Data odierna 23-10-2017

L’ideale che esprime il Cgie è buono, è positivo, è costruttivo: è l’idea di aiutare a crescere, sostenere, difendere le comunitá italiane nel mondo. Ma questa, se non è retorica,...

L’ideale che esprime il Cgie è buono, è positivo, è costruttivo: è l’idea di aiutare a crescere, sostenere, difendere le comunitá italiane nel mondo. Ma questa, se non è retorica, sono comunque soltanto buone intenzioni…’. Si è tenuta alcune settimane fa, nella sala Conferenze Internazionali della Farnesina, l’assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’estero. Una plenaria che il mondo dell’emigrazione attendeva con interesse: importantissimi gli argomenti all’ordine del giorno, fra i quali naturalmente il voto degli italiani nel mondo, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca che tanto fango hanno gettato addosso ai connazionali residenti oltre confine e a tutto ció che li riguarda.

Una plenaria, quindi, che prometteva finalmente bene: gli argomenti sul tavolo della discussione, secondo il programma, erano davvero interessanti. Peccato, peró, che come al solito il Cgie non abbia voluto smentire se stesso. E cosí, ancora una volta, il Consiglio non ha fatto altro che sprecare l’ennesima occasione di confronto.

All’inizio della prima giornata dei lavori, quando il sottosegretario agli Esteri con delega agli Italiani nel Mondo, Alfredo Mantica, ha iniziato il suo intervento, la stragrande maggioranza dei consiglieri si è alzata e ha abbandonato la sala, lasciando Mantica – che in quell’occasione rappresentava il governo – a parlare da solo. Una mancanza di rispetto incredibile nei confronti del sottosegretario: una scelta, quella del muro contro muro, che di certo non aiuta nessuno. Vale la pena fare questo? E’ questa la battaglia a favore degli italiani nel mondo? Come il Cgie puó permettersi di ignorare il suo interlocutore, se vuole davvero partecipare?

Amici miei, l’ideale che esprime il Cgie è buono, è positivo, è costruttivo: è l’idea di aiutare a crescere, sostenere, difendere le comunitá italiane nel mondo. Ma questa, se non è retorica, sono comunque soltanto buone intenzioni. La veritá è che ogni membro del Cgie ha il suo tornaconto personale: e non stiamo parlando dei due spiccioli di diaria o del viaggio gratis a Roma, che pure rappresentano dei costi e se questi costi non portano risultati, diventano sprechi; stiamo parlando, invece, del vantaggio che, per molti, rappresenta sedere all’interno del Cgie. I consiglieri, infatti, sono bene o male tutti in conflitto d’interesse: dando pubblicamente l’immagine di difendere gli italiani nel mondo, difendono invece il loro portafoglio. Lí, bene o male, acchiappano tutti quattrini dallo Stato: c’è chi si occupa di corsi di formazione, chi di corsi di lingua e cultura italiana, chi di patronati e sindacati… E poi c’è quello che deve avere i soldi per il suo giornaletto, c’è quell’altro che ha interessi legati al mondo delle Regioni, e c’è anche chi ammette candidamente: “Ma io al Cgie ci sto per ammazzare il tempo, per non stare a casa seduto in poltrona di fronte alla tv…”.  Un Cgie maschilista che si riempie la bocca parlando di quanto sia importante dare spazio anche alle donne, ma che poi mette in difficoltá il vicepresidente della Camera,  Rosy Bindi, che, guardando l’assemblea, capisce con una rapida occhiata che il Cgie è maschio per definizione; un Consiglio che parla di giovani e che ai giovani dá la Conferenza Mondiale, dimenticandosi peró di seguirli nel tempo, e guardando in ogni caso alle nuove generazioni come se fosse un dovere dettato dal “politicamente corretto”, ma nel quale i cosiddetti saggi – per non dire gli anziani – non credono fino in fondo. Perché per fare spazio a donne o giovani, qualcuno di loro dovrebbe farsi da parte. E la poltrona piace a tutti. “Gli italiani nel mondo protestano contro i tagli del governo”: questo il titolo del servizio che il Tg3 – e solo il Tg3 – ha dedicato alla Plenaria; un servizio in cui correvano le immagini di una sala conferenze pressoché vuota, perché il Cgie aveva voltato le spalle a Mantica. Questo il messaggio che dá ogni volta il Cgie: Mantica non ha le capacitá per gestire l’emigrazione, chiediamo la sua testa subito, si dimetta. Questo l’unico vero risultato di ogni plenaria. Che noia, ragazzi, che pena! Che amarezza, se pensiamo che i consiglieri del centrodestra non hanno la forza di guadagnare terreno all’interno del Consiglio. A sinistra non farebbero la stessa cosa. A sinistra mica perdono tempo in minchiate: prima pensano a controllare il gioco, e poi ti danno una pacca sulla spalla e ti dicono “dai, gioca pure tu”. Scandaloso!

A me questo Cgie non piace: non piace perchè è colore rosso fuoco; non mi piace perchè è vecchio e stanco; non mi piace perchè non porta risultati concreti, perchè costa – poco o tanto, chissenefrega, costa e basta – e perchè se gli italiani all’estero sapessero come funzionano davvero le cose lí dentro, sarebbero i primi a chiedere, per favore, di fare chiudere i battenti al Consiglio Generale e di permettere ai suoi membri di poter riposare a casa loro, in pantofole, comodamente seduti davanti alla tv.

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