Data odierna 20-09-2017

L’intervista di Maria Bernasconi di L’altraitalia a Elio Carozza, sulle motivazioni che l’hanno spinto ad accettare la candidatura al Senato Pensando all’importante funzione che...

Guarda le immagini Intervista a Elio Carozza, candidato al Senato nella Circoscrizione Europa

Intervista a Elio Carozza, candidato al Senato nella Circoscrizione Europa

L’intervista di Maria Bernasconi di L’altraitalia a Elio Carozza, sulle motivazioni che l’hanno spinto ad accettare la candidatura al Senato

Pensando all’importante funzione che lei attualmente svolge al Parlamento Europeo ed al suo incarico di segretario del CGIE, quali sono le motivazioni che l’hanno spinta ad accettare la candidatura al Senato?

Nel chiarire le ragioni che mi hanno indotto ad accettare un impegno elettorale diretto alla responsabilitá decennale di Segretario generale del Consiglio degli italiani all’estero, non posso che fare riferimento al mio passato di italiano all’estero ed alla mia esperienza lavorativa e di associazionismo nelle diverse forme presenti sul territorio in cui ho vissuto.

Nello specifico, faccio riferimento da un lato al mio lavoro presso le istituzioni europee, e dall’altro alla vita associativa nelle sue diverse espressioni quali il COASCIT di Bruxelles/Limburgo, il Comites di Bruxelles e il CGIE.

Sia nella vita della comunitá italiana in Belgio, sia nell’attivitá degli organismi di rappresentanza, non c’é problema sociale, culturale e generazionale degli italiani in Europa e nel mondo che non abbia dovuto conoscere ed affrontare.
Il volontariato e l’attivitá di rappresentanza, pur indispensabili, da soli non bastano senza una coerente e leale azione politica e parlamentare.

Per questo ho ritenuto doveroso accettare la candidatura al Senato della Repubblica per completare e rendere più incisivo il mio trentennale impegno anche di volontariato, nella convinzione che la politica debba essere veramente servizio e passione.
Lo faccio nelle liste del Partito Democratico, anche in questo caso con un atto di coerenza, essendo questa la collocazione politica in cui mi riconosco da sempre; l’obiettivo sará quindi di valutare insieme le gravi necessitá del presente e ritrovare una strada costruttiva per il domani.

Ritiene che diciotto parlamentari eletti all’estero possano davvero essere incisivi nelle scelte del futuro Governo?

É del tutto illusorio pensare che 18 parlamentari, da soli, possano incidere in maniera rilevante ed efficace nelle decisioni di un Governo.
La rappresentanza, difatti, si rende efficace esclusivamente nel momento in cui poggi le sue fondamenta su di un forte legame col territorio e sull’utilizzo di canali territoriali a più livelli, cosí da rendersi sintesi di istanze particolari su tematiche generali.
Mi riferisco con più precisione alla necessitá di un dialogo costante e produttivo tra le rappresentanze ed il territorio: questo, a livello mondiale, puó avvenire esclusivamente attraverso una collaborazione tra gli organi e le istituzioni, previste dalla legge, volte alla tutela degli italiani all’estero.
Proprio a questo fine, il legislatore ha previsto fin dagli anni ’80 una tale rappresentanza a partire dalla rete associativa – con un legame forte col territorio – di tutti i colori, fini ed in tutte le sue forme.
Ha creato pertanto i Comites, come rappresentanza istituzionalizzata degli italiani all’estero inseriti in realtá territoriali specifiche e ben delimitate. Tali soggetti, in quanto organismi riconosciuti istituzionalmente, hanno potuto dare vita ad un dialogo ufficiale con le rappresentanze consolari e diplomatiche, al fine di migliorare l’integrazione dei nostri connazionali all’estero e mantenere forte il legame con il Paese d’origine.
Essendo i Comites espressione di interessi locali, si é resa necessaria nel tempo l’individuazione di un organismo di sintesi quale il CGIE. La sintesi operata dal CGIE ha portato realtá particolari a livello Paese, creando quindi un sistema di canalizzazione di istanze a piramide che trova la sua massima formulazione globale nell’azione del CGIE stesso.
In quanto massima espressione delle istanze degli italiani all’estero, il CGIE diviene interlocutore diretto delle istituzioni previste dalla Costituzione italiana a qualsiasi livello si ritenga necessario: nazionale, regionale e locale.
Questa forma di istituzionalizzazione delle forme rappresentative ed associative degli italiani all’estero si completa con la presenza in Parlamento di una rappresentanza per 18 parlamentari.
La rappresentanza degli italiani all’estero si configura cosí in un triangolo istituzionale formato da Comites, CGIE e rappresentanti parlamentari, ciascuno con le proprie caratteristiche, compiti e ruoli.
Tale trittico diventa efficace ed efficiente esclusivamente se ciascuno degli attori che ne fa parte si impegna a raccogliere le istanze dal basso, coordinando la propria azione assieme a quella degli altri organismi previsti.
É dunque impensabile che 18 parlamentari eletti in rappresentanza di un territorio vasto come l’intero globo possano, da soli, avere la forza politica e sostanziale di farsi portavoce delle necessitá di tutti gli italiani all’estero.

