Data odierna 20-09-2017

“Dispiace che i più alti dirigenti della Farnesina non abbiano anche denunciato il degrado dalla rete diplomatico-consolare italiana e i tagli ai finanziamenti per le politiche degli italiani...

Guarda le immagini “LA REPUBBLICA” PUBBLICA UNA LETTERA DI DINO NARDI (CGIE- UIM) SULLA PROTESTA DEGLI AMBASCIATORI

“Dispiace che i più alti dirigenti della Farnesina non abbiano anche denunciato il degrado dalla rete diplomatico-consolare italiana e i tagli ai finanziamenti per le politiche degli italiani all’estero”.

Il coordinatore Uim per l’Europa e consigliere del Cgie Dino Nardi ha inviato una lettera al direttore del giornale “la Repubblica” Ezio Mauro a proposito della lettera-appello degli ambasciatori alle massime cariche dello Stato, pubblicata dal medesimo quotidiano, contro i tagli alle risorse del Mae previsti dalla manovra finanziaria.

Riportiamo il testo della lettera di Nardi che “la Repubblica” ha pubblicato nell’edizione odierna.

Caro Direttore,

come italiano residente all’estero e per l’esperienza personale che ho acquisito come dirigente dell’Unione degli Italiani nel Mondo (UIM) visitando i circoli in Europa e, soprattutto, come membro del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie), mi permetta alcune considerazioni a proposito dell’articolo di Vincenzo Nigro (La Repubblica, 20.7.2010) sugli Ambasciatori in rivolta contro la manovra economica del governo e della loro lettera di protesta inviata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Dispiace che gli Ambasciatori ed i più alti dirigenti della Farnesina, con la loro lettera nel denunciare giustamente “la progressiva paralisi funzionale di un Ministero e di una Carriera (la loro, ovviamente)” non abbiano anche denunciato, da un lato, il degrado ormai raggiunto dalla rete diplomatico-consolare italiana (chiusura continua di sedi, personale insufficiente, funzionalitá al di sotto dei limiti di guardia) e, dall’altro, i tagli che negli ultimi tre anni hanno ridotto a meno del 50% il finanziamento alle politiche a favore dei circa 4 milioni di cittadini italiani residenti all’estero.

Per il degrado della nostra rete diplomatico-consolare basta che chiunque, emigrato o turista che sia, abbia bisogno di un documento o di una assistenza da parte di un Ufficio consolare per rendersene purtroppo conto (provare con quello di Barcellona, tanto per citare un esempio).

Per i tagli, poi, al finanziamento delle politiche rivolte agli italiani emigrati basti pensare che nel corrente anno, rispetto al 2009, tra i vari capitoli di spesa a loro destinati gestiti dal Ministero degli Affari Esteri, quello per l’assistenza agli emigrati in stato di grave indigenza è stato ridotto del 27,3% e quello per la promozione e l’insegnamento della lingua e della cultura italiana è diminuito del 18,7%. Non sarebbe opportuno e doveroso che i nostri Ambasciatori si preoccupassero anche di tutto questo oltre che (legittimamente) delle loro carriere? La ringrazio per l’attenzione e Le porgo i più cordiali saluti.

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