Data odierna 21-09-2017

Di Gianfranco Fini ci tornano alla mente le parole più deliranti, quando ha detto che gli immigrati in Italia si sentono più italiani dei figli e dei nipoti degli italiani all’estero. Giudicate...

Di Gianfranco Fini ci tornano alla mente le parole più deliranti, quando ha detto che gli immigrati in Italia si sentono più italiani dei figli e dei nipoti degli italiani all’estero. Giudicate voi. E poi, il caso Di Girolamo non si puó dimenticare. ‘Nic er fattura’ era un uomo di An.

Che succede nel PdL? A strappo avvenuto, cerchiamo di analizzare un pó la situazione, ancora in continuo sviluppo.

L’On. Aldo Di Biagio è passato definitivamente con il gruppo “Futuro e Libertá” di Gianfranco Fini. Non è un falco, non è un colonnello, ma c’è poco da illudersi: certamente agirá nel solco della strategia finiana, che è fatta di vendetta e di livore.

Di Biagio, per ora, è il responsabile del dipartimento Italiani nel Mondo del partito. Nessun annuncio di dimissioni, tanto per non smentire lo stile del suo padre padrone. Dignitá, orgoglio di parte? Macché! Qui ci teniamo le poltrone e dall’interno lavoriamo per logorare il nemico. Deve essere stato questo l’ordine di scuderia, non abbiamo dubbi. Fini dice che “ha le idee chiarissime” per tenerci sulle spine e intanto guadagnare terreno dopo il tradimento. Gli rispondiamo a stretto giro di posta che anche noi abbiamo le idee chiarissime: su di lui e sui suoi quattro bodyguard.

I giornali schierati si sono giá lanciati all’assalto dei gossip più succulenti per far cadere i frondisti nella stessa rete che hanno teso, ma  il Paese disorientato vede con tristezza avvicinarsi l’ennesima campagna elettorale (prova ne sia la fretta con cui la Rai programma il ritorno dei cosiddetti talkshow di approfondimento, cioè quelli delle sceneggiate antiberlusconiane!).

Comunque vada, il sogno di un governo finalmente stabile e riformatore, i progetti di un premier confermatosi vincente nonostante la guerriglia continua anche nelle ultime prove di voto, si sono infranti dinanzi a una realtá che dovrá fare i conti con i numeri e i soliti  franchi tiratori. Riusciremo a non soccombere all’odio che si scatenerá da tutti i fronti?

Perfino Casini, solitamente moderato, nella speranza di riprendere fiato con le sue proposte surreali, ha assunto toni da apocalisse e si è sentito in dovere di prendere le distanze non solo dal governo, ma proprio dal Cavaliere in persona. Che pena, questi novelli narcisi bramosi di potere!

Che succederá? In un sussulto di pudore, Di Biagio capirá che deve lasciare il suo posto? che per un onorevole, nomen omen, l’onore personale conta ancora qualcosa? Nonostante tutto, preferiremmo tornare al voto, per mandare a casa quei soldatini di stagno che si sono venduti a Fini.

La stragrande maggioranza degli italiani all’estero sta con Silvio Berlusconi. S’e’ visto ad ogni elezione: nel 2006, An all’estero ha conquistato un solo deputato. Nel 2008, se non ci fosse stato il partito unico, sarebbe stata dura per gli ex aennini.

Di Gianfranco Fini ci tornano alla mente le parole più deliranti, quando ha detto che gli immigrati in Italia si sentono più italiani dei figli e dei nipoti degli italiani all’estero. Giudicate voi.

Non solo. Ce lo ricordiamo tutti il caso di Nicola Di Girolamo, l’ex senatore dietro le sbarre perchè accusato di essere arrivato a Palazzo Madama con i voti della ‘ndrangheta: ebbene, “era un uomo di An”, come ha detto fin da subito il Cavaliere: “io non ne so niente”. Molto ne sapevano gli uomini di Alleanza Nazionale, invece: e quando i giornalisti hanno chiesto spiegazioni a Maurizio Gasparri, “dovete chiedere a Zacchera, è lui che si occupava delle candidature estere”. Giá, Marco Zacchera, per anni responsabile del dipartimento Estero di An, oggi deputato PdL, sindaco di Verbania e presidente del Comitato per le questioni degli italiani nel mondo alla Camera dei Deputati. E’ stato lui a inserire il nome di Di Girolamo in lista: e a Zacchera, Di Girolamo era stato presentato da tale Stefano Andrini; quell’Andrini che arriva da movimenti di estrema destra. Molto conosciuto il suo nome a Roma: pochi mesi dopo l’elezione di Gianni Alemanno a sindaco di Roma, Andrini è stato nominato amministratore delegato dell’Ama di Roma; incarico da cui ha dovuto dimettersi, dopo lo scandalo Fastweb e il caso Di Girolamo.

Insomma, se togliamo la battaglia di Mirko Tremaglia durata una vita a favore degli italiani nel mondo, dalle parti di Gianfranco Fini e di An per gli italiani nel mondo sono arrivati solo dei guai.

Ma Gianfranco Fini, quando parla di “questione morale” e “partito della legalitá”, non pensa mai al caso Di Girolamo? Ci sarebbe qualche milione di italiani all’estero, e non solo, in attesa di risposte chiare e convincenti. Di Girolamo, ovvero “Nick er fattura”, “lo schiavo”, senza certi appoggi politici legati al partito di Fini, in lista non ci sarebbe nemmeno entrato.

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