Data odierna 12-12-2017

Marco Fedi, Gianni Farina, ma soprattutto Claudio Micheloni. Sono i tre parlamentari eletti all’estero che hanno preso la parola oggi durante i lavori della plenaria del Cgie, alla Farnesina. Nel suo...

Intervento degli eletti all’estero durante i lavori della plenaria del CGIE

Marco Fedi, Gianni Farina, ma soprattutto Claudio Micheloni. Sono i tre parlamentari eletti all’estero che hanno preso la parola oggi durante i lavori della plenaria del Cgie, alla Farnesina.
Nel suo intervento Fedi ha voluto affidare ai consiglieri alcune riflessioni di carattere politico, invitando il Cgie ad affrontare con più coraggio una “fase di profonda innovazione”. “Noi agiamo in parlamento, il Cgie però dovrebbe essere sempre un passo più avanti di tutti noi”.
“Questo è il momento in cui ciascuno deve assumersi le sue responsabilità politiche” ha aggiunto Fedi, facendo riferimento alla legge elettorale e alla candidabilità senza residenza all’estero, con cui verrebbe meno il senso stesso della circoscrizione estero.
Micheloni è stato chiesto lo stato dei lavori legati alla legge di stabilità, ma nessuno si sarebbe aspettato ciò che è successo. Il senatore ha in primo luogo illustrato gli emendamenti “sopravvissuti alla prima mattanza” in Aula: uno che assegna un fondo in acconto ai patronati; uno complessivo che assegna 1milione e mezzo di euro alla cultura, 400mila al Cgie, 100mila ai Comites, 600mila ai contrattisti nei Consolati, 400mila alle agenzie di informazione specializzate “fatte fuori” dal bando della Presidenza del Consiglio, 1 milione alla stampa e 2 milioni alle ccie; salvo anche un altro emendamento che autorizza il Maeci ad attuare il concorso per 150 funzionari. Ciò facendo ricorso, ha spiegato Micheloni, ad un finanziamento interno della Farnesina, “cosa che dovrebbe facilitarci”. Nulla da fare invece per l’emendamento che prevedeva l’aumento di 50 contrattisti. Non c’è stata in questo caso una “opposizione di merito”, ha chiarito il senatore, bensì una scelta obbligata, perchè “abbiamo dovuto eliminare qualcuno dei 4000 emendamenti” presentati ed ora scesi a 700.
In discussione oggi in Senato anche un altro emendamento sulla cittadinanza, tema che Micheloni ha “preso a cuore da tanti anni”, nonostante non interessi l’Europa.
“Tema portato sul tavolo da sempre dai parlamentari extraeuropei” ha ricordato Micheloni, che ha puntato sulla “valorizzazione il rispetto della nostra cittadinanza”. Si è scelto dunque “una minima conoscenza della lingua”, B1, “la più bassa”, e ci si è allineati alle regole europee, che prevedono la cittadinanza automatica sino a due generazioni, la cosiddetta “regola del nonno”, mentre andando oltre prevede la possibilità di richiedere la cittadinanza dopo la maggiore età entro 4 anni e aumentando la tassa da 300 a 400 euro.
Questo emendamento, “prodotto di anni di lavoro”, non ha trovato d’accordo tutti i colleghi di Micheloni, che oggi di fronte ad una attonita assemblea ha letto la mail dell’on. Fabio Porta al senatore Fausto Longo. Mail nella quale il primo avrebbe chiesto al secondo di impedire in qualche modo l’aumento della tassa, pena il rischio della loro non rielezione.
Micheloni ha citato anche il consigliere Norberto Lombardi tra i destinatari della mail; Lombardi è poi intervenuto, dissociandosi e difendendo l’operato del deputato Porta e criticando l’uso di “contatti e corrispondenze di natura personale in sede pubblica come base per esprimere valutazioni politiche”. E poi chiedendosi: “L’immagine conflittuale tra eletti all’estero a chi giova?”.
L’intervento di Micheloni è proseguito analizzando le criticità del voto all’estero – “Il codice a barre c’è già ma non è utilizzato. Piuttosto si dovrebbe introdurre l’inserimento di informazioni e dati che l’elettore deve compilare e firmare, mentre ora e solo in Italia chiunque può prendere il plico e votare” -, l’accordo fiscale sui frontalieri, la Brexit e l’impegno del Comitato del Senato anche in sede Ue, l’accordo tra Maeci e patronati, da realizzarsi in accordo con il Ministero del Lavoro, dopo la valutazione prevista e non – a parere del senatore – a tre mesi dalle elezioni.
Infine, la legge di riforma della rappresentanza: “avete scelto l’articolato, forse non era la scelta migliore ma l’avete fatta. Poco importa”, ha commentato Micheloni. “Importa quello che produce un organismo soprattutto se è consultivo” e “in 12 anni che sono in parlamento, non ho mai ricevuto dal Cgie un solo rapporto sulle comunità”: rapporto previsto dalla legge istitutiva.
“Tra qualche mese andrete a votare. Io vi rassicuro non sarò candidato”, ha annunciato Micheloni, “ma il voto è una responsabilità”, ha concluso il senatore. “Cari amici, buon futuro”.
Non semplice riprendere dopo queste parole. Gianni Farina però ha Invitato i consiglieri a non farsi dividere, perchè, ha detto, “più sarete divisi e meno conquisterete”.

(r.aronica\aise) 

Oppure condividila!

Piaciuta la notizia? Forse ti può interessare..

Lascia un commento

Invia il commento