Data odierna 18-07-2018

“Fissare alcuni punti” dopo “la batosta elettorale, peraltro adeguatamente prevista” del Pdl alle recenti elezioni amministrative: questa l’intenzione di Marco Zacchera, deputato...

“Fissare alcuni punti” dopo “la batosta elettorale, peraltro adeguatamente prevista” del Pdl alle recenti elezioni amministrative: questa l’intenzione di Marco Zacchera, deputato Pdl e sindaco di Verbania, che, nella sua newsletter settimanale, “Il Punto”, sintetizza in 10 punti le criticità che il partito del Premier dovrà affrontare e, possibilmente, risolvere prima possibile.

“Berlusconi – scrive Zacchera al primo punto – ha perso il suo feeling con la gente che lo ha accompagnato per molti anni. Spiace dirlo e scriverlo, ma è la quotidiana realtà e spero che il Cavaliere se ne sia reso conto. Non è questione di “colpe” ed ingeneroso sarebbe dimenticare anche quanto di buono è stato fatto, ma la gran parte degli italiani non lo soffre più. Per favore, ne prenda atto”. Segue, al secondo, la considerazione che “alle elezioni amministrative contano sempre di più i candidati-sindaco ed anche nel centro-destra è ora che vengano scelti con primarie e dopo sondaggi “veri” perché, soprattutto nei ballottaggi, la gente sceglie sempre di più la specifica persona rispetto al partito. I candidati deboli perdono – anche quelli leghisti ! – così come quelli estranei alla comunità cittadina o calati dall’alto: impariamo dalla sinistra e facciamone tesoro”.

Secondo Zacchera, punto 3, serve poi “più spirito di coalizione: al PDL in una città può non piacere un candidato sindaco leghista (e viceversa) ma il candidato non va più scelto con il concetto “due a me, uno a te” oppure “l’ex sindaco era del mio partito, mi spetta di diritto anche questa volta” ma chiedendosi per tempo ed ogni volta: “Quale è il candidato migliore possibile della coalizione in questa città?”. Scelto con elementi obbiettivi e in anticipo (non sempre all’ultimo momento!) il candidato va aiutato da tutti perchè un centro-destra pieno di rancori non può che continuare a perdere. Anche qui, impariamo dai nostri avversari e finalmente facciamoci furbi, ricordandoci che se c’è una alleanza politica nazionale va rispettata e non applicata a convenienza o a macchia di leopardo, altrimenti non è credibile e non è una cosa seria”.

“Ma – si chiede il deputato al punto 4 – il PDL c’è davvero a livello di partito, o nella pratica è ancora da inventare (o re-inventare)? Vedremo le conseguenze della mossa-Alfano, ma le nomine non possono essere solo indicate dall’alto per funzionare. Se non c’è un vero coinvolgimento della base e degli elettori – e quindi se si vuole costruire un partito – questo partito va fatto seriamente, non a slogan e basta. Altrimenti meglio una stretta federazione di diverse anime (come avrebbe potuto essere una diversa intesa FI-AN, ma è ora inutile rivangare il passato) che sicuramente interpreterebbero meglio le singole identità”.

Al punto 5, Zacchera scrive: “meritocrazia, onestà e trasparenza nei comportamenti privati e pubblici, scelte condivise, primarie, congressi: senza democrazia interna nel PDL non si va da nessuna parte, ma ci sarà il coraggio di fare queste scelte? Sicuramente non possono più aspettare. Ribadisco che personalmente credo nella necessità in Italia di avere un grande partito di centro-destra, moderato ma moderno, interprete dei valori della Nazione (il “Country party”, per chi si discetta d’inglese) e non una miriadi di partiti, ma in Italia siamo pronti per il bipolarismo?”. E ancora: “e il governo? Tutto va avanti liscio come se nulla fosse successo? Non penso sia una buona strategia. La gente vuole vedere un forte segnale di svolta, è impaziente, ha lanciato un segnale chiaro e vuole essere ascoltata. Badate che non ha vinto la sinistra per i suoi meriti, ma perchè tanti elettori di centro-destra non sono andati a votare, disillusi e critici: è l’astensionismo che ha determinato la sconfitta. La gente ha però espresso anche un giudizio su certi neo-sottosegretari dell’ultima ora, scelti proprio tra quelli che avevano svillaneggiato ancora recentemente lo stesso governo. Per favore: un minimo di coerenza!”.

Al punto 7, il deputato rileva: “ha torto Berlusconi quando dice “Abbiamo perso, ma siamo comunque sul 4 a 1″ minimizzando la sconfitta perché quello che conta è il gol fatto per ultimo, non la somma di quelli ormai in archivio. Ogni elezione indica quale sia l’opinione della gente in quel momento, purtroppo contano poco i successi passati”; segue – numero 8 – la riflessione sulla maggioranza parlamentare che “non è un parco-buoi chiamata a votare a scatola chiusa. Si pone il problema di un parlamento sempre più asfittico, dove sono premiati i cambia casacca e non la fedeltà verso gli elettori. Gruppi parlamentari dove anche le cariche interne vanno decise con il voto e non sempre per acclamazione o serpeggerà sempre di più il malcontento”.

“Anche per concomitanze europee e crisi internazionali – osserva Zacchera al punto 9 – gli “effetti annuncio” non pagano più ed è difficile rilanciare l’economia quando ci sono pochi fondi a disposizione. Credo che Tremonti sia un ottimo tecnico, ma i miracoli non li può fare nessuno. Rendiamoci conto che senza finanziamenti le riforme non decollano, ma per altre – come il federalismo – ci vuole assolutamente più coraggio e partire davvero in tempi brevi. Come sindaco del Nord sono indignato nel vedere come si continuino a fare tagli “lineari” (ovvero percentualmente uguali per tutti) senza minimamente premiare il merito di chi amministra seriamente e con più parsimonia. Pretendiamo più autonomia”.

Infine, “rendiamoci conto che la crisi economica è reale, che la gente è preoccupata, che i prezzi salgono e le risorse no, che occorre tagliare impietosamente i costi della politica a tutti i livelli e non si possono più difendere i privilegi di casta. Ma queste cose vanno fatte, non solo annunciate ed anche per questo gli italiani non ritengono che le priorità siano riforme come quella della giustizia: possibile che Berlusconi non se ne renda conto? Eppure credo che tutti i sondaggi gli indichino queste cose”.

Concludendo, Zacchera si dice “preoccupato, ma non scoraggiato: l’esperienza insegna che le “ondate” della politica durano due o tre anni al massimo, che ai momenti difficili subentrano quelli migliori, ma solo se si è capaci di interpretare la pubblica opinione, se si capiscono i segnali, se si prende atto dei nostri limiti umani e personali con l’umiltà di cambiare. Non c’è quindi da perdere tempo, non si può rimandare ed aspettare o si perderanno anche le elezioni politiche alle quali comunque Berlusconi non potrà più candidarsi come leader, quindi una classe dirigente rinnovata va preparata prima. Speriamo che – sia a livello di coalizione che di partito e gruppo parlamentare, così come al governo e nella volontà di varare riforme serie – si cambi da subito registro e, visto che il centro-destra di fatto è una piramide, che lo capisca soprattutto chi sta in cima alla piramide”.

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