Data odierna 16-01-2018

Al ministero degli Esteri insistono sui tre pilastri della riforma voluta dal ministro Franco Frattini: “sicurezza internazionale”, “dimensione europea” e “sistema paese”....

Al ministero degli Esteri insistono sui tre pilastri della riforma voluta dal ministro Franco Frattini: “sicurezza internazionale”, “dimensione europea” e “sistema paese”. E fanno presente che ai tagli della Finanziaria si è accompagnata una “razionalizzazione delle risorse che ci allinea con gli altri paesi europei più importanti”.

Questo si traduce con due Servizi, un Cerimoniale diplomatico, 8 Direzioni Generali divise per grandi aree tematiche (che poi coincidono con le priorità della politica estera italiana); ma anche con servizi più efficienti per andare incontro alle esigenze degli italiani all’estero. “Si compensano con la tecnologia le risorse decrescenti” sospirano le feluche nei corridoi del ministero.

Fra la metà e la fine del 2011, per esempio, la Farnesina introdurrà un sistema totalmente informatizzato per cui chiunque da casa potrà chiedere quasi tutta la documentazione ufficiale ai consolati senza bisogno di andare agli sportelli. “Tecnologia al servizio dei costi e dei servizi” illustrano al servizio stampa del ministero, come in una presentazione aziendale. Nei fatti, del resto, gli ambasciatori diventeranno dei veri e propri manager con un bilancio da gestire in proprio, interagendo con gli sponsor privati, anche e soprattutto laddove si tratti di promuovere il patrimonio culturale.

Questo comporterà dei rischi, e quindi maggiori controlli da parte degli organismi centrali del ministero. La vicenda di Wikileaks non sembra avere influito sull’evoluzione della diplomazia italiana, che del resto è in corso da anni: “I danni li hanno subiti soprattutto gli americani, ed è evidente che se non esiste la confidenzialità nei rapporti tra diplomatici la funzione della diplomazia viene completamente svuotata” commentano alla Farnesina.

“Il modo di comunicare della diplomazia italiana è un po’ diverso da quello americano – fanno notare le fonti – perché raramente o quasi mai nei nostri rapporti esprimiamo giudizi di carattere personale, ma se dobbiamo trarre una lezione dal caso Wikileaks è che bisogna fare in modo che la libertà di espressione sia accompagnata da una maggiore tutela della riservatezza”.

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