Prima il rinvio del rinnovo dei Comites, poi la soppressione dei capitoli di spesa dalla spending review per il loro rinnovo, così come quello del CGIE, non le fa pensare che vi sia l’intenzione di eliminare le Circoscrizioni estere?

Tenendo presente l’interconnessione delle tre forme di rappresentanza degli italiani all’estero precedentemente citate (Comites, CGIE e rappresentanti parlamentari) risulta evidente che un attacco diretto ad una delle tre indebolisca inevitabilmente tutta l’azione e l’efficacia del sistema di rappresentanza degli italiani all’estero.
Tale attacco é stato portato avanti dall’azione del Governo di centro destra presieduto da Silvio Berlusconi, che ha tentanto di indebolire il CGIE ed i Comites attraverso forme di proposta di legge approvate in Senato e poi rigettate alla Camera. Il fallimento di tali proposte si deve all’azione congiunta di CGIE e Comites che, supportati dalla rete associativa degli italiani all’estero, sono riusciti ad affossare l’iniziativa legislativa bloccando definitivamente il progetto.
L’intenzione che muoveva l’azione del governo, nella figura del sottosegretario Mantica e nell’indifferenza totale dell’allora Ministro degli Esteri Frattini – ricordo che tra gli incarichi del Ministro degli Esteri figura la presidenza dei CGIE – era proprio quella di svuotare le rappresentanze di base dei Comites e del CGIE indebolendo ed isolando difatti i 18 eletti in seno al Parlamento, svuotando di significato la loro azione e rendendone frustrante qualunque tipo di iniziativa.
Sembra quasi paradossale che, nel momento in cui veniva prevista per la prima volta, per legge, l’elezione diretta di rappresentanti parlamentari degli italiani all’estero, si procedesse al contempo al tentativo di smantellamento di strutture nate e sviluppatesi a seguito di lotte e conquiste maturate in 40 anni.
Nello stesso momento storico si inserisce la parentesi biennale del governo Prodi che ebbe invece il merito di riconoscere e tentare di valorizzare il ruolo del Comites e del CGIE mettendo in piedi un nuovo cantiere con aspettative ed investimenti superiori al passato, soprattutto legati a problematiche quali la diffusione della lingua e cultura italiana, l’assistenza diretta e indiretta ai connazionali che vivevano in condizioni disagiate, nonché all’attenzione data al ruolo degli operatori di patronato e sindacali.
Sebbene un’analisi superficiale potrebbe far pensare che non vi sia bisogno di politiche inerenti gli italiani all’estero in quanto a lingua e cultura, assistenza e servizi consolari e in particolare la rappresentanza di base (CGIE – Comites), risulta invece necessario rafforzare il ruolo di tali organismi sul territorio.
É difatti la sintesi tra reti orizzontali – singoli/territorio – e reti verticali – istituzioni/territorio – l’essenza stessa del principio democratico alla base della nostra Costituzione.
É necessario quindi che tanto i Comites quanto il CGIE acquisiscano più forza al fine di guardare ai cambiamenti sostanziali avvenuti alla comunitá italiana nel mondo, ed aumentare il legame tra i diversi livelli d’azione.
É inevitabile che da soli 18 parlamentari non possano essere collettori e portatori di tutte le istanze che toccano la vita degli italiani all’estero. Tale ruolo puó e deve essere svolto in collaborazione stretta con i Comites e CGIE.

