Data odierna 25-09-2017

«Sono necessarie iniziative volte a richiamare in Patria gli italiani emigrati all’estero mediante il consolidamento del legame affettivo familiare e la promozione del turismo nel nostro Paese» Gli...

«Sono necessarie iniziative volte a richiamare in Patria gli italiani emigrati all’estero mediante il consolidamento del legame affettivo familiare e la promozione del turismo nel nostro Paese»

Gli italiani che vivono all’estero amano l’Italia. Appena possono, tornano felicemente a visitare i luoghi di origine. Vogliono incontrare le persone che fanno parte della famiglia che diventa sempre più numerosa, generazione dopo generazione. Chi vive all’estero sa quanto è grande la gioia nel rivedere il paesaggio italiano e soprattutto i propri luoghi di origine. Siamo una nazione con uno sterminato patrimonio artistico e gli italiani emigrati ne sono fieri e apprezzano i sapori di cibi e bevande, di musica e poesie, di emozioni italiane insomma..

Nascono così dei progetti che sostengono il turismo di ritorno come quello lanciato da un imprenditore napoletano, Vincenzo Smiraglia, dalle colonne del nostro giornale, in cui si ipotizza il conferimento di un riconoscimento di benemerenza alla memoria degli italiani emigrati che nel secolo scorso hanno cercato fortuna all’estero dando anche lustro al nostro Paese; in tal modo si potrebbe incentivare il turismo di ritorno coinvolgendo i discendenti.

E’ un modo per incoraggiare le forme di comunicazione trasversali e di sostenere le legittime aspirazioni degli italiani all’estero che si sentono legati al Belpaese. Ne abbiamo parlato con un profondo conoscitore del mondo dell’emigrazione, già segretario generale del Cgie (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero), Franco Narducci, emigrato 40 anni fa in Svizzera ed eletto in Parlamento dagli italiani all’estero, attualmente Vicepresidente della Commissione Affari esteri della Camera dei Deputati e Presidente dell’Unaie (Unione nazionale associazioni di emigrazione ed immigrazione) che raggruppa il maggior numero di associazioni regionali legate agli italiani all’estero e che è entusiasta della interessante proposta di Vincenzo Smiraglia».

Onorevole Narducci quali sono le sue idee in merito al progetto, i punti di forza e le pratiche significative?

«L’idea è buona e deve essere coltivata in maniera da innescare un dibattito serio e proficuo per il paese e per le comunità italiane all’estero. Un titolo onorifico dedicato dallo Stato italiano ai suoi cittadini che si sono distinti all’estero per il loro lavoro e le loro capacità imprenditoriali, come è stato proposto, mi sembra una buona iniziativa perché riconosce l’ingegno e la laboriosità del popolo italiano anche in periodi di forti difficoltà economiche. In occasione delle celebrazioni del 150° dell’unità d’Italia è necessario trovare il modo affinché i nostri concittadini nel mondo vivano le celebrazioni come un momento forte di riscoperta del senso di appartenenza ad una comune identità culturale italiana, nella salvaguardia delle specificità locali che all’estero sono molto sentite. Gli emigrati italiani, già prima della proclamazione dell’unità d’Italia, hanno vissuto la propria condizione sociale e umana con un forte senso di appartenenza ad una identità ancorata ai valori culturali della madrepatria, come è testimoniato dalla presenza di numerose società di mutuo soccorso nate nei Paesi di emigrazione, in particolare dell’America Latina, nonché le scuole e gli ospedali italiani costruiti ovunque. Un patrimonio straordinario, che rischia di affievolirsi e che invece proprio in occasione del 150° occorre risvegliare anche attraverso un viaggio nella memoria per far vivere le radici del futuro e fare in modo che, ricordando i padri, i discendenti percepiscano anche attraverso momenti istituzionali, il loro legame con l’Italia».

In che modo?

