Data odierna 20-09-2017

Espresso dalla Commissione Esteri parere contrario. Mantica: “Preoccupazione per l’impatto di disposizioni generiche sulla rete consolare”.  La Commissione Finanze della...

Guarda le immagini LA COMMISSIONE FINANZE ESAMINA IL PROVVEDIMENTO BIPARTISAN SUGLI INCENTIVI FISCALI PER IL “RIENTRO DEI CERVELLI” IN ITALIA

Espresso dalla Commissione Esteri parere contrario. Mantica: “Preoccupazione per l’impatto di disposizioni generiche sulla rete consolare”.  La Commissione Finanze della Camera dei Deputati prosegue l’esame del provvedimento relativo agli incentivi fiscali per il rientro di giovani lavoratori in Italia (C.2079), a prima firma di Enrico Letta (Pd) e Stefano Saglia (Pdl).

Sulla proposta la Commissione Esteri ha espresso parere contrario, mentre si attendono per oggi i pareri delle Commissioni Bilancio e Cultura.

L’iniziativa legislativa è nata per contrastare il fenomeno dell’emigrazione dei “cervelli” dal nostro Paese, in costante aumento: le statistiche indicano una percentuale di laureati italiani residenti all’estero più che doppia rispetto a quella degli altri grandi Paesi europei (pari al 2,3%).

Il testo, in base ad alcune modifiche giá approvate nel corso dell’esame alla Commissione Finanze, prevede che i redditi da lavoro dipendente, d’impresa e da lavoro autonomo percepiti dai lavoratori che fanno rientro, ai fini delle imposte sui redditi concorrano alla formazione dell’imponibile in misura ridotta: pari al 20% per le lavoratrici dipendenti impiegate nell’intero territorio nazionale e per i lavoratori dipendenti destinati a una struttura produttiva ubicata nelle aree delle regioni Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo o Molise; per il 30% nel resto del Paese.

Benefici anche per i datori di lavoro che assumano coloro che vogliono fare rientro, a condizione che li impieghino come lavoratori dipendenti in una struttura produttiva ubicata nelle aree giá sostenute per l’assunzione di disoccupati di lunga durata.

La Commissione ha inoltre ampliato la gamma dei beneficiari dei provvedimento – nati dopo il 1° gennaio 1969 – che devono essere in possesso di un titolo di laurea e aver risieduto, se cittadini comunitari dalla nascita, almeno 24 mesi in Italia e aver avuto un contratto di lavoro dipendente fuori dal proprio Paese di origine e dall’Italia per almeno due anni. Il titolo di laurea o la specializzazione post lauream possono dunque essere stati acquisiti anche all’estero.

Come detto, parere contrario al provvedimento è stato espresso ieri dalla Commissione Esteri: il presidente Stefano Stefani (Lega Nord), illustrando la proposta, ha segnalato come essa preveda “l’onere della previsione di accordi bilaterali con gli Stati esteri di provenienza in materia previdenziale, unitamente ad un consistente aggravio amministrativo per la rete consolare”.

Preoccupazione per “l’impatto della norma sulla rete consolare” è stato espresso anche dal sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica che, pur apprezzando le finalitá del provvedimento, ha rilevato in esso disposizioni “formulate in termini assai generici, restando del tutto indeterminato il numero dei potenziali destinatari delle nuove norme”. “Le strutture del ministero degli Affari Esteri sarebbero in questo caso chiamate ad assumersi un gravoso impegno istruttorio e amministrativo – ha aggiunto Mantica nel corso del dibattito – in relazione alla verifica delle situazioni individuali, senza contare poi che procedure troppo complesse ai fini delle verifiche istruttorie si potrebbero comunque prestare a falle e distorsioni rispetto alle finalitá del provvedimento”.

“La capacitá di stimolare investimenti su risorse umane di alto livello si fonda su riforme di più ampio respiro – ha sottolineato per il Pdl Roberto Antonione – e non su facilitazioni fiscali utili soltanto a promuovere dinamiche assistenzialistiche”.

Critico anche l’intervento di Franco Narducci (Pd), che, pur rilevando la necessitá di affrontare “il problema del drenaggio dal nostro Paese verso l’estero di risorse umane e professionali qualificate”, si è dichiarato scettico in ordine alla preferenza territoriale operata a favore di aree giá caratterizzate da elevata disoccupazione di lavoratori ad alto potenziale intellettuale. Indispensabile, anche per Narducci, la verifica dell’impatto della norma sull’amministrazione degli Affari Esteri.

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