochisti.

Riccardo Alfonso

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