Data odierna 24-10-2017

Gli italiani all’estero hanno votato. Ieri, giovedì 21 febbraio, è scaduto il termine entro cui potevano essere consegnati ai Consolati i plichi contenenti le schede elettorali votate dagli italiani...

Italiani nel mondo, elezioni concluse: ora migliorare voto all’esteroparlamento-in-ferie.jpg

Gli italiani all’estero hanno votato. Ieri, giovedì 21 febbraio, è scaduto il termine entro cui potevano essere consegnati ai Consolati i plichi contenenti le schede elettorali votate dagli italiani nel mondo. Già in queste ore, dalle quattro ripartizioni estere, dovrebbero giungere a Roma milioni di plichi, per poi essere trasferiti a Castelnuovo di Porto, dove avverrà lo scrutinio.

 

Ora che la campagna elettorale è finita, ora che i giochi sono ormai fatti, è bene sottolineare che anche questa volta il voto degli italiani residenti oltre confine ha mostrato tutte le sue falle: irregolarità più o meno gravi, possibilità di imbrogli facili, compravendita di voti e quant’altro. Per non parlare della solita disorganizzazione dei Consolati, oppure degli imprevisti come quello che riguarda lo sciopero delle Poste in Sud Africa, che causerà il mancato invio a Roma di migliaia e migliaia di schede votate.

 

In Parlamento giacciono proposte di modifica del meccanismo elettorale che regola il voto dei connazionali residenti all’estero: nessuno ha voluto fare nulla per migliorarlo, così come nessuno ha voluto modificare la legge elettorale italiana, il tanto odiato – ma a quanto pare, non dai segretari di partito – Porcellum. Noi, che da sempre di occupiamo di italiani nel mondo, lo ribadiamo ancora una volta, come del resto facciamo da tempo: la legge sul voto all’estero non va, non funziona, va cambiata. Sarebbe bastato questa volta chiedere ai connazionali di inserire nel plico la fotocopia di un proprio documento d’identità; sarebbe bastato poco. Forse non c’era tempo per farlo? Ebbene, da subito il nuovo governo si occupi di migliorare tutto ciò che non funziona per ciò che riguarda la legge Tremaglia: gli eletti all’estero, se vogliono essere credibili, spingano su questo argomento con ancor più forza di quanto abbiano fatto in passato. E lo facciano nei primi cento giorni, perché poi non si debba dire un domani “non c’è stato tempo per fare nulla”. I tempi della politica li conosciamo tutti, eterni: per questo, prima si agisce meglio è.

 

Diversi candidati – pensiamo all’On. Fabio Porta, Pd, o a Maria Garcia, PdL – e opinionisti in questi giorni hanno sottolineato l’importanza di rivedere il meccanismo con cui votano gli italiani nel mondo. Per noi, la soluzione migliore resta quella di un sistema misto, che comprende voto per corrispondenza (una volta creato il registro degli elettori, con l’inversione dell’opzione: se vuoi votare, devi comunicare di volerlo fare), voto nei seggi presso le istituzioni diplomatiche locali (o presso strutture autorizzate), voto elettronico. Ci piace più di ogni altra cosa la soluzione del voto elettronico: possibile che nell’era dei tablet e degli smartphone, del web banking, nel millennio della banda larga e della digitalizzazione, sia così difficile organizzare un voto attraverso il pc? Forza, si provveda al più presto, con l’augurio che sia l’ultima volta che gli italiani all’estero siano costretti a votare con una legge che in molti, in troppi ormai, definiscono una “legge truffa”. (Ricky Filosa)

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