«Immagino una medaglia per aver contribuito allo sviluppo del Paese, come del resto ha proposto Vincenzo Smiraglia, che possa essere assegnata da ogni comunità locale attraverso la rete delle “Pro loco” ed in collaborazione con la rete consolare e gli istituti italiani di cultura, nonché con gli organismi di rappresentanza e dell’associazionismo italiano operanti all’estero e in Italia a livello regionale. In tale occasione si potrebbe invitare in Italia un rappresentante della comunità emigrata con alcuni discendenti per ritirare la medaglia commemorativa ed attivare un circuito virtuoso in cui la riscoperta delle radici si lega alla promozione del territorio e, perché no, anche alla formazione, e qui penso all’apprendimento dell’italiano sul posto e alla riscoperta del nostro patrimonio culturale immateriale. Purtroppo non tutti hanno la possibilità economica di affrontare il viaggio pertanto secondo me è importante trovare il modo per rendere possibile il soggiorno degli emigrati – molti non hanno case di proprietà e questo scoraggia il rientro – ipotizzando convenzioni con alberghi, compresi quelli diffusi sul territorio, o anche sistemazione in famiglie come avviene in Gran Bretagna, promuovendo così anche il dialogo. Inoltre andrebbe incentivato il rientro con contributi economici per le spese di viaggio attivando anche le risorse delle autonomie locali. Spesso le motivazioni forti per il rientro sono le feste religiose e patronali, che creano un solido legame con le «radici». Si potrebbe ipotizzare un coinvolgimento diretto con i percorsi dell’agriturismo in tutte le sue variazioni, ed attivare, nei territori, un circuito sinergico di cittadini, ricercatori, associazionismo ed enti locali che sappia riproporre sapori antichi attraverso la riscoperta di ricette tradizionali per immergersi pienamente nell’atmosfera del passato. Ciò significa anche presidiare il territorio, permettendo che il turista possa godere sia del paesaggio che del ricco patrimonio enogastronomico tradizionale locale. Inoltre sarebbe importante organizzare incontri e manifestazioni in Italia, per far conoscere la nostra cultura e il nostro lavoro, partendo da attività che le nostre aziende svolgono nei Paesi dove vivono gli italiani emigrati. Mettere quindi in contatto gli italiani all’estero con gli italiani che vivono in Italia e nel contempo dare risalto alla nostra economia e al nostro turismo. Perché è giusto ricordare il passato ma è altrettanto giusto e doveroso, per un Paese, riconoscere le sue eccellenze produttive attuali».

Lei descrive un progetto lungimirante, sulla base di quello che ha proposto l’imprenditore napoletano Smiraglia…

«Gli italiani all’estero amano l’Italia ma a volte con la malinconia di uno che guarda indietro; ecco, noi dobbiamo riuscire a trasformare la malinconia, ove sia presente, in entusiasmo ed avviare una grande opera di promozione sinergica del nostro patrimonio culturale nel mondo anche sfruttando la rete degli italiani nel mondo, una rete di collegamento importantissima per un Paese che si è attestato tra le maggiori potenze economiche globali. Tale rete è una risorsa che va valorizzata maggiormente anche attraverso adeguate riforme, come quelle che ho proposto in Parlamento concernenti la riforma degli Istituti Italiani di Cultura all’estero o la legge per la promozione dell’associazionismo sociale anche all’estero oltre a quella sulla riforma della cosiddetta legge 153/’71, concernente interventi di formazione linguistica e culturale in favore dei cittadini italiani e dei loro congiunti e discendenti residenti all’estero, nonché per la promozione e la diffusione della lingua italiana nel mondo. Con queste proposte, infatti, ho cercato di venire incontro alle mutate condizioni dell’emigrazione italiana e alla necessità di un piano di offerta formativa che si inserisca nei processi di globalizzazione culturale ed economica in maniera efficace. Ritengo inoltre funzionale al processo che ho descritto l’istituzione di borse di studio, per i figli degli italiani all’estero, atte a garantire l’apprendimento dell’italiano nei luoghi di origine rilasciando loro una certificazione linguistica di qualità».

Come giudica la situazione attuale in merito alle politiche tese a favorire la conoscenza dei luoghi di origine degli italiani nel mondo?

«Le iniziative messe attualmente in campo e quelle ancora da intraprendere, vanno senza dubbio irrobustite attraverso la generazione di un maggiore impulso al richiamo in Patria, mediante il consolidamento del legame affettivo familiare tra essa e coloro che hanno scelto l’emigrazione per un miglioramento delle condizioni economiche e professionali. Inoltre, bisogna tenere conto del fatto che quando oggi parliamo di emigrati, spesso ci volgiamo alla seconda terza o quarta generazione, pertanto il ritorno in Italia di questi soggetti, di frequente, più che un ritorno è una prima volta. A volte si tratta di un dovere, l’occasione per visitare il luogo dove riposano i genitori o altri membri della famiglia, dunque per ristabilire il contatto con le proprie origini. In questa direzione, fondamentale sarebbe esaltare le peculiarità regionali, addirittura i sapori e gli odori di una terra di cui, coloro che l’hanno amata molto e purtroppo l’hanno dovuta abbandonare, non avranno mancato di magnificarla ai propri discendenti. Ritengo che per perseguire tali risultati, sarebbe fondamentale rafforzare gli interventi formativi a tutti i livelli, sia riqualificando gli Istituti Superiori per il Turismo, che implementando la formazione turistica a livello universitario, che purtroppo in Italia è una realtà recente. Inoltre, al potenziamento formativo dovrebbe necessariamente fare seguito una riorganizzazione del sistema turistico territoriale, in modo tale da giungere ad un’azione di co-promozione dei propri siti ma anche dei propri prodotti enogastronomici».

Oppure condividila!

Piaciuta la notizia? Forse ti può interessare..

Lascia un commento

Invia il commento