Data odierna 22-09-2017

Ormai all’estero i così detti “Italiani che vivono il Mondo”, come qualcuno amò definirci, cioè gli emigrati vecchi e nuovi con rispettivi discendenti, in questi ultimi anni si sono...

Ormai all’estero i così detti “Italiani che vivono il Mondo”, come qualcuno amò definirci, cioè gli emigrati vecchi e nuovi con rispettivi discendenti, in questi ultimi anni si sono già accorti di essere stati abbandonati dai governanti italiani: le pensioni Inps in regime internazionale sempre più difficili da ottenere e sempre più misere, pensioni il cui importo viene spesso ridotto senza alcuna spiegazione al beneficiario a dimostrazione dell’arroganza dell’Istituto previdenziale italiano nei confronti dei suoi pensionati emigrati che imbufaliti se la prendono poi con il personale degli uffici dei patronati operanti all’estero come ci informano i dirigenti dell’Ital-Uil; convenzioni bilaterali di sicurezza sociale con importanti Paesi di emigrazione che da anni ci si rifiuta di ratificare o di rinnovare; le tasse sull’abitazione in Italia diventate insopportabili; la tassa ovvero il balzello odioso sul passaporto di coloro che vanno all’estero per motivi di lavoro che colpisce ormai quasi tutti gli emigrati; i tagli all’assistenza ed ai corsi di lingua e cultura italiana; una rete consolare allo sfascio con servizi agli utenti (emigrati e turisti italiani) che per accedervi o poter parlare al telefono con un “umano”, in tanti casi, è come vincere ad un terno al lotto.
Istituzioni di rappresentanza democratica degli italiani all’estero, quali i Comites ed il Cgie, così faticosamente conquistati da tantissimi dirigenti dell’associazionismo della nostra emigrazione, che, oggi, questo governo sta facendo praticamente morire: rinviando per già due volte consecutive le elezioni per il rinnovo dei Comites e non permettendo al Cgie di funzionare, come peraltro prescrive la legge che lo ha istituito, tagliandogli il finanziamento ogni anno sempre di più.
Quello che continuava a resistere di positivo e molto apprezzato in emigrazione nei rapporti con l’Italia è stato fino ad ora il rapporto con le Regioni, specie con quelle storicamente più sensibili nei confronti dei loro conterranei all’estero: il sostegno all’associazionismo regionale, l’assistenza per gli emigrati anziani in stato di indigenza, i corsi di lingua, le tante iniziative culturali, i soggiorni in Italia di tantissimi giovani per imparare o migliorare le loro conoscenze della lingua e della cultura italiana affinché non perdano o rinsaldino loro legami con il Paese d’origine della famiglia.
Tutto questo, però, è ora evidentemente anche a rischio dopo i pesanti tagli dell’ultima manovra economica, predisposta dal Ministro Tremonti, ai trasferimenti finanziari dallo Stato alle Regioni. Tagli che nelle varie Regioni, non potranno non avere forti ripercussioni, oltre che nella sanità, nei trasporti e nella scuola, anche nei capitoli di spesa per le politiche migratorie. E, purtroppo, le prime avvisaglie si cominciano già ad intravedere stando a quanto riferiscono alcuni dirigenti dell’associazionismo regionale. Dopo di che gli italiani all’estero saranno veramente abbandonati a se stessi con la fine di un epoca gloriosa di riconoscimenti e di conquiste democratiche. Tutto questo con buona pace delle comunità italiane “che vivono il mondo” e, con molta probabilità, anche di quanti hanno fatto le loro fortune politiche ad ogni livello istituzionale con gli italiani all’estero più volte definiti (demagogicamente?) una risorsa per l’Italia!. (dino nardi*)
* Coordinatore UIM in Europa e consigliere CGIE

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