Data odierna 22-09-2017

“Attenzione! Anche se qualche volta può capitare che, nella fretta di chiudere, una notizia sia pubblicata due volte, questo fondo non è lo stesso della settimana scorsa, anche se il titolo...

“Attenzione! Anche se qualche volta può capitare che, nella fretta di chiudere, una notizia sia pubblicata due volte, questo fondo non è lo stesso della settimana scorsa, anche se il titolo è quasi uguale”. A puntualizzarlo subito ai propri lettori è Marco Basti che apre così il suo editoriale al nuovo numero del settimanale Tribuna Italiana, dedicato non ai recente referendum con tutte le polemiche sul voto all’estero che hanno portato con sé, bensì alla condizione attuale degli italiani all’estero e all’ultimo “attacco” loro rivolto da Sergio Romano sul Corriere.

Riportiamo di seguito il testo inegrale dell’articolo.

“”Il nostro voto, da determinante a inesistente”, titolavamo la settimana scorsa l’editoriale sulla partecipazione degli italiani all’estero al referendum di dieci giorni fa. Infatti, se fino a poche ore prima della consultazione referendaria, media e politici temevano che il nostro voto scatenasse il caos nell’eventualità che esso fosse determinante per il raggiungimento del quorum e dell’eventuale risultato, superato tale referendum, i numeri della nostra partecipazione diventavano indifferenti e indifferente tornava ad essere l’interesse di mezzi di informazione e mondo politico nei nostri confronti.

Il titolo della presente riflessione, invece, si riferisce non già al nostro voto, ma a noi stessi, comunità italiane all’estero e ha lo spunto dalla risposta che lunedì scorso ha dato Sergio Romano ad una lettrice del Corriere della Sera. Il prof. Romano è il responsable della rubrica “lettere al Corriere”, è uno degli editorialisti del quotidiano di via Solferino ed è un ambasciatore in pensione, nonché saggista e storico molto apprezzato.

Nella sua risposta ribadisce la posizione manifestata in molte altre occasioni, in tante altre risposte e articoli. Una posizione contraria al voto degli italiani all’estero che tra le grandi firme del Corriere della Sera è condivisa da Giovanni Sartori o da Pier Luigi Battisti, firme importanti che, chiaramente, rispecchiano la posizione del Corsera sul nostro voto.

Romano però, nell’ultima risposta, agli argomenti già noti contrari al voto degli italiani all’estero (non conoscono la realtà italiana, non pagano le tasse in Italia, sono fedeli ai Paesi di accoglienza prima che all’Italia, le eventuali conseguenze negative del loro voto non ricade su loro), sui quali abbiamo parlato in altre occasioni, aggiunge un altro punto, sul quale vogliamo soffermarci.

“La legge Tremaglia (dal nome del parlamentare di Alleanza Nazionale che la volle fermamente) ha un peccato d’origine. Riflette la convinzione che esista una “Italia fuori d’Italia”, prolungamento della nazione nel mondo, composta da uomini e donne che hanno mantenuto uno stretto rapporto con la madrepatria e partecipano fedelmente, nonostante la distanza, alla vita della nazione. Non è vero”, scrive Romano. Perché non ci siano dubbi, aggiunge più avanti: “Il miglior modo per uscire da questa imbrogliata vicenda è quello di rinunciare all’ideologia dell’Italia fuori d’Italia”.

In altre parole, non si tratta soltanto di manifestare l’opposizione al nostro voto, ma direttamente viene disconosciuta la nostra esistenza come comunità legata all’Italia. Non è vero che ci sia “un’Italia fuori d’Italia”, sostiene Romano. Finiamola con questa ideologia – così la chiama – dell’Italia fuori d’Italia, insiste il giornalista ambasciatore. Quindi per Romano e per quanti la pensano come lui – che nei media e nella politica e nella cultura sono proprio tanti – non solo non dobbiamo votare, non solo non siamo una risorsa, ma nemmeno esistiamo, se solo siamo il frutto di una ideologia.

Al di là di quel che pensa Romano, che naturalmente non condividiamo in assoluto, dovremmo chiederci come mai siamo arrivati a questo punto. Come mai dopo battaglie decennali, non per il voto, ma culminate nel nostro voto, che era considerato lo strumento migliore per instaurare un dialogo proficuo tra l’Italia e i cittadini italiani residenti all’estero, siamo caduti così in basso nella considerazione di tanti opinion leader italiani, dei media, della politica.

Non si tratta di piangere, di lamentarci, di stracciarci le vesti, ma di ragionare su quel che abbiamo fatto che, evidentemente, a un certo punto è stato o sbagliato o insufficiente per contrastare “l’altra Italia”, quella cioè costituita da una schiera molto importante di persone e istituzioni che non volevano e non vogliono sapere niente di italiani all’estero.

Riflettere, non perché Romano ha ragione, ma per riuscire a capire come mai argomentazioni come quelle fatte da lui hanno trovato campo fertile in tanta parte della politica e della società italiana”.

Oppure condividila!

Notizie simili

Lascia un commento

Invia il commento