Quali sono gli obiettivi che vorrebbe raggiungere e le battaglie che lei porterà avanti se dovesse essere confermato al Senato?

Il mio progetto si basa su di una solida attivitá trentennale fatta di vita associativa, volontariato, ed incarichi istituzionali. Durante le mie attivitá non ci sono stati problemi sociali, culturali e generazionali che non abbia dovuto affrontare. É da questo bagaglio di esperienze che muove i passi il mio programma:

per l’Italia:

 risanare con giustizia sociale,
 fare del lavoro, soprattutto dei giovani, il cuore di una nuova crescita;
 sostenere coloro che sono in difficoltà;
 ridare dignità all’immagine dell’Italia nel mondo, renderla dinamica e competitiva, più “uguale” rispetto ai partner europei;
per gli italiani all’estero:

 Rilanciare e valorizzare le comunità italiane all’estero come una grande risorsa, soprattutto in questo momento di difficoltá del Paese;
 Promozione e valorizzazione della lingua e cultura italiana come scelta strategica per l’internazionalizzazione dell’Italia;
 Far ” vivere” i diritti di cittadinanza europea e contribuire alla crescita della coscienza europea;
 Aprire strade innovative per i giovani discendenti degli italiani all’estero e per i nuovi” migranti” che lasciano l’Italia per ragioni di lavoro.
Ritengo che sia poi necessario portare più Europa in Italia e più Italia in Europa.
Sará necessario costruire una nuova immagine del nostro Paese portando al governo un leader affidabile ed una classe dirigente seria collegata alle grandi forze europee ed attiva in campo internazionale. Sará altresí necessario ampliando l’orizzonte del dibattito politico italiano alla luce delle migliori esperienze europee portando le migliori politiche Italiane in Europa e le migliori politiche Europee in Italia.
Lo scambio delle “migliori pratiche” a livello europeo uniformerebbe il raggio d’azione delle politiche messe in atto dai diversi Paesi che compongono l’Unione Europea creando uno spazio legislativo coerente, omogeneo e più efficiente.
Grande attenzione sará data ai giovani ed alle donne come centro di una nuova politica di occupazione e crescita, volta anche alla previsione di incentivi ed opportunitá che favoriscano il rientro dei “cervelli in fuga”.
Sará di riflesso importante valorizzare il ruolo chiave degli anziani favorendone un ruolo sempre attivo nella societá attraverso formazione permanente e reti comunicative nel Paese di residenza. Sará necessario quindi intervenire anche in merito alla semplificazione delle procedure per l’accertamenteo dell’esistenza in vita dei pensionati, all’efficienza ed accessibilitá dei servizi consolari, alla parificazione alla prima casa dell’abitazione in Italia, il sostegno del segretariato sociale assicurato dai patronati.
Infine il mio impegno, in linea con la proposta del PD, sará per il dimezzamento dei parlamentari, lo sfoltimento degli enti territoriali, la certificazione delle spese dei partiti, l’estrema sobrietá delle indennitá degli eletti, a tutti i livelli. Occorre abbattere i costi dell’inefficienza, del clientelismo, della corruzione e della pesante burocrazia che allontanano il nostro Paese dagli altri Paesi europei.

