Data odierna 22-10-2017

Prima di cimentarci sulle conseguenze che ci sono anche per gli emigrati italiani, a causa delle decisioni prese dal governo Monti nei suoi primi cento giorni di vita, è certamente opportuno fare alcune...

La cura Monti per salvare l’Italia

Prima di cimentarci sulle conseguenze che ci sono anche per gli emigrati italiani, a causa delle decisioni prese dal governo Monti nei suoi primi cento giorni di vita, è certamente opportuno fare alcune premesse.

La prima è quella che il professore e senatore a vita Mario Monti, raccogliendo il testimone del governo dell’Italia da Silvio Berlusconi, ha trovato il Paese ad un passo dal fallimento senza più soldi in cassa e con il rischio (quasi una certezza) di non poter più pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici e le pensioni ai pensionati. La seconda premessa è che, in ogni caso, anche il governo Monti, pur potendo ancora contare sull’importante consenso della maggioranza degli italiani, per far approvare i suoi decreti o i suoi disegni di legge deve fare i conti con lo stesso identico Parlamento che, con una maggioranza di centrodestra, sosteneva il precedente governo Berlusconi e può contare su una “sua” maggioranza trasversale composta dal PdL, dall’UDC e dal PD. Ovvero una sua maggioranza composta da forze politiche che, in quello stesso parlamento, erano avversarie fino alle dimissioni del Cavaliere.

Ebbene, fatte queste doverose premesse, veniamo al dunque. Il governo Monti per allontanare immediatamente il Paese dal ciglio del baratro ha preso subito dopo il suo insediamento, in sequenza, tre provvedimenti: il decreto così detto “Salva Italia”, il decreto sulle liberalizzazioni ed il decreto sulle semplificazioni (quest’ultimo, al momento, approvato solo da un ramo del Parlamento).

Dei tre provvedimenti, il primo, il “Salva Italia” è stato sicuramente quello della svolta rispetto alle politiche del passato, quello che ha mandato un segnale forte del cambiamento intervenuto in Italia ai governi dell’Unione Europea, e non solo, ma soprattutto al mondo della finanza internazionale ed infatti le reazioni all’estero, nei palazzi della politica e del mondo finanziario, sono state subito positive ed oggi da tutto il mondo si sta nuovamente comperando titoli di Stato italiani segno di una fiducia ritrovata del nostro Paese. Con uno “spread”, cioè il differenziale di rendimento tra Bund tedeschi e Buoni del Tesoro Poliennali italiani, che in cento giorni di governo Monti è crollato da 550 a percentuali ben più sostenibili. Ovviamente i costi sociali del decreto “Salva Italia” non sono pochi per gli italiani e, più di tutti, per i lavoratori. Non per niente questo provvedimento per i sacrifici che sta chiedendo al Paese, è stato definito da alcuni “lacrime e sangue” e si può sintetizzare con poche parole: aumento della pressione fiscale, incremento dell’IVA e nuovo sistema pensionistico.

Naturalmente come cittadini italiani, pur residenti all’estero, siamo sempre fortemente interessati a quanto avviene in Italia, e quindi anche a questo decreto “Salva Italia”, perché vi ritorniamo molto spesso. Non solo per il piacere di respirare l’aria di casa bensì perché in molti di noi vi hanno dei familiari oppure degli interessi economici, per esempio una proprietà immobiliare. In questo caso, poi, alcuni provvedimenti del decreto in questione ci toccano comunque direttamente. Pensiamo all’obbligo della tracciabilità del contante, finalizzato a combattere l’evasione fiscale, che è sceso da 2’500 a 1’000 euro e che costringerà molti emigrati a modificare le proprie abitudini di pagare in contanti durante i soggiorni in Italia.

Oppure pensiamo ancora all’introduzione dell’Imposta Municipale Unica (IMU), cioè l’ex ICI, che renderà molto più costosa, rispetto al passato, la proprietà di un’abitazione in Italia essendo considerata “seconda casa” quella degli iscritti all’AIRE ed a causa della notevole rivalutazione della rendita catastale che è stata introdotta e sulla quale viene calcolata anche l’IMU. Senza dimenticare che dal 1° gennaio 2013 avremo un nuovo tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TRES) che sostituirà l’attuale TARSU e TIA e che renderà certamente ancor più onerosa la proprietà di una abitazione in Italia. Pensiamo infine alla riforma del sistema pensionistico che, naturalmente, interessa anche tutti gli emigrati che abbiano i requisiti per una pensione italiana in convenzione con la totalizzazione dei periodi assicurativi italiani ed esteri. Una riforma, quest’ultima, che ha radicalmente modificato il sistema pensionistico preesistente, ritenuto ormai in Europa (sia pure erroneamente) come il più squilibrato finanziariamente, trasformandolo nel sistema pensionistico più sano in ambito europeo quando sarà a regime. Tutto questo grazie, per esempio: all’introduzione del calcolo della pensione con il metodo contributivo esteso a tutti a partire dal 1.1.2012; all’aumento a 66 anni di età per la pensione di vecchiaia sia per le donne che per gli uomini dal 2018; alla sostituzione della pensione di anzianità con quella definita “anticipata” che dal 1.1.2012 si ottiene con 41 anni ed un mese di lavoro per le donne e 42 anni ed un mese per gli uomini, con disincentivi per chi la richiede prima dei 62 anni.

Di fronte a questa situazione in cui gran parte degli italiani, compresi noi emigrati, cominciano a sentirsi un po’ più poveri ed una minoranza a sentirsi un po’ meno ricca, è evidente che dovremmo scendere tutti in piazza per protestare contro questo governo dei tecnici ma, ricordandoci di quanto scritto in premessa di questo articolo, sarebbe certamente da incoscienti se lo facessimo (la Grecia docet!). Bene, quindi, hanno fatto e stanno facendo il PD, con l’UDC ed il PdL, a sostenere il governo Monti nella sua politica di rigore tesa a salvare ed a far crescere l’Italia.

Tuttavia, sia il sindacato con Cgil-Cisl-Uil e UGL che il PD, con il suo segretario nazionale Pierluigi Bersani ed i suoi Gruppi parlamentari, fanno bene a vigilare attentamente affinché il governo non sia forte con i deboli e debole con i forti. Ovvero a vigilare che i provvedimenti del governo Monti siano i più equi possibili poiché c`è una soglia al di sotto della quale la povertà, a differenza della ricchezza, non può certamente scendere. Per quanto riguarda, poi, la riforma del mercato del lavoro, sulla quale, proprio in questi giorni, si sta discutendo animatamente nel Paese tra governo, sindacati e partiti, la questione è talmente complessa che è meglio affrontarla un’altra volta!

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