Data odierna 22-10-2017

Deputato di Italia dei Valori eletto in Europa, Antonio Razzi è intervenuto ieri ai lavori di Montecitorio dove è iniziato il dibattito sulla Legge Comunitaria 2009 tornata alla Camera in terza lettura,...

Deputato di Italia dei Valori eletto in Europa, Antonio Razzi è intervenuto ieri ai lavori di Montecitorio dove è iniziato il dibattito sulla Legge Comunitaria 2009 tornata alla Camera in terza lettura, viste le modifiche approvate dal Senato. Nel suo intervento, Razzi ha lamentato l’elevato numero di procedure di infrazioni avviate nei confronti dell’Italia, criticato le anomalie procedurali che hanno caratterizzato l’iter della legge, sottolineato la necessità di procedere ad una sollecita riforma della legge n.11 del 2005, anche alla luce del nuovo scenario delineato dal trattato di Lisbona, e ribadito, infine, l’opportunità di garantire una maggiore attenzione del Parlamento alle tematiche Ue.
Entrato in vigore nel dicembre scorso, il Trattato di Lisbona ha “grande importanza” perché “accresce la democraticità e la trasparenza dell’Unione europea” e al tempo stesso “definisce in maniera più precisa la ripartizione delle competenze tra il livello europeo e quello nazionale”; inoltre “rafforza i valori e gli obiettivi sui quali si fonda l’Unione” e “integra le libertà e i principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali rendendoli giuridicamente vincolanti”.
Ricordata la valenza del Trattato, Razzi ha osservato che il disegno di legge comunitaria 2009 all’esame della Camera “si presenta molto modificato rispetto al testo che quest’aula aveva approvato nel settembre del 2009. Quel testo conteneva 25 articoli che durante l’iter parlamentare al Senato sono aumentati a 56. Sono state inoltre inserite 3 nuove direttive nell’Allegato A, e ben 29 nuove direttive nell’Allegato B”.
Per il deputato è quindi “necessario fermarsi brevemente a riflettere sul senso della legge comunitaria nell’ambito del quadro mutato dal trattato di Lisbona e sull’impegno che l’Italia può e deve mettere nel partecipare alla vita dell’Unione”.
La prima nota critica del deputato è stata rivolta al numero delle procedure d’infrazione contro l’Italia, “ben 139 – ha precisato – 113 delle quali riguardano casi di violazione del diritto comunitario e 26 attengono a mancata trasposizione di direttive nell’ordinamento italiano. Si tratta di numeri che non fanno onore all’Italia, specie con riferimento al mancato recepimento delle direttive, che rappresenta ben il 20% del totale delle infrazioni aperte, e dà la rappresentazione nei fatti di una scarsa diligenza dell’Italia nel contribuire alla costruzione e realizzazione dell’Unione”.
In questo senso, “l’inserimento al Senato di così tante direttive da recepire nella Comunitaria 2009 deve considerasi un fatto importante”, ma, ha aggiunto razzi, “sarebbe stato più corretto e saggio che il Governo avesse spinto per l’approvazione definitiva della legge comunitaria 2009, affrettandosi a presentare il disegno di legge per la Comunitaria 2010 – che in questo momento, probabilmente, avrebbe già potuto essere legge o aver terminato l’esame in almeno uno dei due rami del Parlamento. E invece la Comunitaria 2010 sta già accumulando ritardo, mentre quella del 2009 è ancora qui tra le nostre mani. C’è qualcosa nel metodo che non funziona, c’è qualcosa che va modificato nel procedimento”.
“Il relatore del provvedimento in Commissione – ha ricordato Razzi – ha aggiunto che il fatto che il disegno di legge comunitaria sia divenuto il veicolo per istanze estranee al suo oggetto “proprio” rende particolarmente urgente procedere alla modifica della legge n. 11 del 2005, per consentire di rendere più efficace e tempestivo il lavoro parlamentare sulle tematiche europee”. Osservazione condivisa da Razzi secondo cui è “opportuno avviare quanto prima in Commissione l’esame delle diverse proposte di legge di modifica della legge Buttiglione” che “non può essere modificata attraverso la legge comunitaria”.
“Tra le questioni che dovranno essere risolte – ha aggiunto il parlamentare Idv – c’è anche l’insufficienza di informazioni che il Governo trasmette al Parlamento sulle procedure di infrazione, come previsto invece dall’articolo 15 della legge n. 11 del 2005. Né dovrà essere trascurato un rafforzamento della cooperazione tra il Parlamento italiano e quello europeo e tra il Parlamento italiano e quelli nazionali degli altri stati dell’Unione. E ciò si deve raggiungere anche attraverso un rafforzamento degli organi specializzati negli affari dell’Unione”.
Serve, dunque, “una crescita di attenzione e dedizione da parte del Parlamento ai temi europei e agli adempimenti di sua competenza”.
Concludendo, Razzi ha ricordato che “il Governo italiano ha inviato alla Commissione il proprio parere sul futuro della Strategia di Lisbona il 19 gennaio, la Camera invece ha approvato il proprio documento di lavoro l’11 marzo, con due mesi di ritardo rispetto alla scadenza, quando, di fatto, non c’era più modo di consentire alle istituzioni europee di tenerne conto”.

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