Cosa le sta più a cuore?

Dopo aver fatto volontariato per molti anni – più di 30 – resto fermamente convinto che la politica debba essere caratterizzata da servizio e passione, moralitá ed etica.

Noi Italiani in Europa abbiamo un serio e ricco bagaglio di esperienza che oggi, ancor di più, sono utili all’Italia per rialzarsi e riprendere a testa alta il suo onorato cammino.

Il rilancio, il rinnovamento e potenziamento degli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero, quali i Comites e CGIE, é un punto cardine di ció che intendo per effettiva partecipazione alla vita politica italiana, unico motore per un vero cambiamento all’interno di un progetto di lungo periodo.
É altresí importante promuovere lo sviluppo ed il rafforzamento della coscienza europea al fine di creare una rete unica di diritti sociali, civili, culturali e politici al fine di dare pienezza alla cittadinanza europea.

Spero che in molti si riconoscano nelle esperienze che ho vissuto tra gli Italiani all’estero e condividano le ragioni di una scelta che é soprattutto di servizio a sostegno della comunitá italiana in Europa e nel mondo.

La mia speranza é che il consenso elettorale sia il segnale di una rinnovata volontá di far valere i nostri diritti e di riprendere insieme un cammino di progresso.

Infine, pensa di poter essere più utile ai connazionali all’estero nel ruolo di Senatore della Repubblica italiana e non come Segretario del CGIE?

Riaffermo in maniera molto chiara che il ruolo del CGIE e del Segretario Generale sia senza alcun dubbio importantissimo e determinante per la salvaguardia dei diritti degli italiani all’estero. Sono dunque fiero ed orgoglioso del cammino percorso sino ad ora e delle iniziative portate avanti in quanto Segretario Generale del CGIE.

Ritengo peró che il ruolo di Segretario Generale e quello di Senatore non siano alternativi nel principio ma che, al contrario, siano complementari.
Difatti, pur essendo due cariche istituzionali differenti, sono destinate a vivere e rappresentare insieme gli interessi dei nostri connazionali all’estero.

Essendo stato partecipe di tutti i livelli associativi e di rappresentanza diretta, conosco la necessitá di far sintesi delle istanze che emergono dai vari territori affinché vengano ascoltate ed esaudite e non messe in secondo piano.

I 10 anni di ruolo attivo nel CGIE – anche come Segretario nella forma più alta – hanno rafforzato in me la convinzione dell’importanza che la rappresentanza abbia nel sistema istituzionale democratico italiano e perció ritengo che tale patrimonio possa permettermi di svolgere un buon lavoro da Senatore.

Biografia di Elio Carozza

Nel 1978, a 24 anni, si trasferisce in Belgio per lavorare prima presso l’Associazione europea di cooperazione, poi presso la Commissione Europea.
Dal 2002 lavora presso il Parlamento europeo ricoprendo attualmente l’incarico di Direttore delle risorse presso la Direzione generale della Presidenza.

Negli anni ‘80 vive l’esperienza del COASCIT (Comitato di assistenza scolastica italiano) di Bruxelles/Limburgo come consigliere e Presidente dell’organismo.

Dal 1986 partecipa alla vita del COMITES di Bruxelles. Dal 1999 entra a far parte del CGIE prima come Presidente della Commissione per i rapporti con le Regioni e poi come Vice segretario Generale per l’Europa e l’Africa del Nord, e dal 2006 come Segretario Generale.

Dal 2001 al dicembre 2012 é stato Presidente dell’INCA Belgio.

Da sempre impegnato nella difesa e nel progresso degli emigrati italiani all’estero e per l’integrazione delle nuove generazioni nelle realtá particolari in cui si trovano a vivere, nel 2013 acetta di candidarsi al Senato della Repubblica nella circoscrizione estero.

Oppure condividila!

Piaciuta la notizia? Forse ti può interessare..

Lascia un commento

Invia il commento